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Canto III Purgatorio-Manfredi


Manfredi era figlio di Federico II di Svevia, il quale aveva tentato di riportare l’Italia sotto il controllo tedesco: Molti comuni infatti, si erano appoggiati al papa per svincolarsi dall’autorità imperiale.
Manfredi porto avanti il progetto del padre, ma morì combattendo valorosamente a Benevento nel 1266.

La sepoltura di Manfredi e il tema del corpo


L’esercito avversario francese gli riconobbe la dignità di combattente e gli diede una sepoltura onorevole, ma l’arcivescovo di Cosenza, per volere del papa, disseppellì il suo corpo e lo portò fuori del Regno delle due Sicilie. Venne portato in processione con le luci spente: Ciò è segno dell’assenza di Dio; inoltre i funerali al buio erano destinati a coloro che non meritavano una degna sepoltura.
Nonostante l’oltraggio subito, Manfredi racconta con serenità e senza rancore la violenza che il suo cadavere ha subito. (sorriso)
La tematica del corpo ha particolare importanza in questo canto:
- La schiera di anime che vede respirare Dante si spaventa;
- Dante stesso, si spaventa non vedendo l’ombra di Virgilio e temendo di essere stato abbandonato;
- Il corpo di Manfredi.
Il pentimento di Manfredi
Presentando la figura di Manfredi, Dante la inserisce nel contesto del purgatorio, nonostante fosse stato scomunicato, perché sceglie di dare credito a una diceria secondo la quale, in punto di morte, Manfredi si sarebbe riconciliato con Dio, pentendosi dei propri peccati: Eresia, ateismo, e la lotta contro i valori cristiani.
Come ha fatto nell’Inferno, anche in questa seconda cantica, Dante fa descrivere alle anime che incontra il momento esatto che ne ha determinato il destino ultraterreno.
Dante riprende una dottrina teologica della sua epoca, che prevedeva che una persona potesse pentirsi in cuor suo e quindi accedere al purgatorio senza confessione.

L’accusa alla Chiesa


Attraverso le parole del personaggio di Manfredi, Dante scaglia una violenta accusa contro la Chiesa, i cui rappresentanti non sono interpreti della misericordia divina; al contrario la Chiesa agisce come una potenza politica, trascurando l’ambito spirituale.

La descrizione di Manfredi


Dante potrebbe essersi ispirato a tre fonti per la descrizione del personaggio di Manfredi:
I caratteri di bellezza fisica, capelli biondi e aspetto nobile richiamano sia il modello del paladino medievale, il cui più valoroso esempio è Orlando, sia il personaggio biblico di David; questi era un giovane che liberò il suo popolo dalla minaccia dei filistei uccidendo il gigante Golia e diventando così re d’Israele. Fu anche l’autore dei salmi, cioè poesie musicate con i versetti della Bibbia.
La bellezza di Manfredi è tuttavia sfregiata dai colpi di spada che lo hanno ucciso (antitesi).
La sua gentilezza nell’aspetto rispecchia la nobiltà morale del personaggio.
La figura di Manfredi viene paragonata a Cristo, come vittima sacrificale. Inoltre, è presente un richiamo all’episodio in cui Cristo mostrò le proprie stigmate a San Tommaso.
Manfredi stesso, per presentarsi, fa riferimento a due donne: Sua madre, l’imperatrice Costanza d’Altavilla, e sua figlia Costanza.
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