Eva Burba
Introduzione al corso di macroeconomia
Il Fondo Monetario Internazionale
Fondo Monetario Internazionale: si tratta di un istituto che si occupa dell’analisi economica e delle previsioni economiche a livello mondiale. Quindi, il FMI ci dà aggiornamenti sul World Economic Outlook due volte all’anno, a luglio e a ottobre: nell’ultimo aggiornamento di luglio (video) ci dà quindi le indicazioni su cosa sia cambiato nell’economia e sulle sue dinamiche negli ultimi mesi. Il Covid, da quando c’è, influenza le variabili macroeconomiche, quindi, da quando c’è, ha influenzato e influenza tutto l’andamento dell’economia mondiale.
Le politiche fiscali
Le politiche fiscali sono la spesa che lo Stato utilizza per sostenere l’economia: di conseguenza, questa spesa sarà molto grande nei paesi avanzati, ovvero quei paesi che hanno lo “spazio” per poterlo fare, es. USA, Europa occidentale, … seppur questo determini anche un incremento del debito pubblico. Quindi, i paesi, per far fronte alla crisi dovuta al Covid, hanno adottato diverse misure di sostegno all’economia: es. Biden ha varato un piano economico, mentre in Europa ce ne sono stati di diversi, sia interventi di carattere fiscale a livello nazionale, ovvero che ogni nazione, compatibilmente con proprie risorse, ha destinato un certo quantitativo di denaro per supportare es. le famiglie in difficoltà, i disoccupati, … sia delle misure a livello europeo, es. Next Generation EU. Quindi ci sono degli elementi di politica fiscale, ovvero che lo Stato interviene spendendo, ovvero mettendo a disposizione delle risorse per sostenere l’economia.
Le politiche monetarie
Non ci sono solo le politiche fiscali, ma si parla anche di politiche monetarie: es. in Europa qualcosa viene gestito dall’Unione Monetaria Europea, dalla Banca Centrale Europea, mentre in USA dalla Federal Reserve System. In ogni caso, entrambe hanno degli obiettivi: l’Europa, che segue il modello tedesco, ovvero quello di una banca centrale conservatrice che conta di avere livelli di prezzo bassi a costo di avere anche una disoccupazione piuttosto elevata, l’obiettivo principale è quello di mantenere nel medio periodo il tasso di inflazione vicino al 2% (molto basso), mentre negli USA non c’è l’ansia di avere livelli così bassi di inflazione, ma c’è più libertà, quindi in USA tendenzialmente la politica accetta di avere un’inflazione più elevata, ma accompagnata da un livello di occupazione elevato.
Le conseguenze del Covid nelle economie del mondo
A causa del Covid, ci sono stati dei cambiamenti nell’andamento dell’economia nei paesi avanzati, che hanno generalmente manifestato un calo della crescita della produzione, seppur ora la crescita si sta riprendendo: a ottobre vedremo come quei dati, e quelle previsioni di crescita che sono state fatte a luglio per il 2022 saranno riviste dagli esperti del FMI.
Il divario nella crescita tra paesi più sviluppati rispetto ai paesi con delle economie dette “emergenti” ci mostra anche una disparità di percentuale di popolazione che è stata vaccinata: nel “mondo ricco” le percentuali sono elevate, mentre nei paesi emergenti e a basso reddito, es. Africa, le percentuali sono molto basse. Questo è un elemento di preoccupazione: il paese africano ha anche poco da spendere dal punto di vista della politica fiscale, quindi dal punto di vista di quanto lo Stato spende per sostenere l’economia.
La Banca Centrale Europea usa fondi messi a disposizione dalle singole nazioni attraverso le politiche fiscali anche per la salvaguardia all’ambiente: tra i fondi destinati alla ripresa, è stato posto il vincolo che una certa parte venga allocata alla Green economy, quindi che una certa parte del Next Generation EU miri a questo. Quindi la Banca Centrale Europea ha un ruolo di supporto all’economia dell’area dell’euro in modi diversi.
Capitolo 1: un viaggio intorno al mondo
Questo capitolo si occupa di com’è cambiata l’economia nel corso degli ultimi anni, facendo riferimento ad alcune aree specifiche: USA, Europa, Cina, … e ci fa vedere come sono evoluti il PIL, il tasso di crescita, il tasso di disoccupazione, …: la macroeconomia si occupa di capire quello che succede e cosa si può fare al riguardo.
