Il mercato del lavoro
Il tema del mercato del lavoro è un tema molto rilevante perché riguarda noi, ad esempio in paesi come l’Italia, o anche in altri paesi dell’area dell’Euro, ci sono dei livelli di disoccupazione giovanile molto elevati. Tramite il sito dell’International Labour Organisation (ILO), ad esempio, si può vedere l’evoluzione negli anni del tasso di disoccupazione nei diversi paesi del mondo.
Le dinamiche occupazionali sono diverse tra diversi paesi perché i mercati del lavoro vengono gestiti con delle leggi diverse. Ad esempio, in alcuni paesi c’è una regolamentazione del mercato del lavoro più rigida, e quindi è più difficile licenziare e assumere, mentre in altri paesi la regolamentazione è più flessibile:
- Ad esempio, Unione Europea: durante la pandemia si è occupata della tutela del lavoro con degli strumenti di supporto del mercato del lavoro per preservare i livelli occupazionali durante la crisi del Covid. Ogni Stato ha assunto gli strumenti che sono stati messi a disposizione dell’Unione Europea, ma anche delle proprie misure per tutelare l’occupazione. L’Unione Europea quindi per la prima volta ha agito a sostegno del mercato del lavoro nel 2020 e 2021 con un programma che si chiama SURE, che è stato uno strumento creato per cercare di supportare l’occupazione di fronte all’emergenza. Quindi l’Unione Europea durante la pandemia ha preso delle decisioni tramite la Banca centrale europea che sono state diverse dalla normale operatività che contraddistingue i periodi ‘tranquilli’. Questo tipo di strumenti ha evidenziato un certo grado di maggiore unità rispetto al passato: è stato un importante esempio di una diversa politica da parte dell’Unione Europea a favore dei cittadini, dei lavoratori e delle imprese. Rappresenta un punto di partenza di una politica economica da parte dell’Unione Europea che non venga solo rimandata a delle indicazioni generiche che i singoli paesi possono seguire, ma è auspicabile che ci sia un’attivazione di un certo tipo di politiche fiscali anche da parte dell’Unione Europea, come è stato fatto, e non solo da parte dei singoli Stati membri.
Un viaggio nel mercato del lavoro
Iniziamo con qualche informazione definitoria:
- Popolazione attiva: individui che sono in età lavorativa (15-64). Si tratta delle persone in età lavorativa tra i 15 e i 64 anni. Talvolta questa fascia d’età può essere modificata, infatti ad esempio in alcuni stati è compresa tra i 15 e i 74 anni: si tratta di modifiche che vengono apportate ai sistemi pensionistici.
- Forze di lavoro: lavoratori occupati + lavoratori in cerca di occupazione.
- Fuori dalle forze di lavoro (inattivi): individui in età lavorativa non in cerca di un’occupazione. Ad esempio, il fenomeno dei lavoratori scoraggiati: quando l’economia è in recessione e c’è un calo del PIL, le persone smettono di cercare lavoro perché sono scoraggiate.
- Tasso di partecipazione: rapporto tra le forze di lavoro e la popolazione in età lavorativa.
- Tasso di disoccupazione: rapporto tra il numero di disoccupati e le forze di lavoro. Ad esempio, dati legati al mercato del lavoro in Italia nel 2018.
I flussi dei lavoratori
Un certo tasso di disoccupazione può indicare situazioni diverse:
- Un mercato del lavoro vivace, con molte interruzioni dei rapporti di lavoro e molte assunzioni. Quindi quando c’è un mercato del lavoro con delle persone che ci entrano ed escono, ad esempio chi finisce gli studi e trova un’occupazione in tempi rapidi, senza attendere molto, o chi abbandona un’occupazione perché è in cerca di una migliore, e quindi non rimane molto tempo disoccupato… in questa situazione vuol dire che c’è fluidità nel mercato del lavoro.
- Un mercato del lavoro asfittico, con una disoccupazione di lungo periodo. Si tratta della situazione opposta: se c’è un mercato del lavoro molto più statico, rigido, asfittico, questa fotografia che viene fatta può essere il risultato di dinamiche nel mercato del lavoro molto più rigide e che quindi richiedono molto più tempo per chi deve entrarci, ad esempio chi cerca un’opportunità migliore di lavoro, o chi è rimasto disoccupato… in questa situazione è più complicato ricollocarsi da una precedente posizione lavorativa a una nuova.
