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Diritto internazionale pubblico

Definizione e caratteristiche del diritto internazionale pubblico

Che cos'è il diritto internazionale pubblico? È quell'insieme di regole giuridiche che disciplina rapporti tra stati in quanto soggetti sovrani indipendenti. Vi sono tante altre regole che ritroviamo nelle relazioni internazionali che non sono regole giuridiche ma che sono "regole di cortesia" di cui non ci occupiamo. Le relazioni tra stati possono svilupparsi anche secondo modelli che non sono del diritto internazionale pubblico; uno stato può operare dal punto di vista del diritto privato, attività giuridica che rientra nell'ordinamento del singolo stato. Le organizzazioni internazionali (es. UE) si comportano come gli stati. Il diritto internazionale pubblico è quindi un ordinamento separato e distinto dagli ordinamenti dei singoli stati (principio di separazione). Questa separazione significa che hanno un fondamento di validità diverso; l'ordinamento della nostra comunità si fonda sulle leggi dello stato ed il fondamento ultimo del nostro stato è la Costituzione. L'ordinamento internazionale invece ha un proprio fondamento.

La comunità internazionale

Qual è la comunità di soggetti a cui queste regole si riferiscono? Le regole internazionali si riferiscono alla comunità internazionale. L'ordinamento della Repubblica italiana si rivolge a tutti coloro che rientrano nell'esercizio dei poteri sovrani dello stato, certamente a tutti coloro che si trovano fisicamente nello stato italiano. Uno stato non può liberamente esercitare poteri pubblicistici all'interno di un altro stato, occorrerà ottenere un'autorizzazione da parte dell'altro stato e ciò è disciplinato da accordi internazionali.

Che cos'è la comunità internazionale? È l'insieme dei soggetti destinatari delle norme dell'ordinamento internazionale, previste in trattati o consuetudinarie. Questi soggetti sono principalmente gli Stati, ma anche gli enti e i soggetti non statuali del diritto internazionale. Non abbiamo una definizione legislativa di "Stato". Notiamo che è una comunità numericamente minima: i membri delle Nazioni Unite sono 192, vi sono alcuni stati non riconosciuti dalla comunità internazionale, vi sono circa 15 territori non considerati stati; quindi abbiamo una comunità di poco meno di 200 Stati. Ciò comporta che nel diritto internazionale la prassi seguita dagli stati produce regole, a certe condizioni. Mentre nell'ordinamento interno la consuetudine ha un valore limitato, nell'ordinamento internazionale la consuetudine assume un ruolo fondamentale.

Dal 1945 con la nascita delle Nazioni Unite e il processo di decolonizzazione il numero degli stati della comunità internazionale è più che raddoppiato, ma molte regole consuetudinarie già esistenti prima sono state mantenute (formate da meno di 100 soggetti). I soggetti della comunità internazionale principali, gli Stati, sono soggetti sovrani ed indipendenti. Proprio perché la comunità ha un numero limitato si sono formate delle regole non scritte da tempi immemori. L'idea di "accordi" è risalente fin da quando esistono agglomerati umani urbanizzati (Trattato di pace tra Ramses II e il sovrano degli Ittiti di 3000 anni fa) ma ciò non è considerato diritto internazionale perché il soggetto che si impegna non è lo Stato in senso moderno.

La pace di Westfalia che ha chiuso la Guerra dei 30 anni afferma la sovranità e l'indipendenza dello Stato, può essere considerato il primo trattato internazionale. Gli Stati che formano la comunità internazionale sono formalmente allo stesso livello. Ciò che rileva per il diritto internazionale è il principio di effettività, cioè che lo Stato sia tale. Sul piano sostanziale (influenze geo-politiche) gli Stati sono completamente diversi tra loro. La comunità internazionale è una comunità orizzontale, che non ha un'autorità superiore come in uno Stato in cui vi è una struttura verticale.

