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Rapporti volontari tra soggetti su un piano di parità e la potestà d’imperio

Nel caso dei soggetti privati questi i rapporti tra i soggetti che effettuano le scelte e gli altri
soggetti sono basati sulla volontarietà.

esempio Greta vuole vendere il suo motorino poiché sta per acquistare un’automobile. Questa scelta è ovviamente libera, vale a dire che Greta non è obbligata a vendere il proprio motorino e, se decide di farlo, è perché pensa che le convenga. Greta propone al suo amico Riccardo di acquistare il motorino per 1.000 euro: anche in questo caso Riccardo non è obbligato a comprare il motorino e, qualora volesse farlo, può liberamente contrattare con Greta per pagare una somma inferiore rispetto a quella proposta.

I soggetti pubblici, invece, godono di una posizione di potere nei confronti dei cittadini. Questa posizione prende il nome di potestà di imperio e si tratta di una situazione giuridica soggettiva di favore concessa a chi esercita il potere politico. Non si tratta di una posizione generica di potere ma di una potestà, ossia una posizione di potere concessa non nell’interesse proprio ma nell’interesse altrui. In pratica, chi esercita una potestà (come i genitori nei confronti dei figli) non può esercitare un potere arbitrario, ma solo in funzione dell’interesse dei soggetti nei cui confronti è dotato di potestà. I soggetti pubblici esercitano questa potestà in una pluralità di casi: per esempio obbligano i cittadini a pagare le imposte; espropriano il diritto di proprietà di un cittadino per motivi di pubblica utilità; limitano i diritti del cittadino in campo economico (ad esempio obbligando un imprenditore a scegliere, tra i dipendenti che deve assumere, persone affette da un handicap).

esempio Il comune di Pistoia, poiché ha subito tagli sostanziosi ai trasferimenti statali per le spese locali, deve decidere se continuare o meno a fornire il servizio di assistenza domiciliare ai portatori di handicap. Dopo una votazione a cui partecipano tutti i cittadini, che vede la stragrande maggioranza favorevole alla conservazione del servizio, il Comune impone ai cittadini di pagare una maggiore addizionale dell’irpef che andrà direttamente nelle casse comunali per finanziare il servizio.

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