Parte I: imprese, ambiente e mercato
Paradigmi a confronto
Paradigma microeconomico classico
Esiste un unico modello efficiente ed efficace di impresa dato il contesto competitivo in cui i meccanismi di mercato eliminano l’eventuale diversità.
Paradigma di management
La diversità delle imprese è un fatto inalienabile e strutturale. La diversità contribuisce a generare la dinamica del contesto competitivo fatta di innovazioni e di distruzioni creatrici.
Fonti della varietà strutturale delle imprese
Fattori esogeni
Si tratta di fattori esterni all’impresa strettamente legati al contesto. Infatti, l’impresa si può definire come un sistema collocato in un ecosistema composto da numerosi attori con i quali si attivano diverse relazioni e che interagiscono tra loro; una parte di questi attori si definiscono stakeholders (soggetti o gruppi di soggetti che influenzano o sono influenzati dall’attività d’impresa, possono essere interni o esterni).
- Formali/informali
- Unilaterali/bilaterali
- Con conseguenze intese/deboli
- Cooperative/competitive
- Da cui derivano vincoli/opportunità
Le relazioni con l’ambiente hanno un’importanza dominante nel dettare la competitività dell’impresa. Secondo il paradigma strutturalista, quindi, le imprese sono storicamente modellate dal sistema sociale e istituzionale in cui sono radicate, per cui, nonostante le imprese abbiano una propria progettualità strategica, questa risulta comunque influenzata dal contesto esterno.
Contesto geografico
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Nazionale (ecosistema nazionale): sistema capitalistico nazionale in cui l’impresa è collocata; si può parlare di diversi sistemi capitalistici nazionali in quanto sono frutto della situazione storica, economica, culturale in cui le diverse nazioni si sono sviluppate. Tali sistemi differiscono prevalentemente nei meccanismi e nelle logiche di funzionamento (interazione tra soggetti finanziari, sindacali, imprenditoriali, policy pubblica, regole di corporate governance).
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Modello anglosassone (USA):
- Ruolo della borsa valore: essendo gli USA un mercato molto grande, le imprese si sono sviluppate su grandi dimensioni molto velocemente e necessitavano quindi di maggiori finanziamenti che a causa di leggi federali le banche non potevano concedere. Ciò ha permesso lo sviluppo della Public Company.
- Finanziamento con capitale di rischio delle imprese (sviluppo delle start-up)
- Monitoraggio sul comportamento e sulle prestazioni delle imprese
- Trasferimento della proprietà dell’impresa
- Flessibilità del mercato di lavoro: si può assumere e licenziare agevolmente personale
- Ruolo della concorrenza tra le imprese: emanazione dello Sherman-Act alla fine dell’800 per regolare la concorrenza
- Ruolo delle R&S militare: la ricerca e sviluppo finanziata dallo Stato è prevalentemente quella focalizzata nell’ambito militare
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Modello tedesco/renano (Germania):
- Orientato agli intermediari finanziari: tendenza delle imprese a vedere come fonte principale di finanziamento la banca
- Banche miste: banche che possono finanziare le imprese sia attraverso capitale di debito sia investendo nel capitale sociale, ciò permette alla banca di assumere un ruolo fondamentale, infatti le imprese instaurano rapporti duraturi con queste banche
- Ruolo riconosciuto ai lavoratori e il loro rapporto con l’impresa: la società tedesca è più orientata a rapporti collaborativi, infatti si riconosce ai lavoratori un maggior ruolo nel sistema decisionale, ciò contribuisce a diminuire il tasso di conflittualità tra lavoratore e datore e incrementare i livelli di produzione
- Centralità di alcuni settori manifatturieri detti scale intensive: settori in cui è necessario operare su larga scala essendo di grandi dimensioni
- Centralità della ricerca scientifica a favore di queste grandi imprese operanti nei settori strategici: strategie di innovazione mirate a valorizzare le competenze industriali in alcuni settori strategici (chimica verde, auto a basso inquinamento, energie rinnovabili)
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Modello francese: ruolo dello Stato
- Nel perseguimento di progetti nazionali di sviluppo industriale: rilevanti investimenti pluriennali per favorire la creazione di competenze in nuovi campi manifatturieri
- Nell’economia tramite la proprietà parziale/totale di imprese in settori strategici (utilities, trasporti, comunicazioni)
- Nel proteggere gli assetti proprietari nazionali
