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Economia e gestione delle imprese Riassunti realizzati da Sara Licciardi

L’EVOLUZIONE D’IMPRESA

L’impresa è un sistema economico e sociale, che nasce grazie alla prima rivoluzione industriale, che,

come ogni rivoluzione che si rispetti ha profondamente mutato la società. produzione

I processi interni di base, ovvero presenti in ogni impresa, sono sostanzialmente due: la

vendita.

e la La produzione non è altro che lo svolgimento dell’attività posta in essere

dall’imprenditore, al fine di trasformare le materie prime in beni o servizi che saranno destinati ai

consumatori. Ne discende che la vendita è il collegamento dell’azienda con il mercato di sbocco.

È evidente che il fine principale dell’impresa durante la prima rivoluzione industriale fosse quello

di soddisfare i bisogni degli individui, aumentando le risorse esistenti in natura. Di conseguenza, il

momento più rilevante dell’attività aziendale era la produzione. Post-prima/seconda rivoluzione, per

l’aumento delle imprese lo scopo cambia, in quanto non esiste più scarsità di beni sul mercato. A

cominciare dalla terza rivoluzione industriale, detta elettronica, e soprattutto oggi, il fenomeno più

importante è il momento della commercializzazione.

PRODUZIONE VENDITA

VS

MOMENTI D’IMPRESA

PRIMA → difficile semplice

DOPO → semplice difficile

iper-competitività.

Nel mercato attuale, infatti, esiste Più imprese vengono costituite per diverse

ragioni:

Aumentano i bisogni, così come la varietà di questi;

 Diventa più semplice reperire i mezzi al fine di produrre (più “semplicità” nel momento

 produttivo);

Incrementano le conoscenze sui macchinari, che aiutano il fattore lavoro e l’efficienza

 dell’impresa (più rapidità e qualità).

Non c’è più la necessità di essere dotati di grandi capitali iniziali per avviare l’attività.

Pertanto, cambiano i livelli e le tipologie di difficoltà: prima era difficile produrre, ma non vendere;

oggi è difficile vendere, ma non produrre. Il difficile sta proprio nella varietà dei beni esistenti sul

mercato, in quanto tanta offerta implica una domanda mutevole. La competitività nel mercato ha

aumentato, sì, il livello quali-quantitativo dei beni in vendita, ma ha diminuito l’utilità marginale:

quando il prodotto raggiunge la maturità del ciclo di vita, scende il suo prezzo. La ripetitività

dell’acquisto di un individuo, pertanto, è minata dall’eccesso di prodotti esistenti e dalla costante

innovazione tecnologica, motivo per cui è complicato per le aziende fidelizzare il cliente, che è

spinto ad acquistare sempre prodotti nuovi. Per questo, tra le altre cose, l’impresa dovrebbe

diversificare il rischio evitando la dispersione del mercato.

Ancora, la vendita deve rispettare il principio base dell’economia: l’efficienza, la capacità del sistema

di generare ricchezza, non che la condizione per la quale vengono ottimizzate le risorse

del minimo mezzo e del massimo risultato), ricavi >

massimizzando il risultato (principio tale per cui

costi. 1

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Una frase che al meglio può descrivere l’impresa è stata ideata da Zappa per il quale: “L’impresa è un

istituto economico, atto a perdurare, soddisfacimento dei bisogni umani, crea

che, per il in continua

coordinazione scambio di beni.”

attività di produzione e Nessun elemento della frase è casuale, anzi:

istituto (= organizzazione, sistema - vedi teoria dei sistemi) economico, ovvero operante

• secondo il criterio dell’efficienza economica;

perdurabilità (= sopravvivenza, al fine di ottenere utilità economiche e ricavi soddisfacendo

• anche i bisogni umani (stakeholders, tra cui i clienti);

creatività, intesa da un lato come produzione e dall’altro come innovazione;

• coordinazione, ruolo del management;

• scambio di beni, quale attività commerciale (vendite).