Per analizzare il mercato del lavoro è importante capire la dinamica dei suoi flussi. Esistono flussi in cui ci si sposta: ad esempio, 340 mila persone sono passate dall’essere occupate all’essere disoccupate, e 413 mila persone sono passate dall’essere disoccupate all’essere occupate. Questi flussi hanno delle dimensioni diverse, anche da Stato a Stato.
Movimenti all'interno della disoccupazione
Quando l’economia è in recessione, le imprese reagiscono alla riduzione della domanda in due modi:
- Riducendo le assunzioni di nuovi lavoratori, quindi è meno probabile che i lavoratori disoccupati trovino un lavoro: la durata della disoccupazione aumenta perché le imprese non hanno bisogno di nuovi lavoratori.
- Licenziando i lavoratori attualmente occupati, quindi è più probabile che i lavoratori occupati perdano il loro lavoro perché le imprese non ne hanno più bisogno. Ad esempio, negli USA: le barre grigie nel grafico indicano una situazione di recessione, di contrazione del PIL, in corrispondenza della quale le imprese hanno minore bisogno di forza lavoro. Di conseguenza, il tasso di disoccupazione in corrispondenza di quegli eventi cresce, come nel 2008, con la crisi finanziaria, c’è stato un incremento del livello della disoccupazione. Questo perché in una situazione di recessione le imprese non hanno bisogno di tutti i lavoratori che avevano in un periodo caratterizzato invece da una modesta espansione: non ha senso per un imprenditore mantenere la stessa forza lavoro che era necessaria in un contesto privo di crisi.
Quindi il ciclo economico e gli shock economici, come ad esempio crisi, hanno un grande impatto sulle scelte delle imprese riguardanti la forza lavoro.
Nel mercato del lavoro la possibilità di essere occupati o no dipende anche dalle scelte delle imprese: se le imprese sono attive e hanno delle prospettive di sviluppo, saranno anche più inclini ad assumere, e viceversa, in un contesto di recessione, questo non accade, quindi le imprese saranno meno inclini ad assumere nuovi lavoratori.
Abbiamo detto che in un contesto di crisi la durata della disoccupazione aumenta perché c’è una riduzione della domanda, e quindi alle imprese non serve tanta forza lavoro. Ma non si sa quanto durerà questa contrazione della domanda, quindi, visto che la durata della disoccupazione dipende dalla durata della contrazione della domanda, che a sua volta dipende sia dall’ampiezza che dalla gravità della crisi, la durata della disoccupazione è legata alla durata della recessione.
- Ad esempio 1: in questo grafico si vede la relazione tra il tasso di disoccupazione e i disoccupati che trovano lavoro ogni mese. Attenzione: in questo caso la scala è invertita quindi più il valore è alto meno disoccupati che trovano lavoro ci sono: nei periodi vicini al 2009, quando c’è stata una recessione, si vede che era più difficile trovare lavoro, infatti in quei periodi i disoccupati che trovano lavoro erano molti di meno, e di pari passo c’era un aumento del tasso di disoccupazione, mentre una volta che la crisi inizia ad essere superata il numero di disoccupati che trova lavoro aumenta e il tasso di disoccupazione diminuisce.
- Ad esempio 2: in questo grafico si vede la relazione tra il tasso di disoccupazione e il tasso mensile di interruzione, quindi quante persone vengono licenziate ogni mese: si vede che in un periodo di crisi c’è un picco di tasso mensile di interruzione, quindi c’è un incremento di licenziamenti, e allo stesso tempo quindi c’è anche un alto tasso di disoccupazione, mentre quando la crisi inizia ad essere superata il tasso mensile di interruzione diminuisce insieme al tasso di disoccupazione.
