0. Introduzione
Mercoledì 19 settembre 2018 14:51
Il corso verte intorno ad una generale introduzione alla Metafisica intesa in senso il più possibile ampio e teoretico. In particolare intorno a tre sfumature:
- Questioni Metafisiche (sulla esistenza o meno di caratteristiche universali - Es. L'uomo possiede il libero arbitrio?)
- Questioni Concettuali (sul significato, sul senso di tali caratteristiche - Es. Cosa significa avere libero arbitrio?)
- Questioni Epistemologiche (sullo status del rapporto che l'uomo ha con la credenza e la conoscenza di esse)
- Questioni Normative (sul valore in relazione all'uomo di esse - Es. Che valore ha il Libero Arbitrio?)
2. Metafisica come studio delle categorie generali e della loro natura essenziale: Sostanza, universale ecc.
3. Metafisica come studio dei problemi metafisici che da esse derivano
Filosofia Teoretica Pagina 1
1a. Il problema mente-corpo (da Cartesio)
Giovedì 9 agosto 2018 10:02
Vedere il problema mente corpo
Il problema del rapporto mente-corpo parte da lontano, ma solo con René Descartes (Cartesio, 1596-1650) viene posto in maniera da aprire il dibattito nella filosofia moderna. In particolare Cartesio discute del problema nelle Meditazioni Metafisiche (uscite originariamente in latino come Meditationes de Prima Philosophia, 1641 e poi ripubblicato in francese nel 1647), che recitano come sottotitolo "Nelle quali sono dimostrate l'esistenza di Dio e la distinzione reale tra l'anima e il corpo dell'uomo".
Ad un prologo indirizzato al lettore seguono sei meditazioni (cfr. Meditazioni Metafisiche), di cui ci interessiamo in particolare della 1, 2, 6.
Cartesio muove i passi, nella Prima Meditazione, dalla sua insoddisfazione verso lo stato delle discipline scientifiche del suo tempo (in senso ampio, dalla Filosofia, alla Fisica, alla Geometria ecc., come già rivendicato nel Discorso sul metodo) e dal conseguente bisogno che sente di rifondare tutta l'impalcatura della conoscenza facendola poggiare su basi del tutto certe ed indubitabili, le uniche su cui non si possa mettere in dubbio alcunché.
Per individuare quali possano essere queste basi (ammesso che esistano), adopera uno Scetticismo totale, ed il dubbio (metodico prima ed iperbolico poi) della scepsi fa da crash test per tutte le esperienze o le discipline che vuole corroborare o scartare dalla sua ricerca (in particolare, spiega, non le analizzerà inutilmente una per una disperdendo tempo, ma passerà al vaglio i fondamenti su cui le aree del sapere umano si fondano: se crollano questi, crolla tutto ciò che vi sta sopra).
Propone quindi tre argomenti che, iperbolicamente, sembrano mettere in dubbio tutto ciò di cui è possibile dubitare per l'uomo, per poi approdare all'unica indubitabile verità: il Cogito.
Argomento dei sensi
I. Innanzitutto Cartesio parte con l'analisi di ciò da cui ogni uomo parte come credenza spontaneamente: i sensi, le percezioni sensibili. Esse sono effettivamente il primo elemento su cui l'uomo sente di poter fare affidamento, visto che in tantissime situazioni comuni i sensi gli suggeriscono correttamente cosa vi è e cosa sta accadendo intorno a lui.
Tuttavia, non è sempre così, e talvolta i sensi possono ingannare (si pensi alla vista da lontano: posso scorgere un soggetto con una certa forma in lontananza e poi, una volta vicino, mi rendo conto che ha tutt'altra forma); pertanto, non si può prendere come fondamento indubitabile la percezione sensibile, che così come mi ha ingannato una volta, potrebbe star ingannandomi ogni volta che percepisco.
Però, si è pur detto che spessissimo i sensi sembrano suggerirci correttamente (Io sono qui, sento le mie mani che digitano, la mia vista che legge questo pc ecc.), quindi devo dubitare dei sensi ma perché devo fidarmene quando constato che stanno operando in condizioni ottimali (vedo senza foschia, non ho sensi alterati ecc.).
Ciò che i sensi suggeriscono sempre e comunque è che questo che ho è il mio corpo, reale, tangibile. Quindi io esisto in quanto sostanza pensante, dove per Sostanza si intende la Mente.
Argomento della realtà come sogno
II. Ora, ho dubitato della fallacia sensibile, ma mi sembra di poter non dubitare del fatto che il mio corpo con cui "sento" sia effettivamente qui, in carne ed ossa, tangibile.
