Canto III (Manfredi)


Dante e Virgilio si trovano ai piedi del monte, e dopo che le anime si sono disperse per la campagna, verso il monte, Dante si avvicina al suo maestro. Dante aveva il sole alle spalle e così vede la sua ombra di fronte a lui, ma si accorge che quella di Virgilio non c'è e per questo si spaventa, immaginando di essere stato abbandonato. Ma Virgilio lo rassicura dicendogli che egli non è più in possesso del corpo dentro al quale faceva ombra ma ora si trova a Napoli per volere di Augusto è stato trasportato, essendo egli morto a Brindisi. Virgilio gli dice che non si dovrebbe meravigliare di questo più che dei cieli, e cioè i corpi dei morti sono dunque diafani e lasciano perciò passare la luce, così come i cieli, i quali non si fanno ombra l'uno con l'altro anche essendo concentrici. La causa di tutto ciò Dio non vuole che si scopra e chi spera di comprendere i modi e i mezzi coi quali opera Dio è solo un pazzo. La gente, per quanto riguarda la religione, dovrebbe accontentarsi di sapere che una cosa è, e non cercare di individuare le cause. Come hanno fatto appunto Aristotele e Platone relegati nel Limbo e qui Virgilio si oscura pensando che anch'egli è fra coloro.

Per salire al monte del Purgatorio la strada è rocciosa e scoscesa e così Virgilio deve fermarsi per meditare sul cammino da fare. Dante vede davanti a sé una schiera di anime, sono gli scomunicati, riconciliatisi con Dio in punto di morte. Virgilio chiede qual'è la via meno faticosa, ma le anime subito si accorgono che Dante non è morto e le prime indietreggiano e anche quelle dietro anche se non sanno il perché come per le pecore.
Virgilio spiega perché Dante si trova nel Purgatorio e subito un'anima si distingue dalle altre venendo avanti, chiedendo a Dante se lo riconosce e se lo ha visto nel mondo dei vivi. Quest'anima che Dante non riconosce è Manfredi, figlio di Federigo II, re di Napoli e di Sicilia. Inimicatosi con la chiesa di Roma, fu da questa scomunicato e perseguitato da Carlo d'Angiò, morì nella battaglia di Benevento (26 febbraio 1266). Chiede a Dante, quando ritorna nel mondo dei vivi, di riferire alla figlia Costanza che esso non è morto senza pentirsi e dunque non si trova all'inferno tra i dannati. Manfredi racconta della sua morte, e spiega che in stato di scomunica, si deve scontare passare trenta volte il tempo della scomunica prima di entrare in Purgatorio. Manfredi vorrebbe che la figlia pregasse per lui affinché possa entrare prima nel Purgatorio, ma come dirà più avanti Dante questo non è vero possibile.

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