Elementi caratteristici di uno Stato nel diritto internazionale

Quali sono gli elementi necessari per potere affermare che uno Stato è veramente tale per l'ordinamento internazionale? Le nozioni di Stato del diritto pubblico sono basate su un ordinamento interno e su norme fondamentali che si impongono sulla comunità. Ciò non avviene nell'ordinamento internazionale, non vi sono norme che alla presenza di determinate caratteristiche definiscono uno Stato. Le caratteristiche dello Stato dal punto di vista dell'ordinamento internazionale sono:

  • Sovranità esterna (indipendenza giuridica), si ha sovranità esterna quando l'ordinamento dello Stato non dipende da un altro ordinamento, non deve esservi una situazione per cui un'entità, pur formalmente costituita in forma di stato, non ha alcuna indipendenza dal punto di vista esecutivo (es. Repubblica Turca di Cipro del Nord e tutti i tipi di governi-fantoccio dipendenti totalmente da governi di altri Stati). Non è rilevante la forma di stato o la forma di governo, ma nemmeno le suddivisioni interne (stato regionale, federale, …).
  • Sovranità interna (controllo sulla comunità territoriale), dipende dalla presenza contestuale di tre elementi (governo, popolo e territorio). Per governo si intende un'organizzazione in grado di controllare la comunità territoriale. Il territorio è un'estensione, che può essere minima o sterminata. Con popolo ci riferiamo ai cittadini (è lo stato che con le sue regole che disciplina la cittadinanza). Questi elementi devono convivere per poter avere uno stato (principio di effettività), comunità nomadi hanno un popolo ma non hanno territorio o governi in esilio che non hanno territorio su cui esercitare le proprie prerogative non possono essere considerati Stato.

Non esiste una regola che impone i requisiti della soggettività internazionale, lo ricaviamo da un dato di prassi. Quegli enti membri della principale organizzazione internazionale esistente, l'ONU, sono considerati soggetti di diritto internazionale. Ricaviamo quindi la nozione da un dato di prassi.

Diritti umani e soggettività internazionale

Ormai da qualche decennio si discute anche di un altro aspetto: esistono dei valori fondamentali della comunità internazionale così importanti la cui violazione sistematica possa portare a ritenere che vengano esclusi dalla comunità internazionale? Esistono molti stati che violano continuamente i diritti fondamentali dell'uomo in misura massiccia. Il rispetto dei diritti dell'uomo costituisce condizione per l'attribuzione della soggettività internazionale? No, anche se la violazione dei diritti umani può avere delle implicazioni rilevanti (responsabilità internazionale dello stato). Vi sono però degli aspetti da tenere in considerazione:

  • È un dato di fatto che il rispetto dei diritti fondamentali viene sempre più frequentemente considerato condizione per accedere ad organizzazioni od enti sul piano internazionale (es. per presentare domanda di adesione all'UE bisogna necessariamente rispettare i diritti umani), per esempio l'atto finale della conferenza internazionale di Helsinki del 1975 (non è un trattato) stabilisce come vi sia un legame indissolubile tra essere soggetto del diritto internazionale (Stato) ed il rispetto dei diritti fondamentali; quando nel 1991 i paesi del blocco comunista fecero domanda per aderire alla Comunità europea si preoccupò di stabilire delle condizioni per aderire alla Comunità affidando il lavoro ad una commissione che ribadì il principio del rispetto dei diritti fondamentali.
  • Nell'ordinamento internazionale si va sempre più consolidando il principio per cui qualora uno stato violi in modo massiccio i diritti fondamentali scatti un obbligo di reazione da parte di tutti gli altri membri, non riconoscendo le azioni compiute con violazioni dei diritti fondamentali (es. annessioni territoriali come nel caso dell'apartheid del Sud Africa per attuare una politica di segregazione razziale).

Riconoscimento dello Stato

Che cos'è e che valore ha il riconoscimento dello Stato? Il riconoscimento è l'atto mediante il quale uno Stato ne riconosce un altro. Es. smembramento di un vecchio stato e formazione di nuovi Stati, che vengono riconosciuti dagli altri stati membri della comunità internazionale.

