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Canto III, Purgatorio, Incontro con Manfredi


E un di loro incominciò: «Chiunque
tu se’, così andando, volgi ‘l viso:
pon mente se di là mi vedesti unque».

Io mi volsi ver lui e guardail fiso:
biondo era e bello e di gentile aspetto,
ma l’un de’ cigli un colpo avea diviso.

Quand’io mi fui umilmente disdetto
d’averlo visto mai, el disse: «Or vedi»;
e mostrommi una piaga a sommo ‘l petto.

Poi sorridendo disse: «Io son Manfredi,
nepote di Costanza imperadrice;
ond’io ti priego che, quando tu riedi,

vadi a mia bella figlia, genitrice

de l’onor di Cicilia e d’Aragona,
e dichi ‘l vero a lei, s’altro si dice.

Poscia ch’io ebbi rotta la persona
di due punte mortali, io mi rendei,
piangendo, a quei che volontier perdona.

Orribil furon li peccati miei;
ma la bontà infinita ha sì gran braccia,
che prende ciò che si rivolge a lei.

Se ’l pastor di Cosenza, che a la caccia
di me fu messo per Clemente allora,
avesse in Dio ben letta questa faccia,

l’ossa del corpo mio sarieno ancora
in co del ponte presso a Benevento,
sotto la guardia de la grave mora.

Or le bagna la pioggia e move il vento
di fuor dal regno, quasi lungo ‘l Verde,
dov’e’ le trasmutò a lume spento.

Per lor maladizion sì non si perde,
che non possa tornar, l’etterno amore,
mentre che la speranza ha fior del verde.

Vero è che quale in contumacia more
di Santa Chiesa, ancor ch’al fin si penta,
star li convien da questa ripa in fore,

per ognun tempo ch’elli è stato, trenta,
in sua presunzion, se tal decreto
più corto per buon prieghi non diventa.

Vedi oggimai se tu mi puoi far lieto,
revelando a la mia buona Costanza
come m’hai visto, e anco esto divieto;

ché qui per quei di là molto s’avanza».

Parafrasi


Uno di loro che si trovava nel Purgatorio disse: “Chiunque tu sia che stai camminando, girati e guardami. Cerca di ricordare se mi hai mai visto.” Io mi girai e lo guardai attentamente. Era bello, biondo, sembrava fedele e coraggioso ma aveva una cicatrice sul viso. Quando io gli negai di conoscerlo egli mi disse di guardare e mi mostrò una cicatrice sul petto. Poi, sorridendo, disse: “Io sono Manfredi, il nipote dell’imperatrice Costanza, e ti prego di riferire la verità su di me a mia figlia, la madre dei due eredi di Sicilia e Aragona quanto tornerai. Dopo che ricevetti due colpi mortali mi rivolsi a Dio. I miei peccati furono orribili ma la bontà di Dio ha delle braccia così grandi che prende tutti quelli che si rivolgono a lei. Se il vescovo di Cosenza avesse ben considerato la misericordia di Dio, le mia ossa sarebbero ancora in cima al ponte di Benevento sotto la protezione di molti sassi. Adesso sono bagnate dalla pioggia e sono mosse dal vento fuori dai confini verso il fiume Liti, dove furono trasportate senza un rito ufficiale. A causa della maledizione ecclesiastica non si può perdere l’amore di Dio al punto che non possa tornare, almeno fin quando c’è ancora la speranza. È vero che chi viene scomunicato dalla Santa Chiesa, anche se si pente in punto di morte, deve restare qui fuori dalle montagne del Purgatorio trenta volte il tempo che ha trascorso nella ribellione, a meno che i vivi non preghino per lui. Vedi se puoi accontentarmi dicendo a Costanza, mia madre, che non posso andare al Purgatorio e che si riesce ad arrivare prima alla purificazione se lo si fa tramite l’aiuto di chi è in vita.”
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