Statistica applicata 2019-2020 1° semestre
Statistica applicata
Campione casuale (o probabilistico)
Tutte le unità hanno una probabilità non nulla di entrare a far parte del campione. In questo modo si ha la garanzia che le osservazioni riproducono il comportamento della variabile x.
Ripasso
Probabilità si occupa di fenomeni aleatori, ossia fenomeni per i quali il risultato dell’esperimento non è sicuro. Condizione di incertezza → più modalità di realizzazione.
→ Esperimento aleatorio risultati casuali; manifestazioni di un esperimento = Eventi.
Probabilità = misura del manifestarsi di un evento.
Eventi elementari = risultati del fenomeno aleatorio.
Eventi generici = insieme o famiglie di eventi elementari.
Classi di eventi = insiemi di eventi ottenuti con operazioni algebriche su altri eventi, l’evento certo o spazio degli eventi.
Eventi particolari = evento impossibile (insieme vuoto) e elementari (omega). →
Funzione di probabilità assiomi del calcolo (vd. Appunti statistica).
Regole: probabilità dell’unione; della differenza; del complementare; dell’evento impossibile.
0≤P(A)≤1. →
Legge di probabilità per ogni evento elementare: Pi = 1/n casi favorevoli / casi possibili.
(∩)(|) = Evento condizionato; probabilità condizionata: ()→ (|) = () (|) = ()
2 eventi stocasticamente indipendenti quando e.
Se gli eventi sono disgiunti la probabilità della loro intersezione è nulla, mentre se sono indipendenti è uguale al prodotto delle probabilità marginali.
‘Con’ → Estrazione con o senza reimmissione [con o senza reinserimento]: eventi indipendenti; ‘senza’ → gli eventi dipendono dalla estrazione precedente.
Variabile casuale: X è una funzione che associa ad ogni evento elementare dello spazio campionario omega uno ed uno solo numero reale.
→ Funzione di probabilità / funzione di densità domandine in esame (vd. Pacchetto slide 2.)
Funzione di ripartizione:
Proprietà: 1) monotona non decrescente; 2) continua da destra [nel caso discreto, a gradini, significa prendere il valore più alto, perché si arriva da destra]; 3) limiti:
Talvolta si scrive E(X), ma è uguale a M(X).
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Variabili casuali discrete
V.C. uniforme X~U(n)
1) V.C. binomiale X~Bin(n,p)
2) Esperimento: soli 2 possibili risultati (dicotomico):
- 1° tipo = successo (S)
- 2° tipo = insuccesso (I)
Dei quali si conosce la probabilità di realizzazione. P(successo) = p; P(insuccesso) = 1-p=q. n estrazioni con reimmissione (indipendenti).
Il coefficiente binomiale conta ‘i casi diversi’. Se n è pari unimodale; n è dispari → → bimodale. [supporto n+1 perché parte da 0]
3) V.C. ipergeometrica X~Ig(N,M,n)
Esperimento: stesse ipotesi della binomiale; N elementi di cui: M successi (N-M) insuccessi. n estrazioni senza reimmissione (dipendenti). I parametri (N,M,n) della ipergeometrica rappresentano rispettivamente il numero totale di palline nell’urna (N), il numero di palline del colore che considero un successo (M) e il numero di estrazioni (n) che effettuo senza reimmissione.
N su n rappresenta tutti i casi possibili; i modi in cui possono uscire le palline. Il numeratore rappresenta i casi favorevoli. La varianza nell’ipergeometrica è sempre più bassa della binomiale.
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Variabili casuali continue
1) V.C. rettangolare X~R(a,b)
2) V.C. normale X~N(μ,σ )2
2) Tavole della N(0,1)
2~(, ) ( − 3 ≤ ≤ + 3) = 0.997
Si dimostra che (−3 ≤ ≤ 3) = 0.997.
Tavole perché ‘non coprono’ le possibilità. Solo nello 0.3% dei casi non si possono usare le variabili casuali continue ottenute da particolari trasformazioni della Normale:
1) Somma dei quadrati di n Normali standardizzate indipendenti:
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2) ; ;;
3) ; ;
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Teorema del limite centrale
…,X Siano X1, X2, n v.c.