Eppure, immagina Cartesio, accade sovente che l'uomo durante la notte faccia sogni così verosimili da ingannarlo per diverso tempo, da fargli percepire che l'oggetto del sogno esista in carne ed ossa e stia interagendo con lui, quando ciò non è affatto così.
Cosa mi impedisce allora di pensare che anche io che ora digito a questo pc non stia effettivamente digitando, ma che sia immerso in un sogno dove la mia mente sta proiettando immagini così verosimili da ingannarmi sulla loro realtà? Nulla.
Pertanto, neppure la realtà fisica, esterna, estesa, è esente dal dubbio: potrebbe non esistere nulla di fisicamente tangibile, e io potrei essere un cervello in una vasca di elettrodi.
Conseguenze: Arrivando a dubitare dell'effettiva sussistenza della realtà fisica, crolla la possibilità che siano indubitabili le scienze che di essa si occupano: fisica, astronomia, medicina ecc., tutte discipline che studiano sostanze "composte" e che, in quanto tali, non hanno certezze, rispetto a quelle semplici ed elementari di cui sono composizione (cfr. I Meditazione).
Sembrano dunque salvarsi solamente Aritmetica e Geometria, che non si occupano della realtà fisica ma del loro "sostrato semplice", numerico e formale, che sussiste a prescindere dal fatto che i miei sensi o le mie esperienze sensibili siano o meno in errore.
Argomento del Demone Maligno
III. A questo punto, all'apogeo dell'iperbole del dubbio, Cartesio realizza che però non può neppure avere certezze indubitabili dei calcoli aritmetici o degli studi geometrici: chi gli garantisce che, al posto di un Dio infinitamente buono, non possa aver agito un demone maligno del fatto che 2+3=5 anche se in realtà non è così, che un quadrato abbia 4 lati anche se non è così?
Così facendo, tutto sembra crollare sotto i colpi del dubbio, persino le discipline matematiche scevre di contatto coi sensi e con le esperienze.
Chiarimenti sulla mente come sostanza e i pensieri come modi
Ora, in riferimento all'approdo alla certezza del Cogito nella seconda meditazione, bisogna chiarire cosa intenda Cartesio quando afferma "Io Esisto", ed è lui stesso a chiarirlo nelle righe successive.
Infatti, io non esisto in quanto corpo tutto intero (almeno, a questo stadio non ho ricostruito questa certezza), esteso e potenzialmente ingannevole, ma esisto solo in quanto Sostanza raziocinante, pensante, tanto che è solo ed unicamente il pensiero ad avermi condotto alla certezza della mia esistenza.
Quindi io esisto in quanto sostanza pensante, dove per Sostanza si intende la Mente, che qualifica l'io stesso in quanto mente (o anima, come vedremo, in particolare quell'anima razionale che non implica interazioni col mondo fisico di cui non ho certezza).
Questa sostanza però opera attraverso dei Pensieri i quali sono dei modi (modi cogitandi) delle modificazioni, delle proprietà della sostanza senza la quale non potrebbero sussistere (anch'essi indubitabili per Cartesio, perché essi esistono a prescindere dall'eventuale esistenza dei loro oggetti, cfr. note pagina 39 Smart).
In altre parole, la Mente (Sostanza) è condizione Necessaria (ma non sufficiente) dei Pensieri (Modi): se c'è la Mente, possono esserci dei pensieri, se essa non c'è, sicuramente non ho pensieri; ma se non ho pensieri, la mente può sussistere indipendentemente da essi.
Le questioni aperte
Già a questo punto, la riflessione cartesiana lascia spazio a due possibili obiezioni (due problemi paralleli, il primo posto già all'epoca del filosofo francese ed il secondo di origine contemporanea).
- Identità Mente-Cervello. Se la mente, la mia sostanza pensante, non fosse qualcosa di altro-dal-corpo ma fosse anzi del tutto identica al mio corpo fisico (in particolare, viste le evidenze, al cervello), sarebbe dunque anch'esso indubitabile per l'autoevidenza del cogito?
- Identità Stati mentali-Stati Cerebrali. E se i miei pensieri, i modi della mia mente, fossero nient'altro che identici a stati cerebrali? Ossia, non potrebbe forse essere che ogni pensiero, ogni esperienza mentale, corrisponda unicamente ad uno stato fisicamente cerebrale, ad una disposizione degli impulsi del cervello fisico?
A questo stadio, nella Seconda Meditazione, Cartesio si limita ad affermare che, per dove si è spinta la sua riflessione e dimostrazione, poiché con il pensiero si può arrivare a dubitare del corpo (cfr. Chiarimenti) ma non della mente, è possibile che mente e corpo siano distinti, ma non è (ancora) detto che lo siano effettivamente.