  • Il riconoscimento è un atto politico, uno Stato non è obbligato a riconoscere, può farlo, non farlo o negare un riconoscimento per ragioni politiche. Il non riconoscimento produce delle conseguenze, che restano però sul piano politico (non vi saranno accordi né missioni diplomatiche) ma non scalfiscono però il principio di fondo (se vi è l'effettività lo Stato è tale).
  • Il riconoscimento ha valore dichiarativo e non costitutivo, riconosce qualcosa che già esiste giuridicamente e non è posto in essere dall'atto stesso; esiste già una norma del diritto che alla presenza dell'effettività dell'ente ne riconosce l'entità statale.
  • Il riconoscimento è un atto unilaterale revocabile.
  • Il riconoscimento è requisito per la riconoscibilità dell'effettività, se uno stato non è riconosciuto diventa una sorta di "soggetto invisibile", è necessario creare delle relazioni con i nuovi stati che si vengono a creare perché le relazioni sono indice dell'effettività. È quindi vero che il riconoscimento ha un valore meramente dichiarativo ma più un ente beneficia del riconoscimento più ciò è indice della sua effettività. Il riconoscimento, come espressione dell'effettività, può diventare importante anche dal punto di vista dell'ordinamento interno degli altri stati. La nostra Cassazione penale si è occupata dell'effettività in relazione alle regole concernenti l'immunità di determinati soggetti, si vede che le regole internazionali valgono anche nel diritto interno (capi di stato e capi di governo non possono essere sottoposti a giudizio nei tribunali di altri stati, salvi i casi di gravi violazioni dei diritti internazionali).

Il riconoscimento è quindi un atto politico, avente effetti dichiarativi, che può contribuire a rafforzare nelle relazioni esterne l'effettività dell'ente e che conferma un dato fattuale. Vi sono numerosi fenomeni che hanno affinità con gli Stati ma che non lo sono.

Soggetti non statuali del diritto internazionale

La comunità internazionale è principalmente (non numericamente) costituita da Stati, considerati soggetti pieni che possono esercitare tutti i diritti. Gli Stati hanno le caratteristiche proprie della soggettività internazionale. L'essere soggetti pieni significa essere potenzialmente destinatari di tutte le norme internazionali. Soggetti non statuali dell'ordinamento internazionale includono:

  • Insorti, gruppo organizzato anche militarmente che in un dato momento si oppone al governo legittimo riconosciuto come tale e che assume un controllo stabile su una porzione di territorio; nel momento in cui si afferma questo controllo effettivo gli insorti assumono una certa soggettività internazionale, quindi potranno essere riconosciuti da altri stati e potranno diventare responsabili per la violazione di norme internazionali (es. genocidio). Gli insorti assumono il controllo di una comunità territoriale e devono sottostare alle norme internazionali.
  • Movimenti di liberazione nazionale, enti organizzati che agiscono nell'interesse di un popolo per assicurarne l'autodeterminazione. Ogni popolo ha il diritto, con libere elezioni, di determinare il proprio governo principio di autodeterminazione dei popoli del diritto internazionale. Questo diritto trova affermazione in tre casi: nel caso di dominazione straniera, di assoggettamento a governo coloniale e nel caso in cui lo stato territoriale violi in modo massiccio i diritti umani.
  • Santa Sede: è un soggetto di diritto internazionale, con tutte le sue attribuzioni proprie. Non è però uno Stato né membro delle Nazioni Unite (è membro osservatore permanente). È anche il governo dello Stato Città del Vaticano ma il soggetto internazionale è la Santa Sede in quanto ente esponenziale della Chiesa cattolica. Che la Santa Sede sia un soggetto di diritto internazionale nasce dal riconoscimento da parte della comunità internazionale. Nel 1870 con la breccia di Porta Pia lo Stato pontificio viene debellato (estinto) ma fin da subito tutte le potenze hanno affermato che la Santa Sede intratteneva relazioni internazionali (conclude accordi e concordati, accredita ed invia rappresentanti diplomatici). La Santa Sede è un unicum, nessuno ha mai negato la soggettività internazionale della Santa Sede. Anche una sentenza della Cassazione ricorda che la Santa Sede è sopravvissuta come soggetto internazionale alla debellatio dello Stato Pontificio con l'annessione di Roma al Regno d'Italia. La prassi ha consolidato un dato pacifico nella comunità internazionale.