- Indipendenti
- Identicamente distribuite (cioè caratterizzate dalla stessa distribuzione di probabilità) con =…=μ σ σ σ σ21 22 2n 2 stessa media μ =μ =μ e stessa varianza = =…= = .1 2 n
+…+X σ2
La loro somma T =X +X ha media M(T )=n μ e varianza var(T )=n .n 1 2 n n n
( + ) = () + () + 2()() = 0 ; . → →
Indipendenza stocastica indipendenza in media indipendenza lineare.
→ Se x e y sono v.c. indipendenti COV (XY) = 0.
+…+XT =X +Xn 1 2 n
2) ) ) ) )( = ( + + ⋯ + = ( + ( + ⋯ + ( = × 1 2 1 2
Per n sufficientemente grande, ad es. (n>100), la distribuzione Binomiale Bin(n,p) può essere approssimata con N(np,npq). Perché?
Inferenza statistica
Insieme di metodi e tecniche per generalizzare i risultati ottenuti su un campione alla popolazione. Si utilizza il calcolo delle probabilità per quantificare l’incertezza insita nel procedimento.
Esempi: Potremmo ad esempio voler conoscere (tra parentesi la popolazione di riferimento)
- Reddito medio (abitanti della regione Lombardia)
- Percentuale (%) di individui soddisfatti dei servizi offerti dalla Sanità (utilizzatori dei servizi sanitari i Lombardia)
- Percentuale (%) di utilizzatori di Internet (tra gli italiani > 20 anni)
- Durata media delle vacanze dei giovani italiani (italiani tra 18-29 anni)
- Peso medio dei fustini di detersivo prodotti da azienda (produzione giornaliera)
- Percentuale (%) di italiani maggiorenni favorevoli alla stepchild adoption (italiani maggiori di 18 anni).
Ciò che è oggetto di stima è generalmente un indicatore di sintesi (di posizione, di variabilità).
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Generalmente l’inferenza riguarda una caratteristica incognita di una popolazione chiamata parametro.
Ad es. sono parametri: la media (del reddito); la percentuale di individui soddisfatti dei servizi sanitari. (Il parametro può essere un vettore di dimensione finita) θ ≃ “teta”
Convenzionalmente il generico parametro viene indicato con la lettera greca (che Θ). Può assumere valori in un insieme.
Attraverso le procedure dell’inferenza statistica si può rispondere alle seguenti domande:
L’informazione presente nel campione osservato: x = (x1,x2,…,xn).
Stima dei parametri: è il procedimento attraverso il quale dal campione estratto si ricavano informazioni per assegnare al parametro θ ≃.
- Un solo valore (stima puntuale)
- Oppure un insieme di valori (stima intervallare).
Per quantificare l’attendibilità della stima (e più in generale dell’inferenza) occorre che le osservazioni x = (x1, x2, …, xn) costituiscano una realizzazione di un campione casuale estratto dalla popolazione di riferimento.
Nel seguito faremo riferimento al campionamento da una variabile casuale, che quindi è assimilabile a quello di una popolazione infinita. Vedremo più avanti le nozioni di base del campionamento da popolazione finita.
Campione casuale:
- → Da popolazione finita shot; grappoli; due stadi; sistematica.
- Da popolazione infinita = da var. casuale.
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Campionamento casuale da una variabile casuale X
Questo significa che se io generassi k campioni di dimensione n dalla v.c. X, ad ogni estrazione osserverei una realizzazione campionaria diversa da quella ottenuta precedentemente, ma, per le modalità di estrazione casuale, posso assumere che, per ogni realizzazione campionaria, la generica prima componente rappresenti una realizzazione della v.c. X, la seconda componente rappresenti una realizzazione della v.c. X, e così via, fino all’ultima componente del campione.
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Per stimare i parametri della popolazione o per verificare un’ipotesi sulla v.c. (popolazione) si usano i dati campionari: generalmente si usa una funzione del campione (medie, percentuali, ecc.), detta statistica campionaria o stimatore.
