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Canto VI


Il canto VI è il canto politico del Purgatorio. Si fa un riferimento al gioco d’azzardo, che allora era il gioco dei dadi: si lanciavano i dadi e bisognava indovinare quale somma sarebbe uscita. Dante è attorniato da queste anime che chiedono di essere ricordate sulla terra affinché i loro cari preghino per loro e possano espiare con più velocità i loro peccati.
Dante fa quindi riferimento a questa realtà, quella di chi gioca ai dadi: il giocatore che vince viene attorniato dalla gente, mentre chi ha perso rimane da solo, in disparte e magari riprova, lanciando i dadi, a pensare a cosa aveva sbagliato. Dante non si può fermare, perché è stato rimproverato da Catone per questa sua inadempienza, come il giocatore che non si ferma, ma ascolta tutti.
Qui abbiamo un elenco di anime che sono morti con morte violenta: Aretino è un giudice che è stato ucciso; poi c'era Federigo Novello, ucciso dall'esponente di una famiglia guelfa, quella dei Bostoli. Poi c'era il signor Marzucco,

padre di Gano, che non volle vendetta per l'uccisione del figlio e fece esaltare così la sua virtù. Orso degli Alberti, figlio del conte Napoleone, fu ucciso in una faida familiare dal cugino Alberto. Pier de la Bros era un medico, che era stato accolto alla corte di Filippo III. La seconda moglie aveva un figlio, che sarà Filippo IV. Filippo IV, per subentrare a Luigi, figlio di Filippo III, venne fatto uccidere da Maria di Bramante. Pier da la Bros fu accusato di tradimento da Maria di Bramante e fatto uccidere. Ci sarà ora un contrasto, tra le anime che accerchiano Dante e il personaggio del canto, Sordello, che rimane isolato. Sordello è originario di Mantova.proprio come Virgilio: i due, infatti, si riconoscono.
Vedendo che i due si abbracceranno, Dante farà riferimento a quello che accade in italia: ci sono questi due personaggi che non si conoscono, ma si sono abbracciati perché appartengono alla stessa terra; questo esempio è molto lontano da quanto accade in Italia, dove i cittadini non fanno altro che litigare tra di loro e versare il sangue italiano per brame di potere e cause futili.
Ora viene messa a punto un'altra questione: l'efficacia delle preghiere. Dante si chiede: come mai queste anime chiedono di pregare se Virgilio ha scritto nelle sue Eneide che la preghiera è inutile? La risposta di Virgilio sarà la seguente: "io ho scritto questo, ma la differenza è che mentre la preghiera di Palimuro era una preghiera pagana, distinta dalla fede, queste preghiere sono di anime cristiane"; ogni preghiera, quindi, può essere accolta da Dio, purché sia sincera. L'altezza del giudizio divino "non si avvalla", cioè non viene sminuita, per soddisfare quella pena di "chi qui s'astalla", cioè la pena di queste anime che stazionano e sono ferme qui.
Subito dopo, Virgilio preannuncia a Dante che sulla cima del monte egli troverà Beatrice sorridente: quindi egli non sarà più la sua guida.
Beatrice sarà la guida ideale di Dante perché ella saprà rispondere a tutti i dubbi del poeta in ambito teologico. Subito dopo aver sentito il nome di Beatrice, Dante vuole immediatamente riprendere il suo viaggio, perché "non m'affatico più come prima". In più le ombre avanzano, sta arrivando la notte. Virgilio però blocca questo entusiasmo di Dante: noi andremo avanti di giorno quanto più potremo, ma il percorso è lungo prima di arrivare; prima di raggiungere la vetta del Purgatorio, tu vedrai più volte "colui che già si copre della costa" cioè il sole, che sta tramontando dietro la montagna del Purgatorio.
Sordello diventa il protagonista politico di questo canto perché egli aveva scritto un'opera: "compianto per la morte di Sir Blataz". In questo poema egli aveva invitato i signori dell'epoca a mangiare il cuore di questo cavaliere. Il cuore conteneva l'insieme delle virtù di questo cavaliere; con la metafora del "mangiare il cuore", Sordello voleva invitare gli uomini politici a coltivare la virtù e a fare tesoro degli insegnamenti di questo grande cavaliere. Gli uomini hanno smarrito i valori e ora vanno solo alla ricerca della ricchezza.
Alberto, diretto erede dell'Impero, è distratto dagli interessi della Germania, e ha abbandonato il "giardino dell'impero": dietro questa metafora si nasconde l'Italia. Si fa poi riferimento alla gente che dovrebbe essere devota: si parla dei fedeli. Si ha poi la personificazione dell'Italia, che viene rappresentata come una cavalla, ormai indomita e imbizzarrita: il papa si è impadronito di questa cavalla, ma dovrebbe lasciarla e far montare sulla sella l'imperatore; a sua volta l'imperatore, Alberto d’Asburgo, si sta dedicando alle questioni della Germania e non all'impero. Con tutta questa serie di negatività, Dante vuole far notare il vuoto di potere presente in quel tempo in Italia.
Dante è ironico anche contro la sua stessa città, Firenze. La sua amarezza assume i caratteri dell’ironia più drastica. Firenze diventa quindi il simbolo di tutta l’Italia: la stessa corruzione che c’era a Firenze, si può ritrovare anche nel resto della nazione.
Nella parte finale del canto, Firenze viene paragonata ad una malata, che cerca pace girandosi e rigirandosi nel suo letto.
Nell’ultima parte del canto viene invocato il “sommo Giove”, che sarebbe Dio. Dante fa riferimento alla crocifissione, che è la redenzione, il processo di salvezza.
Dante ha dunque un dubbio: Dio sta pensando ad altro? Ha dimenticato l’Italia? O forse siamo noi uomini che non riusciamo a capire che tutto il male porterà alla fine al bene?
Alla fine si fa riferimento al personaggio di Marcello.

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