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Modello italiano:
- Banche pure: banche che finanziano esclusivamente con capitale di debito, ciò pone un limite alla capacità di finanziamento delle imprese
- Elevato peso delle piccole-medie imprese: ciò dipende dal fatto che appoggiandosi a banche e non al mercato, la possibilità di indebitamento è ridotta
- Concentrazione azionaria e ruolo della proprietà familiare: azioni della società in mano a uno o pochi soggetti spesso detenuta da soggetti della stessa famiglia, ciò favorisce la presenza di piccole-medie imprese
- Specializzazione manifatturiera nei settori tradizionali (alimentare, tessile e calzature, legno e prodotti in legno)
- Agglomerazione di piccole e medie imprese industriali nei distretti industriali
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Modello anglosassone (USA):
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Locale: i modelli locali di sviluppo territoriale in generale si differenziano per
- Livello di specializzazione settoriale: una presenza eterogenea determina una minor sensibilità alla crisi specifica di settore, mentre la forte specializzazione porta vantaggi legati al fatto che si possono ottenere dei benefici grazie alla collaborazione tra imprese
- Presenza di filiere strutturate: in alcuni contesti geografici si concentrano nello stesso luogo attività produttive riconducibili a diversi settori ma appartenenti alla stessa filiera produttiva
- Grado di concentrazione dimensionale: contesti caratterizzati dalla presenza di tante piccole imprese e contesti caratterizzati da una grande impresa principale e da altre piccole-medie imprese che lavorano per questa impresa
- Livello di infrastrutture materiali e immateriali: la presenza di infrastrutture materiali o immateriali adeguate favorisce la competitività perché rende molto più agevole la logistica o la capacità di reperire le risorse necessarie
Distretti industriali italiani
Comunità di imprese di piccole dimensioni concentrate in un’area geografica limitata e coinvolte in vari stadi e in vari modi nella produzione di beni omogenei. In Italia, i distretti sono collocati nel Nord-Est e nel Centro (Terza Italia) e occupano circa il 70% dell’occupazione dell’industria manifatturiera italiana.
Capacità di adattamento: adattare l’offerta in funzione alle variazioni di domanda grazie a
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Flessibilità: divisione del lavoro
- Accezione statica: attitudine a ottenere, dalla stessa struttura tecnico-organizzativa, prodotti e processi qualitativamente differenti, senza sostenere oneri di trasformazione incompatibili con la situazione economica e concorrenziale
- Prospettiva dinamica: innovare i prodotti nel tempo in base alle mutevoli esigenze della domanda
- Elasticità: possibilità di ridurre il volume di produzione, senza incrementare il costo unitario del prodotto che provocherebbe una riduzione di competitività
- Divisione del lavoro e processi di scambio fra imprese specializzate: economie esterne di agglomerazione, benefici economici che la singola impresa ottiene grazie alla collaborazione con le altre imprese
- Forte omogeneità di carattere socio-culturale: essendo localizzate in aree geografiche molto limitate coinvolgono persone che vivono nello stesso paese e hanno quindi la stessa mentalità culturale e ciò genera risorse di fiducia che permettono di organizzare il lavoro in questo modo
- Forte cooperazione formale e informale: ci sono sia contratti sia relazioni informali molto importanti in quanto aiutano il buon funzionamento del sistema
- Specializzazione flessibile: imprese molto specializzate in grado di attivare dei cambiamenti senza aumentare troppo i costi (flessibilità: cambiare il volume senza impattare negativamente sul costo di produzione; elasticità: capacità di innovare e cambiare i prodotti)
- Atmosfera industriale: grazie alla specializzazione, nel contesto geografico si ha una forte accumulazione e diffusione di competenze professionali specializzate
- Presenza di istituzioni pubbliche impegnate a rafforzare la competitività attraverso investimenti
- Presenza di banche locali: conoscono il tessuto imprenditoriale locale e adattano ad esso la propria offerta e le forme di supporto alle imprese
Attualmente i distretti industriali italiani si trovano ad affrontare sfide legate alla crescente importanza dell’innovazione e dell’internazionalizzazione: passaggio da un sistema capitalistico distrettuale distretto-centrico a un sistema impresa-centrico.