Esempi:
- La media aritmetica calcolata sui dati del campione è una statistica campionaria (media campionaria);
- Una proporzione calcolata sui dati del campione è una statistica campionaria (proporzione campionaria);
- La varianza calcolata sui dati del campione è una statistica campionaria (varianza campionaria).
Una statistica campionaria, essendo funzione di variabili casuali, è anch’essa una variabile casuale! Naturalmente, quando la statistica campionaria è calcolata sulla realizzazione campionaria diventa un numero!
La statistica campionaria, essendo una v.c., ammette una distribuzione di probabilità, chiamata Distribuzione Campionaria.
- Una statistica utilizzata per stimare un parametro di una popolazione è chiamata più precisamente:
Proprio in virtù della casualità del campione, noi possiamo conoscere la distribuzione di probabilità (o di densità di probabilità) della v.c. stimatore T e dunque, attraverso opportune tecniche probabilistiche, siamo in grado di valutare il grado di precisione delle stime.
Precisione: quanto il valore della «stima» dedotto sulla base della realizzazione campionaria osservata si discosta dal valore del parametro nella popolazione (valore vero incognito). Parametro popolazione = stima ± errore campionario.
Quanto il valore stimato sarà preciso? Sarà distante dal vero ma incognito valore della media μ? Siamo in grado di quantificare «la precisione» dello stimatore utilizzando la distribuzione (di densità) campionaria della v.c. stimatore, nota a seguito del ccs.
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Stimatori particolarmente rilevanti sono:
Di questi ora vedremo la definizione e le proprietà.
Stimatore media campionaria
…,X Sia (X1,X2,…,Xn) un ccs di dimensione n dalla v.c. X che ha media M(X) e varianza V(X) incognite. Lo stimatore media campionaria è definito come:
La corrispondente stima si indica con:
Esempio:
Si consideri un’urna che contiene N=3 palline con i seguenti numeri {3,5,7}. Nell’urna sono: μ=5.
Ne consegue che la media e la varianza dei valori riportati sulle palline è σ2 = 8/3 =2.67. Consideriamo ora di non conoscere i numeri impressi sulle palline dell’urna e di volerne stimare la media estraendo un campione con reimmissione di dimensione n=2.
Se costruiamo la distribuzione di frequenza della media «campionaria» tenendo conto di tutti i possibili risultati di estrazione con reimmissione dall’urna otteniamo:
Conclusione: La media campionaria coincide solo per il 33,33% delle volte con la media «vera» della popolazione. Nel restante 66,66% la media campionaria sovrastima (33.33%) o sottostima (33.33%) il vero valore della media della popolazione. Ma allora cosa possiamo dire osservando solo un campione? ̅
Dalla distribuzione dei possibili valori assumibile dalla possiamo calcolarne la sua media e la sua varianza.
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Cosa possiamo osservare?
Se si tiene conto di tutti i possibili risultati ottenibili estraendo campioni di numerosità 2 dall’urna, si verifica che la media dei valori riportati sulle palline ha una distribuzione che:
- In media è uguale al vero valore della media delle palline dell’urna.
- Ha una varianza che è pari alla metà della varianza nella popolazione.
Facciamo un altro esempio aiutandoci con Excel.
Si consideri un’urna che contiene N=5 palline numerate da 1 a 5: {1, 2, 3, 4, 5}. In questo caso la media e la varianza dei valori riportati sulle palline dell’urna sono: μ=3 e σ2 = 2. Consideriamo ora di estrarre un campione con reimmissione di dimensione n=3.
Non possiamo fare uno schema come prima, perché il numero di modi diversi in cui possiamo estrarre il campione è molto alto: sono Nn =53 =125.
Cosa possiamo dedurre?
Estraendo con reimmissione un unico campione dall’urna, noi osserviamo un valore della media che non necessariamente coincide con il vero e incognito valore della media nella popolazione. Se l’estrazione però avviene in modo casuale si verifica che:
1) «In media» il valore che stimiamo è uguale al vero e incognito valore della media μ e non sarà sistematicamente più alto o più basso (proprietà di correttezza o non distorsione).
