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Esame di psichiatria

I disturbi alimentari

Definizione DSM V

Disturbi relativi ai comportamenti legati all’alimentazione, legati ad un alterato consumo di cibo che consegue in un danno fisico e psicosociale. Sono:

  • Anoressia nervosa
  • Bulimia
  • Disturbo da alimentazione incontrollata
  • Ruminamento
  • Pica

Perché si crea un disturbo alimentare?

  • Emotional eating, in risposta agli stati emotivi con l’idea che il cibo non faccia sentire le emozioni negative
  • Distorsione dell’immagine corporea
  • Problema dell’identità: identificazione di sé attraverso il controllo del peso e del corpo, autostima basata su questo.

Anoressia nervosa

Ne esistono due forme:

  • Con restrizioni
  • Con condotte di eliminazione/binge purging

Criteri

  • Difficoltà a mantenere il proprio peso corporeo coerente con l’età e il fisico.
  • È richiesta l’ospedalizzazione con un BMI inferiore a 14. Sotto i 18: rischio di amenorrea, calo del desiderio, depressione, problemi di pressione, alterazione dell’equilibrio elettrolitico;
  • Intensa paura di aumentare di peso anche se sottopeso.

L’anoressia nervosa è diversa dall’anoressia in quanto quest’ultima può essere causata anche da altre malattie e non da una condizione psicologica.

Conseguenze

  • Ridotta capacità di attenzione, ritiro dalla vita sociale, cibo nemico, comportamenti compulsivi, metabolismo rallentato, assottigliamento dei muscoli.

Bulimia nervosa

Criteri

  • Ricorrenti abbuffate seguite da condotte di compenso che devono verificarsi 2 volte a settimana per almeno 3 mesi
  • Autostima influenzata dal peso corporeo
  • Possibili problemi di ipopotassemia a causa del vomito

Differenza tra iperfagia e abbuffata: l’iperfagia significa mangiare molto senza senso di colpa. Differenza tra anoressica e bulimica: la bulimica è normopeso.

Disturbo da alimentazione incontrollata (DAI)

Criteri

  • Abbuffate senza condotte di compenso
  • Si tratta di persone in sovrappeso o obese
  • Mangiare molto in poco tempo, in solitudine, provando imbarazzo o senso di colpa se si tratta di abbuffata soggettiva.

Si parla di obesità con un BMI maggiore di 30, sopra i 25 siamo in sovrappeso. In generale nei disturbi alimentari si hanno convinzioni distorte rispetto a cibo, peso e corpo.

Fattori di rischio

  • Genetica
  • Tratti di personalità come il perfezionismo e l’impulsività
  • Eventi di vita. Neglect, abusi

Studio di Key: La denutrizione comporta in sé disturbi dell’umore come dimostrò lo studio effettuato sui militari che mangiavano meno di un terzo della loro razione di cibo giornaliera e, si notò che alla fine dell’esperimento avevano sviluppato disturbi psichici e calo della libido.

Disturbo dell’immagine corporea

Sovrastima costante della propria immagine.

Terapie per i disturbi alimentari

  • Farmaci poco funzionanti, ad eccezione del “Prozac” nel caso della bulimia, perché funziona sia da anti-compulsivo e antidepressivo.
  • Terapia nutrizionale
  • Terapia psicologica: terapia familiare nei bambini, cognitivo-comportamentale negli adulti.

Epidemiologia

  • 1% della popolazione ha un disturbo alimentare nella propria vita
  • Età di insorgenza precoce tra i 18 e i 20 anni, pericolosità nell’adolescenza per via dello sviluppo
  • Aumento di pazienti maschi
  • Alto rischio di ospedalizzazione
  • Disturbi psichiatrici con il più alto tasso di mortalità rispetto a tutti gli altri
  • Alta tendenza di cronicizzazione, facile ricaduta a causa della sfera psicologica
  • Tassi di guarigione al 50%
  • Pericolo fenomeno “crossing-over”: passaggio delle persone non guarite da una diagnosi ad un’altra.

I disturbi dell'umore

Definizione

Si verificano quando si ha un arresto della normale motricità dell’umore che rimane bloccato in una condizione di fissità non modificabile dalla successione degli eventi.

Depressione

Disturbo depressivo persistente (Distimia)

Disturbo bipolare (tipo I, tipo II, ciclotimia)

Infatti normalmente l’umore, cioè la tonalità affettivo-emotiva di base che modula l’intera esperienza dei soggetti, deve oscillare dall’euforia alla tristezza. Si ha patologia quando si fissa in uno stato.

Arresto in stato di euforia: mania/ipomania.

Arresto in stato di tristezza: depressione.

Depressione maggiore

Criteri DSM
Criterio A

5 sintomi tra questi 9, di cui obbligatoriamente il primo e/o il secondo, che perdurino per almeno 15 giorni:

  • Tristezza/pessimismo: mancanza di entusiasmo, il soggetto non ha speranza
  • Anedonia: incapacità di provare piacere in ogni ambito
  • Apatia: incapacità di provare sentimenti
  • Perdita di appetito e di peso
  • Stanchezza
  • Problemi di insonnia
  • Indecisione
  • Rallentamento motorio
  • Suicidio, idea di morte

Sintomi fisici

  • Insonnia
  • Rallentamento motorio, non ci sono espressioni
  • Calo della libido
  • Peggioramento mattutino
  • Perdita di peso
  • Stanchezza
Criterio B

I sintomi devono influire nella vita sociale

Criterio C

Non devono essere dati da uso di sostanze o altre malattie.

Nella depressione il tempo viene vissuto al passato, al contrario dei disturbi d’ansia dove si vive al futuro.

Teorie sulle cause della depressione

  • In seguito ad un evento accaduto nella vita di una persona (forma reattiva)
  • Cause endogene, senza motivi particolari.