• Innovazione

barriere

+

all'ingresso Equilibrio organizzativo

(economico, finanziario,

patrimoniale)

Modello produttivo EFFICIENZA

basato sulle esigenze AZIENDALE Economie di

scala

Costi fissi (dimensionali)

(investimenti + Costi

costi di struttura) variabili

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LA TEORIA DEGLI STAKEHOLDERS

La definizione del termine “stakeholder”, la cui traduzione potrebbe essere “portatore di interessi” si

deve a Freeman, il quale, negli anni ’80, lo definì come “qualsiasi gruppo o individuo che influenza o

è influenzato dal raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione”. L’impresa, da quel momento,

iniziò a non essere più concepita come sistema adito all’attività economica e finalizzato al

raggiungimento di profitto per il solo proprietario-shareholder (purché sia necessario per la sua

il centro di una ruota,

sopravvivenza), bensì come i cui raggi presentano agli estremi gli

stakeholders. Da qui, l’importanza della gestione delle relazioni con gli individui e le altre

organizzazioni con cui l’impresa entra in contatto.

primari, secondari:

Distinguiamo, in particolare, gli stakeholder da quelli i primi sono i lavoratori, i

finanziatori, i fornitori, ovvero quei soggetti con cui vengono instaurati rapporti contrattuali,

formando, con la stessa impresa, un sistema sociale; i secondi, invece, rappresentano gruppi di

opinione, la collettività locale, i mass media, coloro che esercitano solo rapporti di influenza

all’interno del contesto ambientale in cui l’impresa opera.

Tuttavia, le considerazioni di Freeman erano pur sempre limitate: egli considerava tali sistemi (i

raggi) indipendenti tra loro e li osservava solo dal punto di vista dell’impresa. Perciò, la stakeholder

view è stata più volte rielaborata, fino alla Teoria degli stakeholders di Donaldson e Preston (nel ’95),

i quali hanno individuato, quattro approcci differenti.

Teoria strumentale: esiste un nesso casuale tra lo stakeholder management e gli obiettivi

 aziendali (l’impresa si approccia a determinati fornitori per acquistare le materie prime più

adatte; i dipendenti offrono la propria prestazione in quella determinata azienda che ha

richiesto determinate competenze e così via).

Teoria manageriale: lo stakeholder management è un mezzo indispensabile, senza il quale gli

 obiettivi considerati non potrebbero essere realizzati. Quindi, il successo derivante dalle

decisioni aziendali deriva dall’analisi degli stakeholders, dai quali discendono le modalità

strategiche d’intervento. Esiste quindi complementarità tra la strumentalità e la managerialità.

Teoria normativa: lo stakeholder è un patrimonio di interessi e, in quanto tale, merita di essere

 considerato sulla base dell’interesse nutrito per l’attività d’impresa; per tale ragione, ogni

stakeholder merita di essere considerato, nel procedimento gestionale, in sé stesso, al di là di

qualsiasi valore strumentale.

Teoria descrittiva: gli stakeholders sono interdipendenti e componenti della stessa rete, motivo

 per cui l’obiettivo dell’impresa è quello di creare valore non solo per la proprietà, ma per tutti

rischio economico

loro. Sussiste, quindi, una pluralità di interessi convergenti, da cui deriva il

generale, poiché il rischio di impresa, centro propulsore di ricchezza, ha un riflesso rilevante su

tutti i portatori di interesse.

Sulla base di ciò, è inevitabile che l’impresa abbia una responsabilità sociale, la quale può essere

declinata in:

Responsabilità sociale in senso stretto, inerente alla ripartizione del valore economico creato tra

 gli stakeholders primari, che hanno partecipato in prima persona all’attività e alla creazione dello

stesso;

Responsabilità ambientale, ovvero il compito di remunerare i costi esternalizzati, che sono stati

 posti a carico dell’ambiente (ad esempio, per effetto dei processi che hanno generato

inquinamento, si adottano strategie che eliminino gli sprechi);

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Responsabilità comunitaria, ovvero la volontà (e non l’obbligo) di contribuire al miglioramento

 del benessere dell’intera comunità, anche degli stakeholders secondari.

Pertanto, date le sue capacità relazionali, l’impresa non ha una responsabilità sociale solo nei

confronti degli stakeholders, ma anche del territorio in cui opera, il quale può essere definito come

ambito geografico, culturale e sociale.