Cogito, ergo sum
Cartesio giunge dunque nella Seconda Meditazione comprendendo che tutto ciò che vede può essere falso, tutto può essere messo in dubbio, il demone maligno potrebbe ingannarlo su tutto.
Ma, realizza a questo punto, c'è una sola cosa di cui non si può dubitare: del fatto che io stia dubitando. E per dubitare, io devo necessariamente esistere.
Per quanto infatti possa essere ingannevole il demone, esso non potrà mai ingannare qualcosa che non c'è, che non esiste, ma per ingannarmi deve implicare che io, ingannato, esisto davvero. Ecco dunque il pilastro cercato, quell'unica certezza indubitabile ed autoevidente: Cogito, ergo sum.
Io Esisto.
Proseguendo, Cartesio ripercorrerà dunque al contrario la via che aveva percorso col dubbio, per dedurre a partire dall'indubitabile verità della sua esistenza in quanto mente (pensiero, Res Cogitans) l'effettiva esistenza anche del mondo esterno, fisico (cfr. deduzione della cera e degli uomini dalla finestra), e successivamente della valenza dei sensi che vi si approcciano.
L'approdo al dualismo mente-corpo
A questo punto, dopo altri tre giorni di meditazioni (in cui ha ricostruito la certezza del mondo esterno, la garanzia che Dio rappresenta rispetto ad esso ed alla mente ecc.), Cartesio giunge alla Sesta Meditazione, l'ultima, dove arriverà a dimostrare (questa volta con forte assertività) che la distinzione tra anima e corpo non sia una possibilità, ma la realtà (senza però, è giusto ricordarlo, affermare con certezza l'immortalità della prima, benché reputi sia molto verosimile).
E' l'approdo al cosiddetto Dualismo, che si contrapporrà (come vedremo) alle tesi dei cosiddetti Materialisti/Fisicalisti (secondo i quali invece mente e corpo non sono affatto distinti).
In particolare, ci soffermeremo sul dualismo delle proprietà più che su quello delle sostanze, cioè su quello che sostiene che il pensiero e la materialità fisica posseggano caratteristiche peculiari e non sovrapponibili, più che quello che si sforza di dimostrare la differenza ontologica della sostanza della mente da quella del corpo (del resto, benché Cartesio sostenga entrambe, muove i passi dalle proprietà e poi arriva ad affermare il dualismo delle sostanze, per chiarimenti cfr. Documento sul Dualismo).
Filosofia Teoretica Pagina 2
A sostegno della tesi dualistica vedremo quindi altre 3 argomentazioni (due proposte già da Cartesio ed una da Leibniz); prima però è da chiarire che per Cartesio la Mente e il corpo sono sì distinti, ma non completamente scollegati l'una dall'altro: esiste infatti una Ghiandola Pineale (Ipofisi) che funge da raccordo tra i due, attraverso la quale l'impulso immateriale della mente provoca la conseguente reazione fisico-materiale del corpo.
Questo, spiega, per quanto possa sembrare strano (come effettivamente è pensare ad un'immaterialità che agisce attivamente su un ente fisico), non è poi così più strano che credere nell'interazione tra corpi (pensa all'elettromagnetismo di cui lui non sapeva ancora nulla) o nella forza di attrazione gravitazionale.
Vediamo intanto velocemente le 3 argomentazioni:
Concepibilità -> Possibilità -> Realtà
Partendo dal fatto che si possa concepire chiaramente e distintamente una cosa senza un’altra per essere certo che l’una è diversa dall’altra. […] Pertanto, dal fatto stesso che so di esistere e nel contempo mi rendo conto che alla mia natura, o essenza, non appartiene assolutamente nient’altro se non che io sono una cosa che pensa, concludo correttamente che la mia essenza consiste soltanto nell’essere io una cosa che pensa.
E […] poiché da una parte ho un’idea chiara e distinta di me stesso in quanto soltanto una cosa che pensa e non estesa, e, dall’altra parte, un’idea distinta del corpo in quanto soltanto una cosa estesa e non pensante, è certo che io sono distinto realmente dal mio corpo, e che posso esistere senza di esso” (Descartes 1641, p. 129).
Partendo dal fatto che la mente esista senza il corpo (tanto che del corpo non ho certezze, ma della mente dubitante sì), Cartesio deduce la possibilità (logica e metafisica)* di questa distinzione netta mente-corpo.