Capitolo 2: un viaggio attraverso il libro
1. La produzione aggregata
La misura principale della produzione aggregata (ossia totale) nella contabilità nazionale è chiamata prodotto interno lordo (PIL).
Non è la sola, ma è la variabile più conosciuta e più utilizzata per misurare la dimensione economica di un paese.
La produzione aggregata è una variabile economica rilevante che viene misurata attraverso il PIL.
Definizioni di “PIL”
Ci sono 3 modi per definire il PIL di un’economia:
- Valore dei beni e dei servizi finali prodotti in un’economia in un dato periodo di tempo. In questa prima definizione l’enfasi viene posta sull’espressione beni e servizi finali.
- Somma del valore aggiunto in un’economia in un dato periodo di tempo. In questa seconda definizione si pone l’enfasi sul concetto di valore aggiunto. Attenzione: queste due prime definizioni guardano alla dimensione della produzione.
- Somma dei redditi in un’economia in un dato periodo di tempo. Questo terzo modo per definire il PIL di un’economia pone l’enfasi sui redditi.
Attenzione: l’elemento costante, che ritroviamo in tutte e tre le definizioni, è l’espressione “in un’economia in un dato periodo di tempo”.
Esempio di economia semplificata
Es. in un’economia semplificata, composta da solo 2 aziende:
- Impresa 2: è un’impresa automobilistica, in cui:
- L’impresa compra acciaio dall’impresa 1, lo paga 100€: l’acquisto di acciaio è pari a 100€.
- L’impresa trasforma l’acciaio per produrre automobili, e per farlo le serve della mano d’opera che deve pagare, quindi i salari sono pari a 70€.
A. Costi: considerando l’impresa 2, questa ha dei costi di acquisto da sostenere, che sono pari a 100€ per l’acquisto di acciaio e 70€ per la retribuzione dei salari, quindi complessivamente, i costi che l’impresa 2 deve sostenere per produrre automobili è pari a 100+70=170€.
B. Profitto: se l’impresa 2 decide vende le auto al prezzo di 200€, quindi se i ricavi sono 200€, avrà un profitto pari alla differenza tra ricavi e costi, quindi pari a 200-170=30€.
- Impresa 1: è un’impresa siderurgica che produce acciaio:
- L’impresa ha bisogno della mano d’opera per operare questa trasformazione, quindi ci sono anche dei salari da dover retribuire, pari a 80€: i salari sono pari a 80€. Quindi questo significa che l’impresa estrae le materie prime e le trasforma, e questo processo di trasformazione delle materie prime in acciaio le costa 80€: i costi sono pari a 80€.
A. Costi: diversamente, l’impresa 1 utilizza solo il fattore lavoro per produrre l’acciaio, quindi gli unici costi che l’impresa 1 sostiene sono i costi relativi ai salari: l’impresa 1 non usa macchinari, non usa il fattore capitale, ma ci sono solo degli operai che lavorano per l’estrazione dell’acciaio. Di conseguenza, i costi che l’impresa 1 deve sostenere sono di 80€.
B. Profitto: se l’impresa 1 vende l’acciaio ad un prezzo di 100€, quindi se i ricavi sono 100€, il profitto sarà pari alla differenza tra i ricavi e i costi, quindi sarà pari a 100-80=20.
Come possono essere utilizzate le 3 definizioni di PIL in questo esempio?
1. Valore dei beni e dei servizi finali prodotti in un’economia in un dato periodo di tempo
Qui si considera che gli unici beni e servizi che vengono venduti sono quelli finali, e non quelli intermedi, come lo è l’acciaio per l’impresa 2. Di conseguenza, seguendo questa definizione, i beni e servizi finali da prendere in considerazione sono le automobili che l’impresa 2 vende a 200€: l’automobile è un prodotto finito, non è un prodotto intermedio, ma è un bene finale. Di conseguenza, il PIL di questa economia, seguendo questa definizione, è pari alla somma dei beni e dei prodotti finali, quindi è pari a 200+0=200€.