2) La variabilità intorno al vero e incognito valore risulta pari alla varianza nella popolazione divisa per la numerosità del campione. Dunque, data la varianza, più numeroso è il campione, minore sarà la variabilità e meglio potremo stimare il vero ma incognito valore.
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Se non si hanno informazioni sulla distribuzione della v.c. X della popolazione da cui il campione è stato estratto, grazie al Teorema del Limite Centrale - che vale per la somma di v.c. indipendenti e identicamente distribuite - possiamo, almeno approssimativamente affermare che per n→∞ ̅ si distribuisce come una N(M(X), V(X)/n).
Di conseguenza la media campionaria standardizzata:
Si distribuirà come una N(0,1).
Attenzione: il risultato vale solo asintoticamente. A parità di altre condizioni, l’approssimazione è tanto migliore quanto più alto è n. È possibile approssimare alla normale per valori di n>100. Se n < 100 si distribuisce come normale solo se la X da cui campiono è una normale.
Aggiungere appunto sul foglio: varianza e media campionaria.
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Stimatore varianza campionaria
Guardo appunto sul foglio.
Un altro stimatore della varianza, il cui utilizzo vi sarà chiaro dopo che introdurremo le proprietà degli stimatori, è il seguente:
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Stimatore frazione (o proporzione) campionaria
Lo stimatore frazione campionaria è definito come:
Dove r è il numero di unità nel campione che possiede la caratteristica oggetto di interesse. La n è la dimensione del campione.
La corrispondente stima si indica con p:
Proprietà degli stimatori
…,X θ ≃. Generalmente si danno più stimatori T= h(X1,X2,…,Xn) per lo stesso parametro.
Come scegliere tra stimatori?
La scelta è resa più semplice se possiamo confrontare gli stimatori in base a buone proprietà. Tra queste si segnalano:
➢ Correttezza o non distorsione: La media dello stimatore coincide con il parametro da stimare. (Se la proprietà vale sole asintoticamente, ossia per n→∞, si parla di correttezza asintotica)
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➢ Efficienza: Riguarda il confronto tra due stimatori T1 e T2. Intuitivamente T1 è più efficiente di T2 se, in un senso da precisare (vedi slides successive), T1 è più accurato di T2, per la stima del parametro θ ≃.
Per valutare l’accuratezza di T nello stimare θ possiamo usare l’errore quadratico medio (mean square error) dato dalla quantità:
Nella figura sono riportate le distribuzioni campionarie di due stimatori corretti. Lo stimatore T1 possiede un errore quadratico medio (ossia una varianza) più piccolo di T2.
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➢ Consistenza: Aumentando la dimensione campionaria la distribuzione dello stimatore tende a concentrarsi sempre più intorno al valore di θ ≃; così che, per “n molto grande”, è praticamente “certo” che lo stimatore coincida con θ ≃.
Lo stimatore Tn di un parametro θ, dove l’indice n indica la dipendenza dello stimatore dalla numerosità campionaria, è uno stimatore consistente se:
Cioè se, aumentando la dimensione campionaria la distribuzione di Tn tende a concentrarsi sempre più intorno al valore vero di θ ≃, tanto che per “n molto grande” sarà praticamente “certo” che la stima coincide con θ ≃.
Teorema
Condizione sufficiente per la consistenza è che valgano le due condizioni seguenti:
O equivalentemente che valga la seguente condizione:
Significato delle condizioni
1) Tn sia almeno asintoticamente corretto (a maggior ragione se corretto).
2) La varianza di Tn tende a 0 al divergere di n (all’aumentare della numerosità campionaria).
Attenzione
Il teorema dà solo una condizione sufficiente, non necessaria. Ciò significa che:
Se valgono le condizioni 1) +2) (o la 3)) si può affermare che lo stimatore è consistente.
Ma, se non valgono le condizioni 1) +2) (o la 3)) non si può concludere che lo stimatore non è consistente.
Come fare in questo caso? Bisogna ricorrere alla definizione.
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