Aspetti critici:
- Emergere di imprese-guida: imprese di piccole dimensioni che guidano i processi di innovazione e internazionalizzazione
- Proiezione extra-distrettuale: per alcune attività produttive in Paesi a basso costo del lavoro
- Ricerca di fornitori eccellenti su scala globale e presidio delle relazioni con fornitori chiave
- Investimenti in innovazioni e tutela della proprietà intellettuale: distinguersi dai competitors delle imprese emergenti
- Maggior presidio del mercato di sbocco e investimenti in marketing: maggiore attenzione al marketing per curare al meglio il mercato di sbocco, il rapporto con i potenziali clienti
Contesto settoriale
A seconda del settore avremo diversi ecosistemi settoriali (regolamentazione, tecnologie, fabbisogni finanziari, internazionalizzazione) che influenzano la condotta strategica dell’impresa e la sua performance. A seconda del settore, infatti, cambiano i fattori critici di successo (fattori da cui dipende la competitività delle imprese).
Macro-settori economici
- Settore primario: con un peso maggiore nei paesi Low Income
- Settore secondario
- Settore terziario: settore con un peso maggiore nei paesi High Income
- Settore quaternario o terziario avanzato
Con lo sviluppo economico cresce progressivamente il peso del settore terziario e quaternario nonché si sviluppa il settore terziario implicito (attività svolte all’interno di imprese industriali che di fatto sono attività riconducibili a attività di servizi, ad esempio le attività di ricerca e sviluppo vengono considerate industriali ma sono assimilabili nel settore terziario).
Differenze principali tra imprese industriali e imprese di servizi
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Imprese industriali
- Produzione di beni: materialità
- Immagazzinabili
- Trasferibili: erogazione e produzione possono avvenire in luoghi diversi
- Test di qualità
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Imprese di servizi
- Produzione di servizi: immaterialità
- Non immagazzinabili: trovare soluzioni alternative per i picchi di domanda
- Non trasferibili: il luogo di erogazione è lo stesso della produzione (strutturazione a rete)
- No test di qualità
Settori industriali
Pavitt ha diviso i settori industriali in base al grado di innovazione:
- Science-based: basati sulla ricerca&sviluppo interna e esterna (farmaceutico)
- Scale-intensive: basati sulla larga scala di produzione (automobilistici) nei quali si ha innovazione sia interna che esterna
- Specialised-suppliers: imprese piccole con un forte grado di specializzazione che adatta l’offerta alle esigenze dei clienti (macchine di precisione, settori b2b), innovazione guidata dall’interazione con il cliente
- Supplier-dominated (tradizionali): l’innovazione non è sviluppata dagli operatori di settori bensì è esterna e dipende dai fornitori (tessile)
L’OECD fornisce un’altra classificazione in base all’incidenza della ricerca e sviluppo distinguendo in 4 categorie (High tech – Medium-high tech – Medium-low tech – Low tech). In Italia l’incidenza maggiore si ha nei Low tech mentre un basso peso lo hanno i settori High tech, ciò espone maggiormente le imprese italiane alla concorrenza delle imprese estere dove il peso High tech è maggiore.
Fattori endogeni
Si tratta di fattori interni e specifici all’impresa che influenzano il livello dimensionale e i comportamenti strategici da essa intrapresi.
Paradigma degli assetti proprietari e di governo
Le imprese, all’interno dello stesso sistema competitivo, adottano e perseguono strategie diverse in funzione delle caratteristiche proprietarie e di governance. Si può dire che non si riconosce più una one best way in termini di efficienza. La diversità dei modelli d’impresa dipende dalle finalità economiche da essi perseguite.