La determinazione dei salari
Esistono delle diversità tra diversi paesi europei, ma non solo, nel modo in cui è definito il salario:
- In Europa, per la determinazione salariale, si ricorre spesso (per circa il 98% dei casi in Austria e tra il 60 e l’80% nel resto dei paesi europei) alla contrattazione collettiva, ossia contrattazioni che avvengono tra imprese e sindacati. Esistono delle forme di contrattazione collettiva tra imprese e sindacati: per alcuni settori dell’attività economica si raggiungono degli accordi su certi livelli salariali, quindi alcuni paesi hanno dei livelli di contrattazione salariale particolarmente diffusi all’interno del paese, ad esempio Austria, Germania,… mentre in altri Stati questo accade di meno, come ad esempio nei paesi anglosassoni, quindi USA e Regno Unito, in cui si fa generalmente meno ricorso ai rapporti tra le imprese e i sindacati, perché in questi Stati si ricorre per lo più a dei rapporti individuali.
- Però il funzionamento della contrattazione collettiva non è ottimale quando si hanno di fronte dei soggetti che hanno delle competenze elevate e per i quali le esigenze salariali possono essere più specificatamente soddisfatte con un rapporto diretto con il potenziale datore di lavoro:
- Se sono richieste competenze elevate, è più frequente l’accordo bilaterale. In questi casi è più adeguato un rapporto bilaterale tra il potenziale dipendente e il potenziale datore di lavoro proprio a causa delle competenze elevate del potenziale dipendente. Quindi in questi casi la contrattazione collettiva non ha una grande rilevanza, è smorzata, ad esempio sportivi di alto livello: in questi casi non si applica la contrattazione collettiva ma piuttosto un accordo bilaterale. Questo perché il potere/forza contrattuale di un potenziale dipendente che ha delle conoscenze specifiche, delle caratteristiche fisiche specifiche, delle doti specifiche,… è diverso dal potere contrattuale di un potenziale dipendente che invece non ha bisogno di competenze specifiche, ad esempio un operaio all’interno di un’impresa che svolge un lavoro standardizzato: questo tipo di lavoratore può essere facilmente sostituito, diversamente da, ad esempio, un grande sportivo, che invece non è sostituibile facilmente con un altro.
Quindi ci sono due fattori rilevanti:
- I lavoratori percepiscono solitamente un salario superiore al loro salario di riserva, cioè il salario che li rende indifferenti tra lavorare ed essere disoccupati: il lavoratore decide di lavorare se il salario proposto è maggiore del suo salario di riserva. I lavoratori sono normalmente inclini a percepire un salario superiore a quello definito come salario di riserva, cioè ciò che li rende indifferenti tra il lavorare e il non lavorare: la scelta di essere occupati la si ha quando il salario proposto è maggiore del salario di riserva, altrimenti si sceglie di non lavorare, ma di usare il proprio tempo libero in altro modo perché darebbe una maggiore utilità rispetto all’utilità che invece quello stipendio/salario proposto potrebbe dare.
- I salari di solito dipendono dalle condizioni economiche, in particolare dalle condizioni del mercato del lavoro: quanto più basso è il tasso di disoccupazione, tanto maggiori sono i salari. Il salario dipende anche dalle condizioni del mercato del lavoro a cui si guarda:
- Ad esempio, se la situazione è quella di una crescita economica, e quindi ci sono molte persone occupate e pochi disoccupati, i salari saranno generalmente più elevati perché l’economia cresce e quindi c’è una maggiore domanda da parte dei consumatori. Di conseguenza, le imprese hanno una maggiore necessità di lavoratori per soddisfare la domanda aumentata, quindi i lavoratori sono in una posizione di potere, infatti possono decidere di abbandonare l’azienda, di spostarsi verso un’altra, per trovare un salario più elevato, perché c’è molta domanda di lavoratori. Quindi la domanda di lavoratori in una situazione di crescita economica permette ai lavoratori di esercitare nei confronti dei datori di lavoro una richiesta salariale superiore rispetto a quella di un’economia stagnante o di una situazione di recessione.
Contrattazione del salario
La forza contrattuale di un lavoratore dipende:
- Dal costo, in caso di dimissioni, che l’impresa paga per sostituirlo. La forza contrattuale di un lavoratore dipende dal costo che l’impresa deve sostenere se lo perde per istruire un nuovo dipendente a svolgere la stessa funzione di quello precedente: nel caso di un lavoratore che svolge un’attività standardizzata, i costi per la sua formazione saranno minori rispetto ad un lavoratore con delle competenze più qualificate.
- Dalla difficoltà a trovare un nuovo lavoro. Questo tipo di facilità o difficoltà dipende a sua volta dalle condizioni economiche e dal tipo di mansione.