La creazione del massimo valore per tutti i portatori di interessi discende, però, dalla capacità

dell’impresa di essere efficiente, in primis la sua sopravvivenza. Solo in questo modo potrà essere

attivato il circolo virtuoso dell’impresa:

L’IMPRESA DEVE SOPRAVVIVERE

Affinché ciò sia possibile, l’impresa deve presentare:

dotazione strutturale

Una (capitale tecnico permanente);

 dotazione cognitiva,

Una ovvero l’insieme degli asset (come la tecnologia…) che generano ed

 impiegano la conoscenza dell’impresa al fine di innovarla. La conoscenza, ovvero la capacità di

individuazione ed interpretazione del contesto, è, di fatto, alla base delle decisioni del

management e dei processi strategici; è soprattutto grazie alla conoscenza che l’impresa

raggiunge la finalità di sopravvivenza;

DATO → INFORMAZIONE → MAGGIORE CONOSCENZA → MINORI RISCHI → SOPRAVVIVENZA

decisioni innovazione

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dotazione relazionale,

Una ovvero il rapporto che si ha esternamente all’impresa, il quale deriva

 dalla capacità di interloquire con soggetti terzi, soprattutto con i clienti. Come si costruisce? Tra

etico,

le altre cose, con l’agire vale a dire con correttezza comportamentale, che comprende il

rispetto per i clienti e per l’ambiente. Alcuni esempi:

1. mantenere stabile, se non innalzare, la qualità del prodotto, in modo tale da non

lasciare insoddisfatto il cliente e da conquistare la sua fiducia (=ripetitività

dell’acquisto).

2. mantenere la “parola” data, per le stesse ragioni.

Si tratta, perciò, anche di una necessità gestionale, in quanto permette all’impresa di essere più forte

Corporate Social Responsability,

rispetto agli altri concorrenti. Dall’agire etico, deriva il il quale è

caratterizzato da tre dimensioni: economica, ambientale e sociale.

In particolare, è il Management (il cui termine deriva dal latino “agire con mano”), definito come

Governo/Amministrazione dell’impresa, ad avere la piena responsabilità dell’attività e del percorso

strategico da intraprendere. Ciò deriva dal suo compito, quello di assumere decisioni per il futuro

dell’impresa (e degli stakeholders), e, infatti, ogni sistema, come l’impresa, necessita una guida che

basi le proprie decisioni sull’interpretazione dei messaggi provenienti sia dall’esterno che

dall’interno di essa, affinché la Gestione possa agire, ponendo in essere i fatti aziendali efficaci ed

schema organizzativo

efficienti, seguendo uno (chi deve fare cosa, in che modo e quando).

L’organizzazione è, infatti, la capacità dell’impresa di coordinare in modo efficiente le risorse ed è

data dall’insieme delle componenti personali e strumentali dell’impresa.

1. MANAGEMENT ≠ 2. GESTIONE

↓ ↓

CONOSCERE per DECIDERE AGIRE

sistema informativo,

Sia l’uno che l’altro necessitano l’esistenza di un che permetta la

circolarizzazione delle informazioni interne ed esterne, in modo tale da contenere il rischio, inteso

come possibile manifestazione negativa di un evento (come l’innovazione). Si tratta di un concetto

probabilistico e relativo, poiché dipendente dall’aspettativa, dalle capacità degli individui alla base

dell’impresa (condizione soggettiva) ma anche da fenomeni incontrollabili (condizione oggettiva). È

inevitabile che al rischio si contrapponga l’incertezza, ovvero la mancanza, anche parziale, di

informazioni rispetto ad una situazione futura. Pertanto, la conoscenza o la previsione di determinati

fatti endogeni o esogeni può limitare il verificarsi di un dato rischio o, almeno, può agevolare il

Per Scenari); rischi aleatori,

contenimento dei danni che esso cagiona (Analisi in tal caso, si parla di

cioè rischi che il governo è in grado di prevedere in quanto è conosciuto o è conoscibile il fenomeno

noto) rischi di non conoscenza,

(elemento che li potrebbe generare. Diverso è il discorso per i che

ignoto)

vengono posti in essere da fenomeni (elemento non percepiti dal manager per carenza

informativa o per impossibilità. FENOMENI OPPORTUNITÀ

RISCHIO porre in essere azioni

che possono eliminare il

rischio

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Nel momento in cui si manifesta un fenomeno nuovo, che fino a quel momento era ignoto, l’impresa

avrà un elevato grado di non conoscenza: è priva di esperienza ed informazioni relative,

comportando la non comprensibilità dello stesso. Ogni tipo di impresa (differenziate per l’attività

posta in essere e per le dimensioni), in questa fase, ha lo stesso livello di conoscenza rispetto al

fenomeno. Solo successivamente sarà possibile classificare i sistemi imprenditoriali rispetto al loro

atteggiamento di reazione, derivante da uno studio; vi saranno, quindi, imprese innovatrici, imprese

imitatrici, imprese chiuse (↓).

