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Commento canto I purgatorio

1. Il paesaggio simbolico: come nel primo canto dell’Inferno, anche nel primo del Purgatorio il paesaggio è insieme reale e simbolico. Vediamone i singoli elementi:
- la montagna: è il luogo orientato verso il cielo, quindi il luogo privilegiato dell’incontro fra uomo e Dio: su un monte Mosè vede il roveto ardente, su un altro riceve le tavole della legge, sul monte Golgota viene crocifisso Cristo, e in tutti questi eventi l’umano e il divino si sono congiunti. Possiamo immaginare che D. avesse ben chiara quest’idea quando ha deciso di collocare il purgatorio su una montagna;
- il mare: nella Bibbia è il luogo del pericolo e dell’azione salvifica di Dio, soprattutto nel racconto dell’Esodo, o nella vicenda del profeta Giona; rappresenta così, nello stesso tempo, il luogo della prova ed il simbolo della salvezza divina;

- lo zaffiro: è la pietra blu che per i medievali simboleggia insieme l’umiltà (virtù indispensabile per chi vuole purificarsi dal peccato, perché anzitutto deve riconoscersi peccatore), la liberazione (e quello di D. è proprio un cammino verso la libertà: vv 71-72) e il ritorno a Dio, quindi una sintesi perfetta del viaggio del poeta;
- le quattro stelle: simboleggiano le quattro virtù cardinali, possedute perfettamente solo da Adamo ed Eva.

2. La figura di Catone: è definito “veglio” (livello medio del linguaggio), mentre Catone era un “vecchio” (livello umile o comico) e san Bernardo nel Paradiso sarà un “sene” (dal latino senex, livello sublime o tragico); nelle tre cantiche assistiamo infatti ad un progressivo innalzamento dello stile, legato al corrispondente innalzamento della materia trattata.
Da notare l’atteggiamento di V. nei suoi confronti: mentre aveva frettolosamente liquidato i guardiani dell’inferno (“vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”), di fronte alle severe domande di Catone, che occupano tre terzine, il poeta latino fa inginocchiare D., e risponde con un discorso che occupa addirittura nove terzine. E’ evidente, quindi, che lo considera degno di grandissimo rispetto.
La sua presenza qui è tuttavia un problema: non essendo battezzato, infatti, dovrebbe essere nel limbo, e, come suicida, dovrebbe trovarsi nell’inferno. Come mai, allora, è nel purgatorio, e addirittura nelle vesti di custode del secondo regno? Catone l’Uticense morì suicida alla fine delle guerre civili, quando, con la vittoria di Giulio Cesare, fu chiaro che la libertà repubblicana era finita: avendo sacrificato la vita in nome della libertà, quindi, egli è il più adatto a custodire le anime che stanno cercando la libertà più grande, cioè quella dal peccato.

3. Il rituale conclusivo: Catone ordina a V. di pulire il viso di D. dalla fuliggine infernale, e di cingergli la vita con uno dei giunchi che crescono sulla riva del mare. Anche questi gesti hanno un significato simbolico:
- il giunco che si piega ad ogni onda è simbolo dell’umiltà;
- legarsi una cintura attorno alla vita ha un doppio significato: prepararsi ad un lungo viaggio e, nello stesso tempo, entrare in un mondo nuovo;
- la rugiada che V. usa per pulire il viso di D. è simbolo, sia nella mitologia greco-romana, sia nella Bibbia, della benedizione divina e della rinascita;
- la rinascita del giunco è segno di vita eterna e di resurrezione; non dimentichiamo che questa scena si svolge la mattina di Pasqua, in cui si celebra la resurrezione di Cristo. Anche D., infatti, sta rinascendo a vita nuova dopo la discesa all’inferno.

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