Si apre con il proemio, nel quale viene presentata la protasi (argomento) e viene invocata Calliope, Musa della Poesia, alla quale Dante chiede di elevare il tono della poesia perché si passa dall’Inferno al Purgatorio. Qui vi è un riferimento di carattere mitologico: nove donne sfidano le muse nel canto e vengono sconfitte da Calliope e trasformate in Piche (gazze). Nei versi dal 13 al 27 Dante descrive il paesaggio del Purgatorio che si contrappone a quello dell’Inferno e del Paradiso, in quanto regno di passaggio. Notevole è ora la perifrasi astronomica, che vede quattro stelle come metafore delle quattro virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza. L’autore, rivolgendosi verso il Polo Artico vede un uomo anziano con la barba brizzolata e capelli che scendono sul petto in due liste. Si tratta di Catone l’Uticense, il quale domanda a Dante e a Virgilio per quale motivo si trovano in quel luogo. Virgilio, dopo avere fatto inginocchiare Dante in segno di riverenza, spiega che Beatrice, scesa dal cielo, ha chiesto lui di guidare Dante.

Catone l’Uticense ricoprì la carica di questore e tribuno della plebe. Nella guerra civile si schierò con Pompeo e, di conseguenza, contro Cesare e nel 46, dopo la sconfitta dei pompeiani a Utica, si tolse la vita per salvare i propri ideali. E’ considerato l’anticipazione di Cristo, il quale muore crocifisso per conquistare la libertà cristiana.
Virgilio tenta di “accattivare” Catone per mezzo della Captatio Benevolentia parlando di sua moglie Marzia; essa si trova nel limbo insieme al poeta dell’Eneide e ancora prega affinché lui la consideri ancora sua moglie. Catone devia le lusinghe di Virgilio e gli ordina di cingere Dante con il giunco, simbolo di umiltà e unica pianta che cresce nel Purgatorio, e di lavargli gli occhi affinché egli possa presentarsi all’angelo del Paradiso offuscato da nessuna colpa (nebbia).
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