Di conseguenza, la forza contrattuale è influenzata:
- Dalle condizioni prevalenti sul mercato. Ad esempio, in un’economia in crescita la domanda di lavoro è maggiore e quindi i lavoratori hanno un maggiore potere contrattuale, quindi in generale si trova lavoro più facilmente rispetto a una situazione di crisi in cui le aziende non hanno bisogno di lavoratori.
- Dalla natura del lavoro. La forza contrattuale dipende anche dal tipo di attività lavorativa/mansione che si deve svolgere: ad esempio, uno sportivo che ha una competenza particolare ha un grande potere contrattuale. Quindi la natura del lavoro, ad esempio un soggetto che svolge delle mansioni standardizzate per cui è semplice essere istruiti, richiede poco tempo e poche risorse all’impresa, quindi viene facilmente rimpiazzato, diversamente da un soggetto che ha invece investito nella sua formazione, il quale è più difficile e costoso da sostituire perché ha un tipo di competenza diverso e più specifico, rispetto a quelle di una persona che ha delle competenze standardizzate.
I salari di efficienza
Ci possono essere casi in cui le imprese potrebbero voler pagare un salario superiore a quello di riserva, per far sì che i dipendenti siano più produttivi. Le teorie che legano produttività e salario sono dette dei salari di efficienza. Il contributo all’attività dell’azienda dei lavoratori più qualificati è di valore, quindi in questi casi il datore di lavoro eroga un salario che ha l’obiettivo di tenere legato il lavoratore all’azienda, ovvero il salario di efficienza, che quindi serve per gratificare e anche per ottenere un maggiore output da parte di quel lavoratore. Ad esempio, con i lavoratori che hanno delle competenze accumulate nel corso del tempo e che, ad esempio, hanno una formazione universitaria: perché in un’azienda hanno, ad esempio, permesso di raggiungere certi risultati, l’azienda vuole evitare che quei soggetti abbandonino l’azienda, quindi si vuole evitare che quei lavoratori decidano, ad esempio, di svolgere la stessa mansione in un’azienda concorrente che offrirebbe un salario maggiore.
Come le teorie basate sulla contrattazione, le teorie dei salari di efficienza suggeriscono che i salari dipendono:
- Dalle condizioni del mercato del lavoro. Anche il salario di efficienza dipende dalle condizioni del mercato del lavoro: se il mercato del lavoro è inserito in una condizione economica favorevole, è più probabile che il datore di lavoro voglia pagargli un salario superiore a quello di riserva, mentre è più complicato farlo quando le risorse dell’azienda sono più contenute perché l’economia è in contrazione.
- Dalla natura del lavoro. Per svolgere delle mansioni più qualificate è più ragionevole pensare che il soggetto venga pagato molto di più rispetto al salario di riserva.
Salari, prezzi e disoccupazione
Come vengono determinati i salari da un punto di vista formale? La precedente discussione sulla determinazione dei salari suggerisce un’equazione dei salari come segue:
= eW P F ( u, z )- +( , )
L’equazione ci dice che il salario W, che è il salario nominale aggregato, quindi non è espressione del salario in termini di beni ma in termini di moneta, dipende da due elementi:
- Il livello atteso dei prezzi P: se P aumenta, aumenta. Quindi, tanto più elevato è il livello dei prezzi che ci si attende per il futuro, tanto più ragionevole è pensare che le richieste salariali siano crescenti, che ci siano delle rivendicazioni salariali da parte dei lavoratori a causa della situazione positiva, quindi che il valore del salario vada verso l’alto. Attenzione: se ci si aspetta che il prezzo dei beni P aumenti, si desidererà anche essere pagati di più per poter essere in grado di acquistare sempre lo stesso numero di beni.
- Il tasso di disoccupazione u: se u diminuisce, aumenta. Quindi, se il tasso di disoccupazione cala, e quindi ci troviamo in una situazione economica positiva, questo significa anche che il potere contrattuale dei lavoratori è maggiore, e quindi i lavoratori possono chiedere un salario maggiore: anche in questo caso W aumenta.
- Una generica variabile, z, che rappresenta tutte le altre variabili che influenzano la determinazione dei salari. Quindi z è una variabile eterogenea che rappresenta le altre variabili che influenzano la determinazione dei salari.
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