Approfondimento sulla comunità internazionale

Abbiamo già definito il concetto di comunità internazionale e abbiamo visto che gli stati sono i principali protagonisti delle relazioni che caratterizzano la comunità internazionale. Possiamo evidenziare come, utilizzando una nozione più articolata, è possibile dire che la comunità internazionale è un insieme, una pluralità di stati, che però, in quanto comunità, non vivono isolati ma sviluppano tra loro delle relazioni e dei rapporti (che possono essere conflittuali, di solidarietà), possono condividere interessi comuni oppure possono ignorarsi, perché appartenenti ad aree geopolitiche completamente diverse. Comunque, la comunità internazionale è una comunità che genera relazioni e sulla base di esse si innestano tutte le considerazioni che attengono all'esistenza del diritto internazionale e alla sua evoluzione.

La comunità internazionale può essere individuata sulla base di alcuni elementi caratterizzanti. È una comunità paritaria, gli stati quanto meno sul piano formale, intesi come enti e riconosciuti come tali nella stessa comunità, sono sullo stesso piano (sono in grado di assumere gli stessi diritti e gli stessi obblighi). Il modello proprio della comunità internazionale, anche se il modello paritario resta il modello di riferimento, è in continua evoluzione; si stanno affermando da un lato dei valori fondamentali (regole che si impongono comunque agli stati in modo primario) e dall'altro delle organizzazioni internazionali, in particolare l'ONU, che sono in grado, pur in una comunità paritaria e volontaria, di imporre sulla base della solidarietà degli stati i valori espressione delle regole irrinunciabili della comunità internazionale.

Vi è una tendenza ad una certa struttura non più meramente orizzontale (pur sempre dominante) e paritaria. Paritaria significa che la comunità è composta da entità politiche indipendenti tra loro (gli stati), caratterizzate dall'indipendenza verso l'esterno e l'effettivo controllo di una comunità territoriale all'interno. Sotto questo profilo, la comunità internazionale, pur in quella tendenza ad accettare strutture sovraordinate e rimanendo però prevalentemente una comunità paritaria, si distingue dalle collettività statali e dagli ordinamenti dei singoli stati che invece sono dotati di strutture centralizzate (si fondano su norme che si impongono ai membri della comunità statale su una base esterna rispetto ai membri della comunità stessa, i quali all'origine hanno creato il fondamento normativo costituzionale).

La comunità internazionale è una comunità dove le relazioni tra i suoi membri sono relazioni di coesistenza (ognuno esiste nell'ambito della propria sfera sovrana) e relazioni di cooperazione/coordinamento. Essenzialmente le regole di coesistenza sono regole che tutelano la sovranità mentre le regole di coordinazione sono quelle regole che proprio per favorire gli scambi e le relazioni danno spazio a limitazioni della sovranità (es. nel momento in cui uno stato attraverso un trattato internazionale accetta di adempiere determinati obblighi limita, in una prospettiva di reciprocità condivisa e conformemente a determinati interessi, la propria possibilità di determinarsi, in quanto tenuto ad osservare le norme a cui si è impegnato).

La comunità internazionale è anche una comunità in cui i soggetti destinatari delle norme sono anche i soggetti che le producono. Le due fonti principali, ancorché non esclusive, di produzione di norme internazionali sono la consuetudine (prassi rilevante condivisa e caratterizzata da una consapevolezza della sua idoneità ad esprimere regole giuridiche da parte di tutti i membri della comunità internazionale) e il trattato (accordo, convergenza di volontà volta a creare regole reciprocamente impegnative); in entrambi i casi l'elemento volontaristico è fondamentale. In nessun caso abbiamo norme della comunità internazionale poste dall'esterno (come avviene in un ordinamento statuale).

I principali protagonisti della comunità internazionale, gli stati, sono coloro che creano le regole consuetudinarie e pattizie della comunità internazionale; essi non sono i soli soggetti che creano le regole, vi sono altri enti che hanno soggettività minore che pure partecipano a questo processo (es. organizzazioni internazionali che concludono trattati).

La comunità internazionale è formata da enti, gli stati, che ne diventano membri non per un riconoscimento esterno o normativo ma per il fatto di esistere, ovvero essere effettivamente tali sulla scena internazionale.

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Scienze giuridiche IUS/13 Diritto internazionale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simone.copes.3 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof Vismara Fabrizio.
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