2. Somma del valore aggiunto in un’economia in un dato periodo di tempo
In questo caso, guardando a questo tipo di economia semplificata, composta cioè da solo due aziende, si deve pensare che l’impresa 1, essendo un’impresa estrattiva, non abbia dei prodotti intermedi, quindi nel caso dell’impresa 1 non c’è differenza tra bene intermedio e bene finale: dobbiamo supporre che i 100€ di ricavi non siano il risultato di un’attività in cui è stato coinvolto un bene intermedio, quindi sulla base di questo si dice che il valore aggiunto, che è la differenza tra il prodotto finale e i prodotti intermedi, non essendoci in questo caso prodotti intermedi, sia pari a 100-0=100€. L’impresa 2 invece è diversa, perché produce automobili facendo uso di un bene intermedio, ovvero l’acciaio. Quindi, in questo caso, bisogna fare lo stesso ragionamento per calcolare il bene aggiunto: bisogna prendere i ricavi, pari a 200€, e bisogna togliere ai ricavi il valore dell’acquisto dei beni intermedi, ovvero 100€: quindi il valore aggiunto dell’impresa 2 è pari a 200-100=100€. A questo punto, sommando i valori aggiunti delle due imprese, viene fuori che il PIL è pari a 100+100=200€: il PIL che ne risulta è uguale, in termini numerici, al valore del PIL calcolato precedentemente come la somma dei beni e dei servizi finali: se cambiano le modalità con cui vogliamo calcolarlo, il valore del PIL non cambia.
3. Somma dei redditi in un’economia in un dato periodo di tempo
Anche in questo caso si dovrà ottenere sempre lo stesso risultato, ovvero si dovrà sempre raggiungere al risultato che il PIL valga 200€. In questo caso si parte dal presupposto che sia il fattore lavoro, ovvero gli operai, che il fattore capitale, ovvero i macchinari, per essere coinvolti nell’attività produttiva devono essere remunerati, quindi l’impresa 1 deve remunerare solo il fattore lavoro, perché non c’è il fattore capitale, quindi la somma dei salari è pari a 80+0=80€ e, attenzione: in questo caso la remunerazione del capitale è pari al profitto, quindi pari a 20€, quindi la somma dei due salari dà 80+20=100€. Nel caso dell’impresa 2, invece, c’è un salario per la remunerazione del lavoro, che è pari a 70€, e il salario per la remunerazione del capitale è sempre pari al profitto, quindi 30€: la somma dei due salari ci dà 70+30=100€, quindi si ha che la remunerazione che le due imprese devono pagare sono pari a 100 in entrambi i casi, quindi, guardando complessivamente all’economia, la somma dei redditi è 100+100=200€.
Distinzione tra PIL nominale e PIL reale
Nel 2018 il PIL dell’UE era di 13.700 miliardi di euro, rispetto ai 2.598 miliardi di euro del 1980 (questo significa che il PIL è aumentato di circa cinque volte).
Tuttavia, la produzione aggregata dell’UE non è stata cinque volte più alta nel 2018.
Questo succede perché gran parte dell’aumento del PIL riflette le variazioni dei prezzi dei beni e dei servizi, quindi riflette come viene valorizzata la quantità prodotta, non riflette per forza l’aumento delle quantità prodotte.
Es. in questo caso vediamo come il PIL dell’Unione Europea, confrontato in due diversi anni, risulti cinque volte maggiore: ma questo non significa per forza che l’Unione Europea abbia prodotto 5 volte di più, ma potrebbe essere es. che l’Unione Europea abbia prodotto il doppio, ma che i prezzi dei beni e dei servizi siano aumentati. Quindi, se da una parte un aumento del PIL potrebbe essere causato da un aumento del valore della produzione (che deriva a sua volta da un aumento della quantità prodotta), potrebbe anche essere che l’aumento del PIL sia in realtà solo il risultato dell’aumento del livello dei prezzi dei beni e dei servizi: se c’è un aumento dei prezzi, nel calcolo sembra che risulti che il PIL sia aumentato di 5 volte.
Questo ci porta a considerare la distinzione tra PIL nominale e PIL reale:
A. PIL nominale
PIL nominale (€Yt): somma della quantità dei beni finali valutati al loro prezzo corrente (al tempo t).
Questo significa che la produzione di quest’anno verrà valutata ai prezzi di questo anno, la produzione del prossimo anno verrà valutata ai prezzi del prossimo anno, … e così via: i prezzi influenzano la valutazione della dimensione del PIL, quindi, seppur questo tipo di ragionamento ci dia l’indicazione di una grandezza, non ci è utile per capire le variazioni di un’economia nel tempo, es. se sia cresciuta, di quanto, … proprio perché vengono usati i prezzi correnti, di quel momento.
La variazione del PIL nominale può dipendere da due fattori:
- Variazione della produzione (in termini di quantità) nel tempo.