*Per possibilità logica o metafisica (qui equivalenti) si intende una possibilità che, nel venir enunciata, non implica contraddizioni logiche intrinseche ad essa stessa. (Es. Potrebbe piovere; Potrebbe non piovere sono proposizioni logicamente-metafisicamente possibili. Potrebbe piovere e non piovere è una proposizione NON logicamente possibile, perché manifesta un'evidente contraddizione in sé (o piove o non piove, non possono verificarsi contemporaneamente i due stati).
Attenzione che questa possibilità logica non coincide necessariamente con la possibilità fisica/naturale di un evento. E' logicamente possibile viaggiare a 1mln km/s, ma è fisicamente impossibile superare la velocità della luce.
A questo punto, deduce che mente e corpo siano effettivamente sostanze distinte, l'una immateriale ed inestesa, l'altro fisicamente esteso e non pensante.
E' possibile che siano fortemente legate in qualche modo (come lui stesso sosterrà), ma non che coincidano.
In altre parole, se mente e corpo possono esistere distintamente (e questa possibilità è data dal fatto che li posso concepire distinti), allora sono effettivamente distinti perché se fossero stati un'unica identica sostanza non avrei potuto logicamente neppure concepire di vedere separata una cosa da sé stessa.
Proprietà diverse = Sostanze diverse
Utilizzando quel principio che verrà formalizzato da Leibniz come principio degli indiscernibili, Cartesio mostra come il fatto che la mente sia del tutto indivisibile (non posso da una mente ottenere due o più menti) mentre il corpo sia eccome divisibile (oltre alle varie altre proprietà che li distinguono) implichi che le due cose non siano la stessa identica cosa, perché altrimenti avrebbero le stesse identiche proprietà.
“ […] C’è una grossa differenza tra la mente e il corpo, per il fatto che un corpo è per sua natura sempre divisibile, mentre la mente assolutamente indivisibile […]. Né la facoltà di volere, di sentire, di intendere intellettualmente, ecc. possono venire dette parti della mente, ché è sempre un’unica e medesima mente a volere, a sentire, ad intendere. […] Il che basterebbe da solo ad insegnarmi che la mente è completamente diversa dal corpo, se già non lo sapessi, quanto basta, in altro modo” (Descartes 1641, p. 141).
Rimpicciolirsi per studiare la mente
Qui Leibniz afferma che non è possibile spiegare la percezione in termini di azioni meccanicamente conseguenti tra varie parti di una sostanza composta fisicamente da più parti.
Se si potesse penetrare e vedere da dentro il cervello, uno potrebbe entrare al suo interno, come dentro a un mulino. Ora, entrando dentro la macchina questa persona troverebbe soltanto pezzi che agiscono l’uno sull’altro, non troverebbe nulla che spieghi la Percezione.
La Percezione, così come ciò che dipende da essa, sono inspiegabili in termini di cause meccaniche, sarebbe a dire, da figure e movimenti. Se ci fosse una macchina la cui struttura produce pensiero, sensazione, e percezione, potremmo immaginarcela ingrandita – ma con le stesse proporzioni – fino al punto in cui si vedrebbero parti che si muovono e interagiscono tra loro ma nulla che giustifichi quella che è poi la percezione mentale, che va dunque spiegata alla luce di una sostanza semplice e non dalla concausa di più parti meccaniche.
“[…] La Percezione, così come ciò che dipende da essa, sono inspiegabili in termini di cause meccaniche, sarebbe a dire, da figure e movimenti. Se ci fosse una macchina la cui struttura produce pensiero, sensazione, e percezione, potremmo immaginarcela ingrandita – ma con le stesse proporzioni – fino al punto in cui si vedrebbero parti che si muovono e interagiscono tra loro ma nulla che questa persona troverebbe soltanto pezzi che agiscono l’uno sull’altro, non troverebbe nulla che spieghi la Percezione. Di conseguenza è nella sostanza semplice, non nel composto o in una macchina che la Percezione va cercata” (Leibniz 1720, p.254)
Filosofia Teoretica Pagina 3
2a. Il fisicalismo dell'identità dei tipi
Venerdì 21 settembre 2018 17:37
La contrapposizione al dualismo mente-corpo
Abbiamo visto come l'iniziatore, nella filosofia moderna, della tradizione dualista all'interno del dibattito sul rapporto mente-corpo sia Cartesio nel XVII secolo. E abbiamo anche visto (cfr. qui) come la sua opera abbia posto due problemi paralleli ripresi fino all'età contemporanea. E' del secondo problema che vogliamo dibattere qui, ossia sulla relazione tra stati mentali e stati cerebrali, mos
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