Esempio dello studio di un fenomeno:

MANIFATTURA ADDITIVA

rischio di non conoscenza rischio aleatorio

IGNORANZA STUDIO

arretratezza: perdita delle quote di mercato NON USO

consapevolezza

USO

opportunità difesa: piano B di copertura

del rischio di perdita di clienti

sopravvivenza: permette di

realizzare prodotti su misura, PER SCENARI)

(ANALISI

in base ai bisogni dei clienti

(+ personalizzazione, + clienti,

- Cup)

L’uso della conoscenza permette la

sedimentazione delle informazioni

da cui discende. Ne consegue che la

conoscenza è una risorsa

immateriale, non usurabile ma

incrementabile 6

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COSTI FISSI E COSTI VARIABILI investimento,

Innanzitutto, un’impresa nasce mediante (generalmente) un’operazione di che

consiste nel trasferimento di capitali in una dotazione strutturale necessaria per l’operatività e per la

produzione. Tale complesso di beni andrà a comporre il c.d. capitale tecnico durevole (attivo

patrimoniale, immobilizzazioni).

Gli investimenti generano dei costi fissi (CF), in quanto derivano dalla struttura aziendale. Questo

perché il costo fisso è un costo che l’azienda è tenuta a sostenere, a prescindere dalla quantità

dimensione

prodotta (Q). Ne consegue che tale grandezza economica è strettamente legata alla

dell’impresa: più questa è grande, maggiori saranno gli investimenti. Dal punto di vista gestionale,

quote di ammortamento,

ciò comporta la nascita di ovvero il costo di utilizzo attribuito al bene in

termini di consumo; la procedura consiste nel prevedere l’utilità consumata ed il valore residuo da

vita utile ed economica

consumare, sulla base della del bene. Viene, perciò, stimato anche il tempo

necessario per il ritorno finanziario del bene nelle casse dell’azienda, prevedendo, lungo tal periodo,

delle vendite minime per rientrare nei costi.

L’insieme dei costi fissi (immobili, macchinari, marchi, stipendi dei dipendenti…) costituisce la

struttura dell’impresa, definita quale composizione dei beni di proprietà necessari all’esecuzione dei

processi gestionali, cioè utilizzati in maniera coordinata e ripetuta (≠ straordinari, cottimo, …).

Diversi sono i costi variabili (CV), che variano al variare della quantità di prodotto creata dall’azienda

o del tempo di utilizzo di un bene in loco. L’utilità di tale grandezza consiste nel disporre di un bene

senza esserne proprietario, sulla base di un contratto di locazione. In tal modo, vengono ridotti al

minimo gli investimenti, i quali possono risultare onerosi non solo nella fase di start-up dell’impresa,

ma anche successivamente. CV = CV q

u

CT = CF + CV → CF+ (CV q)

u

dove q = unità acquistate da terzi. costo variabile

I costi variabili dipendono, dunque, dalle quantità di prodotto acquistate e dal

unitario (CV ), ovvero il costo variabile di ogni unità prodotta. È inevitabile che questo aumenti

u

quando c’è molta domanda del bene in locazione. (, )

Costi fissi;

costi variabili

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Economia e gestione delle imprese Riassunti realizzati da Sara Licciardi

La costante innovazione presente oggi nel mercato comporta un avanzamento della tecnologia in

modo molto rapido e, per tal motivo, se da un lato viene permesso un aumento della qualità di un

prodotto, dall’altro ciò rappresenta un aspetto negativo per le aziende: un macchinario oneroso di

proprietà dell’impresa potrebbe divenire obsoleto, prima che la vita utile stimata su quel bene

termini. Ne consegue che l&rs

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara_licciardi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Maizza Amedeo.
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