Impresa capitalistico-imprenditoriale
La proprietà e il governo fanno capo agli stessi soggetti (nucleo di soggetti che conferisce capitale di rischio e capacità organizzativa e assumono congiuntamente il ruolo di proprietari e decisori).
Obiettivo: massima efficienza + massimizzazione del profitto. Remunerazione di lavoro organizzativo, rischio economico, costo-opportunità legato al capitale investito.
Limiti e vantaggi
- Basso livello di esperienza e competenze dei membri del nucleo imprenditoriale
- Stabilità: la persistenza di rapporti duraturi all’interno del nucleo imprenditoriale favorisce dinamiche decisionali con orizzonti temporali medio-lunghi
- Rapidità decisionale: timing ristretto grazie ai meccanismi e alle interazioni informali tra i membri
- Limitati costi generali per monitoraggio e controllo: decisioni, azioni e controllo sono riconducibili all’operato degli individui-imprenditori, ciò contribuisce a ridurre i costi generali
- Agevole trasferimento della conoscenza tacita: know-how trasferito grazie a learning by learning e learning by doing
- Elasticità economica: per contenere i costi meditotali si fa affidamento all’addizionalità di ore di lavoro da parte dei membri del nucleo piuttosto che sostenere oneri aggiuntivi per l’utilizzo più intenso di dipendenti
Impresa manageriale
Separazione tra proprietà (detenuta dagli azionisti) e controllo/governo (affidato ai manager).
Obiettivo: massimizzare l’utilità dei manager (non si tende a massimizzare i profitti ma le vendite) + soddisfazione economica degli azionisti. L’impresa manageriale è caratterizzata di solito da dimensioni rilevanti che richiedono capacità specialistiche e processi di delega a favore dei manager.
Con un azionariato molto frammentato i manager hanno una maggiore autonomia decisionale mentre gli azionisti-investitori avranno interesse alla redditività finanziaria. Problemi di agenzia (costi di agenzia che subentrano nel rapporto di agenzia caratterizzato da discrezionalità dell’agente + asimmetria informativa + remunerazione dell’agente indipendente dal risultato) a perseguire obiettivi propri non in linea agli interessi degli azionisti.
Tuttavia l’impresa deve assicurare un minimo di ammontare degli utili che permetta di remunerare gli azionisti e autofinanziarsi, altrimenti si dovrà appoggiare a finanziamenti esterni che limiteranno l’autonomia dell’impresa e rischierà di generare take-over ostili. Inoltre, poiché le conseguenze del livello dei profitti sono asimmetriche, i manager preferiranno evitare perdite piuttosto che massimizzare i profitti.
Corporate governance
Sistema di norme e vincoli che disciplinano i rapporti tra azionisti e management e assicurano che l’impresa sia gestita nell’interesse della proprietà. Tale sistema dovrebbe:
- Impedire al manager di trarre vantaggi impropri
- Consentire l’accesso al mercato dei capitali
- Consentire la rimozione di un management insufficiente
Impresa pubblica
Presenza di un nucleo proprietario di natura pubblica.
Obiettivo: finalità di benessere sociale (contestualizzando). La legittimazione economica all’operare delle imprese pubbliche può essere indotta da:
- Monopolio naturale: settori in cui, date di offerta e di domanda, vi è spazio per l’operare di una sola impresa; se il monopolista fosse privato, potrebbe mirare a conseguire extra-profitti riducendo la quantità e la qualità dell’offerta mentre il monopolista pubblico mitiga questi effetti conseguendo saggi di profitto inferiori
- Perdite economiche strutturali: in settori caratterizzati da queste perdite i privati tendono a non investire, pertanto l’impresa pubblica assolve il compito in modo sostitutivo
- Pay-back time degli investimenti molto estesi
- Diseconomie esterne: generano svantaggi di costo per le imprese che vi sono localizzate, pertanto interviene l’impresa pubblica per evitare tali dinamiche
- Strategicità del settore per lo sviluppo e l’autonomia di un paese
Impresa cooperativa
Specifiche imprese in cui i lavoratori assumono anche le vesti di soci.
Obiettivo: mutualistico (offrire le migliori condizioni di lavoro ai propri soci-lavoratori).
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