Potrebbero anche verificarsi deliri, nei casi più gravi, congrui al tono dell’umore: di perdita, di rovina, di colpa e di autoaccusa.

Disturbo depressivo persistente (Distimia)

Criteri

Sintomi di intensità più lieve rispetto alla depressione maggiore, ma devono perdurare per almeno 2 anni.

Specificatori
  • Può avere anche caratteristiche atipiche come ad esempio l’appetito e l’ipersonnia
  • Caratteristiche melanconiche (anedonia)
  • Aspetti psicotici

Terapia per la depressione

  • Farmaci essenziali: antidepressivi, SSRI (vedi parte farmacologia). Terapia minima 6/8 mesi, a seconda dei casi può essere smessa.
  • Psicoterapia

Disturbo bipolare

Si tratta di un disturbo che sta tra la schizofrenia e la depressione. Dal DSM V è stato separato dai disturbi depressivi.

Principali tipi di disturbo bipolare
  • Di tipo I
  • Tipo II
  • Ciclotimia

Disturbo di tipo I

Criteri diagnostici
  • È sufficiente la presenza di un episodio maniacale, senza episodi depressivi, anche se è difficile che non si sia verificato un episodio depressivo. L’episodio maniacale può essere stato preceduto o seguito da uno ipomaniacale o depressivo.
  • È considerato più grave rispetto a quello di tipo II
  • Si possono avere sintomi psicotici
  • Ospedalizzazione

Episodio maniacale

Criterio A

Periodo distinto di umore persistentemente elevato, espanso o irritabile, con un aumento delle energie. Durata di almeno 7 giorni.

Criterio B

Durante il periodo maniacale devono verificarsi almeno 3 di questi 7 sintomi:

  1. Autostima ipertrofica (enorme)
  2. Diminuito senso di dormire
  3. Logorrea: fino all’insalata di parole
  4. Fuga delle idee
  5. Facile distraibilità
  6. Aumento delle attività finalizzate
  7. Coinvolgimenti in situazioni rischiose
Criterio C

Escludere condizioni mediche

Criterio D

Escludere uso di sostanze

Episodio ipomaniacale

Non è detto che il bipolarismo inizi con una fase maniacale, ma spesso si attraversano varie fasi per arrivarci, come ad esempio un episodio ipomaniacale.

Criterio A

Durata di almeno 4 giorni

Criterio B

Uguale a quello dell’episodio maniacale ma non si hanno sintomi psicotici

Dopo l’episodio ipomaniacale, il paziente può trovarsi in uno stato confusionale, prima di passare ad una fase depressiva.

Disturbo di tipo II

Criteri diagnostici

Episodio maniacale seguito da uno depressivo presente o passato.

Ciclotimia

Criterio A

Andamento cronico di almeno 2 anni, ci sono stati molti periodi di episodi maniacali o depressivi ma non sufficienti per fare diagnosi di tipo I o II.

Criterio B

Le due fasi sono sempre distinte. Se si hanno in contemporanea si parla di stato misto. Nel DSM V è stato risolto questo problema perché si parla di diagnosi di mania o depressione con caratteristiche miste.

Terapia per il bipolarismo

  • Antidepressivi sconsigliati perché c’è il rischio di creare una mania
  • Utilizzo di stabilizzanti dell’umore; Sali di litio, mix di anti-epilettici, anti-psicotici.
  • Possono essere utilizzati a basso dosaggio anche per tutta la vita.
  • Psicoterapia

Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)

Definizione

Disturbo caratterizzato da pensieri ossessivi associati a compulsioni che tentano di neutralizzare l’ossessione. Stimolo ossessione ansia compulsione riduzione dell’ansia. Questo meccanismo permette di ridurre l’ansia. È un disturbo che riduce molto la qualità della vita, danneggia la vita del paziente sotto tutti i punti di vista.

Classificazione dei DOC

  • DOC
  • Disturbo da accumulo
  • Disturbo da dismorfismo corporeo
  • Tricotillomania
  • Skin-picking
  • Disturbo da dismorfismo corporeo

Ossessioni

Si tratta di pensieri, immagini o impulsi:

  • Persistenti e ricorrenti
  • Intrusivi, imposti al campo di coscienza
  • Fastidiosi
  • Riconosciuti come prodotto della propria mente

La persona è egodistonica. L’ossessione viene raccontata perché si vede soltanto la compulsione. È diversa dall’idea prevalente perché quest’ultima è egosintonica.

Compulsioni

Sono diverse dagli impulsi perché significa non riuscire a smettere di fare qualcosa. È la persona stessa che si obbliga ad attuare la compulsione. Possono esistere anche compulsioni senza ossessioni ma in realtà l’ossessione ci deve essere stata.

Criteri

Devono essere comportamenti o pensieri:

  • Persistenti
  • Finalizzati a ridurre l’ansia, il disagio
  • Volontari

Problema dell’insight

Si intende la consapevolezza che la persona ha del problema. Può essere:

  • Buono: egodistonia. In questo caso si parla di DOC con ossessioni pure
  • Scarso
  • Assente: egosintonia

Va specificato se correlato da tic. Aspetti comuni a tutti è la conseguenza dell’evitamento: quando viene l’ansia dell’ossessione viene evitato il comportamento che causerebbe la compulsione.

Tipi di pensiero del paziente con DOC

  • Dubbi: viene utilizzato per scaricare una responsabilità intollerabile. Invalidante dal punto di vista comportamentale.
  • Pensiero magico/scaramantico: se viene pensata o detta una certa cosa, aumenta la possibilità che accada un evento negativo.
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Scienze mediche MED/25 Psichiatria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lore.to di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psichiatria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Castellini Giovanni.
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