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Concetti Chiave

  • Dante si rivolge ai "morti per forza", promettendo di ricordarli, e menziona anime come Benincasa, Guccio e Pier della Broccia, che hanno subito ingiustizie.
  • Virgilio chiarisce che le preghiere di suffragio non possono cambiare il giudizio divino, ma possono abbreviare l'espiazione per le anime.
  • Durante una conversazione, Dante e Virgilio incontrano Sordello, un'anima mantovana, che si presenta e abbraccia Virgilio con affetto.
  • Dante esclama un'apostrofe contro l'Italia, descrivendola come una nave senza pilota, corrotta e lacerata da conflitti interni.
  • Critica la Chiesa per le sue ingerenze nel potere imperiale e denuncia l'inerzia dell'imperatore Alberto d’Asburgo nell'esercitare la sua autorità in Italia.

Dante e i morti per forza

Dante si volge ai “morti per forza” e, promettendo di ricordarli nel mondo, si libera della ressa. Ci sono in mezzo agli altri gli aretini Benincasa da Laterina (ucciso per vendetta) e Guccio de’ Tarlati (morto annegato); e inoltre, Federigo Novello dei conti Guidi, il pisano Gano, il conte Orso degli Alberti e infine Pier della Broccia, impiccato per la falsa accusa della regina Maria di Brabante.

Virgilio e le preghiere di suffragio

Dante, riferendosi a un passo dell’Eneide dal quale si arguisce che le preghiere non possono piegare un decreto del cielo, chiede a Virgilio come mai queste anime invochino preghiere di suffragio. Virgilio spiega, come il giudizio divino non muti per il fatto che l’ardore di carità possa abbreviare il tempo dell’espiazione; quando egli parlava diversamente, si trattava di anime pagane.

Incontro con Sordello

Mentre Virgilio e Dante parlano, scorgono un’anima che, in disparte e con atteggiamento altero, guarda verso di loro. Virgilio gli si rivolge per conoscere il cammino più spedito e, alla sua domanda di dove essi vengano, inizia a pronunciare il nome della città natale, quando l’ombra si slancia d’impeto verso di lui, dicendo di essere Sordello, anch’egli mantovano. E le due anime si abbracciano fraternamente.

Apostrofe contro l'Italia

Dante, allo spettacolo di tanto attaccamento alla comune patria, prorompe in un’apostrofe contro l’Italia, nave senza pilota, luogo di corruzione, lacerata da lotte intestine. Dante continua chiedendo a cosa siano servite le leggi di Giustiniano, se alla sella dell’Impero manca il cavaliere che lo guidi.

Critica alla Chiesa e all'Impero

L’invettiva si rivolge poi alla Chiesa, che ostacola il potere temporale dell’imperatore con indebite ingerenze. Apostrofa l’imperatore Alberto d’Asburgo, che ha rinunciato ad esercitare la sua autorità sulle regioni italiane. Pare che anche Dio abbia distolto il suo sguardo dall’Italia. Dante chiude con duro sarcasmo appellandosi a Firenze, i cui cittadini sono solerti ad assumere cariche pubbliche, ma non hanno alcun senso della giustizia e mutano continuamente leggi, così che Firenze pare davvero un ammalato che cerchi, con i continui mutamenti, di alleviare il dolore.

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Domande da interrogazione

  1. Chi sono i "morti per forza" menzionati da Dante?
  2. I "morti per forza" sono anime di persone che hanno subito una morte ingiusta, come Benincasa da Laterina, Guccio de’ Tarlati, e Pier della Broccia, tra gli altri, che Dante promette di ricordare nel mondo.

  3. Qual è il significato delle preghiere di suffragio secondo Virgilio?
  4. Virgilio spiega a Dante che, sebbene le preghiere di suffragio possano abbreviare il tempo di espiazione, il giudizio divino rimane immutabile, e che le anime che invocano tali preghiere sono diverse da quelle pagane di cui parlava in precedenza.

  5. Qual è la critica di Dante nei confronti dell'Italia e delle sue istituzioni?
  6. Dante critica l'Italia come una "nave senza pilota", segnata da corruzione e lotte intestine, e si scaglia contro la Chiesa e l'Impero per le loro ingerenze e mancanze, evidenziando l'inefficienza delle leggi e l'assenza di giustizia a Firenze.

Domande e risposte

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