- Variazione dei prezzi dei beni nel tempo (aumento o diminuzione).
B. PIL reale
PIL reale (Yt): somma delle quantità di beni finali valutati a prezzi costanti.
Il PIL reale permette di misurare la produzione e le sue variazioni nel tempo, escludendo l’effetto di prezzi crescenti.
In questo caso quindi bisogna scegliere un anno base, e bisogna calcolare il valore della produzione sulla base dei prezzi vigenti, ovvero sulla base dei prezzi registrati in quello specifico anno, moltiplicandoli per la quantità prodotta negli anni che si vogliono esaminare:
Es. utilizziamo i prezzi delle automobili del 2012: per calcolare il valore del PIL reale, bisogna moltiplicare il prezzo registrato nel 2012, ovvero 24’000€ per la quantità prodotta nei vari anni che si vogliono analizzare: in questo modo si depura l’incremento del PIL dall’effetto della variazione dei prezzi, come avviene invece nel caso del calcolo del PIL nominale.
Quindi il PIL reale si usa per misurare la produzione e le sue variazioni nel tempo, non considerando la variazione dei prezzi: solo in questo modo si capisce effettivamente se la produzione sia aumentata o diminuita, bisogna depurare la variazione della produzione dai disturbi che derivano dalla variazione dei prezzi, es. quando c’è un’alta inflazione, …
Per costruire il PIL reale, dobbiamo moltiplicare il numero di auto in ogni anno per uno stesso prezzo (prezzo preso da un anno base).
Per esempio, se si usa il prezzo di un’auto nel 2012 come riferimento, otterremo il PIL reale ai prezzi del 2012.
A cosa serve la distinzione tra PIL nominale e PIL reale?
Questa distinzione è importante perché può capitare che PIL nominale e PIL reale si muovano su una stessa direzione, come può succede l’inverso, ovvero possono differire enormemente:
Es. il grafico ci mostra l’andamento in Italia del PIL nominale e del PIL reale nel tempo: se prendiamo in esame l’area dove c’è una grande differenza tra PIL nominale e PIL reale, in cui il PIL nominale è molto più alto rispetto al PIL reale, significa che c’era un’inflazione più elevata, ovvero che i prezzi erano più alti. Rispetto a un’effettiva crescita della produzione, questa distanza si assottiglia, e questo significa che l’inflazione è diminuita nel tempo, infatti l’inflazione ha avuto anche un valore negativo, quando il valore del PIL nominale è diventato minore rispetto a quello del PIL reale. Questo andamento e questo progressivo avvicinamento delle due curve rispecchia gli obiettivi che sono stati posti dall’Unione Europea, ovvero quello del raggiungimento di un’inflazione intorno al 2%, che ha determinato l’effettiva diminuzione dell’inflazione, ovvero del divario tra PIL nominale e PIL reale. Quindi ha senso considerare la differenza tra PIL nominale e PIL reale, es. quando c’è un livello di inflazione molto alta, per vedere come evolve l’inflazione nel tempo, quanto velocemente diminuisce, …
Espansione e recessione dell’economia
Cosa significa crescita/espansione, decrescita/recessione, dell’economia?
Per valutare l’andamento di un’economia da un anno all’altro, gli economisti considerano il tasso di crescita del PIL reale, chiamato semplicemente crescita del PIL (reale).
Quindi: crescita del PIL al tempo t = tasso di crescita del PIL reale al tempo t.
Come si calcola la crescita del PIL reale?
Si prende il PIL reale registrato in un anno, a cui si sottrae il PIL reale registrato nell’anno precedente. Successivamente, si divide il tutto per il PIL reale registrato nell’anno precedente:
(Yt - Yt-1) / Yt-1
A. Quando il calcolo della crescita del PIL ha un valore positivo, significa che c’è stato un periodo di crescita del PIL positiva, ovvero un periodo di espansione, es. PIL reale del 2020 e PIL reale del 2021: nel 2021 il PIL reale è più grande rispetto a quello del 2020.
B. Quando il calcolo della crescita del PIL ha un valore negativo, significa che c’è stato un periodo di crescita del PIL negativa, ovvero di decrescita del PIL, di recessione: se il PIL reale di un anno è più basso rispetto al PIL reale dell’anno precedente, significa che l’economia sta decrescendo.
Quindi, abbiamo capito come il PIL reale serva per capire come l’economia evolve: se si evolve in modo positivo, quindi se c’è un’espansione, o in modo negativo.
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