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Introduzione del Canto 8


Dante resta particolarmente estasiato dal canto delle anime; l’arrivo di due angeli fa sì poi che Sordello spieghi che questi ultimi sono scesi dal cielo per combattere il serpente che arriverà poco dopo, a simboleggiare la tentazione terrena, e invita i due poeti a scendere sul fondo della Valletta. Qui Dante viene riconosciuto da Nino Visconti, legato al poeta da una sincera amicizia; in seguito Nino gli chiede di dire alla figlia Giovanna di pregare per lui, dato che la moglie si era dimenticata di lui, quando era ancora in vita, sposando un altro uomo, mentre lei rappresenta l’amore tra loro due.
Durante il discorso di Visconti, Dante scorge nel cielo tre stelle che avevano preso il posto delle quattro che illuminavano il volto di Catone; contemporaneamente Sordello indica a Virgilio l’avanzare del serpente tentatore, che viene prontamente messo in fuga dagli angeli. Questo rappresenta un concetto forte, quello del bene che trionfa sul male.
Il canto si conclude con il colloquio di Dante con Corrado Malaspina, signore della Lunigiana (territorio limitrofo tra Liguria e Toscana), che chiede notizie della sua famiglia; il poeta risponde di non essere mai stato in Val di Magra ma che a tutti è nota la fama dei Malaspina, che si distinguono per liberalità e giustizia. Corrado, preannunciando l’esilio a Dante, gli risponde che prima che passino 7 anni egli conoscerà la loro virtù, poiché ne sarà informato.

Analisi


Nel verso 85 avviene l’incontro con Malaspina; il termine “ghiotti” sta per ansiosi di vedere cosa ci sia ancora mentre volge lo sguardo verso il polo antartico e nota le stelle muoversi più lentamente.
Nel v.88 emerge una dimensione paternale e protettiva, con il termine “figliuol”, che caratterizza Virgilio e Dante e il loro rapporto affettivo
Le tre stelle rappresentano le tre virtù teologali, che sono necessarie all’uomo per riflettere sul mistero di Dio e comprenderlo : fede, speranza e carità; hanno qui sostituito le quattro virtù cardinali, che indispensabili per il vivere quotidiano, l’agire, la vita pratica, e sono fortezza, prudenza, temperanza e giustizia.
Il termine “avversaro” al v.95 identifica il serpente, incarnazione del demonio e rappresentazione della tentazione e del peccato. Segue a questo un breve excursus biblico riguardante il peccato originale.
Nel v.100 viene spiegato che il serpente proviene da una parte della valletta in cui non sono presenti angeli e dunque non protetta, perché se questi ci fossero stati questo sarebbe già morto. Il termine erba e’fior è una metafora per indicare i prati (potrebbe essere intesa anche con una sineddoche)
Il serpente che si liscia, v.102, è l’immagine delle adulazioni e degli inganni e richiama l’azione dell’uomo che viene conquistato dalle ruffianerie e ne è vittima.
Dante, come si evince nelle terzine successive, non si accorge subito dell’arrivo degli angeli, che sono rappresentati metaforicamente dall’espressione “astor celestiali”, una perifrasi che li accomuna a degli uccelli rapaci che vanno a caccia di serpenti (gli astori, appunto); si accorge dell’arrivo degli angeli solamente quando cacciano via il serpente e ciò sta a significare che l’uomo è in grado di comprendere l’intervento di Dio solo quando ne vede le conseguenze, ovvero che, in questo caso, il serpente è stato fermato.
Dopo aver spaventato il serpente, gli angeli se ne vanno e ci sono più teorie riguardo la loro direzione: secondo alcuni potrebbero recarsi in Paradiso mentre secondo altri devono tornare a fare da guardia alla valletta.
Il termine “ombra” al v.109 identifica Corrado Malaspina., che augura a Dante di giungere in Paradiso (come meta del viaggio, dunque spera che possa continuare la sua peregrinazione) e gli chiede di dargli notizie della regione della Lunigiana. In seguito, senza essere superbo ma con distacco, dice di essere stato un personaggio illustre, non per porsi in evidenza ma per fornire una maggiore informazione e ci tiene a specificare che non è colui che viene ricordato come Corrado “il vecchio”, che si era distinto anche a livello sociale e politico, ma colui che ha dimostrato amore verso i suoi parenti e la sua terra in vita e che si trova nel Purgatorio per purificare il suo sentimento e farlo diventare amore verso Dio. Questo perché il suo amore era troppo legato alla materialità, che lo rende non puramente positivo ma lo “sporca”.
Dal v.121 inizia l’elogio di Dante verso la famiglia Malaspina, che lo ospitò tra il 1305 e il 1306: siccome il viaggio di Dante nella finzione letteraria avviene nel 1300, anno del Giubileo, in quella circostanza non li conosceva, dunque parla per sentito dire, e pertanto la successiva frase di Malaspina costituisce una profezia.
Dal v.124 Dante ribadisce che la famiglia è molto nota e precisa attraverso un giuramento solenne i meriti che ha avuto in generosità (non erano avidi ) con il termine “borsa” e valore militare con “spada”.
Nel v.130 spiega che solo questa famiglia, in un momento in cui la corruzione dilagava a causa della mancanza di una guida centrale, non si è fatta corrompere e prosegue sulla via della giustizia.
Sono state formulate più ipotesi sul termine “capo reo”: la prima è che identifichi l’imperatore, in quanto colpevole; la seconda è che indichi il Papa Bonifacio VIII e la Chiesa corrotta (va ricordato l’attacco a questo Papa la cui grande colpa era la compravendita delle indulgenze).
Malaspina risponde a ciò con una perifrasi, in cui preannuncia a Dante che entro 7 anni conoscerà di persona la bontà e la gentilezza della sua famiglia (in quanto lo ospiterà). La predizione dell’esilio così enunciata viene resa ancora più forte dall’ipotesi del v.139, che viene esplicitata, e può essere interpretata come “è impossibile che il giudizio divino possa essere modificare”, dato che Dante è stato predestinato ad essere cacciato da Firenze.
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