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Concetti Chiave

  • Catone Uticense appare come una figura venerabile e misteriosa, simbolo di virtù morali elevate, che ricorda le apparizioni di Farinata e dei patriarchi biblici.
  • Le quattro stelle che illuminano Catone rappresentano le virtù cardinali infuse, simbolo di perfezione morale raggiunta senza la rivelazione divina.
  • Catone si stupisce del viaggio di Dante e Virgilio fuori dall'Inferno, ma accetta la spiegazione di Virgilio sulla necessità per Dante di riacquistare il libero arbitrio.
  • Nonostante il riferimento a Marzia, Catone concede il permesso di salire al Purgatorio solo perché il viaggio di Dante è voluto dal cielo.
  • Catone fornisce istruzioni a Virgilio per preparare Dante al viaggio, come lavargli il viso e cingerlo di un giunco, per così seguire la volontà divina.

Indice

  1. Catone Uticense
  2. Catone come custode del Purgatorio

Catone Uticense

Sullo sfondo del cielo stellato si staglia, vicina, come scaturita dal nulla, una figura venerabile di vecchio, isolata e statuaria. Sapremo poi che è Catone Uticense, il grande avversario di Cesare: ispira reverenza come un padre. Una lunga barba grigia, due liste di capelli paramenti lunghi e grigi gli scendono sul petto: son segno del suo dolore di cittadino e di uomo, giacché allo scoppio della guerra civile, egli, come Dante aveva appreso da Lucano, lasciò intonsi capelli e barba in segno di lutto. Virgilio si affretta a fare inginocchiare il discepolo, a fargli chinare la testa: moltiplica ansioso gli inviti; il discepolo rimarrà inginocchiato e silenzioso per la non breve durata del colloquio, che seguirà, tra Virgilio e il gran vecchio.

Le quattro stelle, che però qui - con immediato trasferimento simbolico - son dette "luci sante", lo illuminano come se fossero il sole; non propriamente tutta la persona, ma la faccia di lui. Si noti il mistero che emana dalla subitaneità dell'apparizione, sottolineato dall'effetto luministico; altrettanto subitamente e misteriosamente catone scomparirà, appena finito di parlare, e riapparirà e scomparirà ancora, senza che neppure il poeta ci dica che è scomparso. Si consideri la maestà del portamento, la perfetta fusione, anche qui, dell'elemento realistico col simbolico; la naturalezza, anzi la necessità, con cui le quattro stelle, restando tali, si palesano per qualche altra cosa più augusta ancora; e infatti esse simboleggiano le quattro virtù cardinali infuse, non acquisite, nel senso che esse solo prima del peccato originale potevano essere seguite con quella spontaneità, cioè con quell'innocenza di cui sarà incarnazione nel Paradiso terrestre Matelda.

E' questa la principale delle molte rispondenze e complementarità tra questo canto e quelli del Paradiso terrestre. Le quattro virtù, pure essendo puramente naturali, illuminano l'uomo di tal luce, che egli sembra essere illuminato dal sole, cioè, col consueto simbolo, da Dio. Catone ha raggiunto il massimo della perfezione morale raggiungibile senza la rivelazione.

La figura è stata giustamente avvicinata da una parte a quella di Farinata (subitaneità dell'apparizione, tuttavia nel caso di Farinata non misteriosa; statuarietà; gravità solenne: Inferno X), dall'altra all'immagine tradizionale dei patriarchi biblici e a quella dantesca di San Bernardo (Paradiso XXXI 58 ss.). L'atteggiamento di Virgilio verso Dante all'apparizione di Catone è simile a quello che egli assume dinnanzi al Messo inviato da Dio in aiuto. Vicinanze, queste, assai diverse tra loro: rispecchiante la prima, quella con Farinata, reverenza verso virtù umane, e le altre palesanti l'essenza religiosa del nuovo personaggio.

Catone come custode del Purgatorio

Sapremo poi (vv. 48, 66, 82) che Catone è custode del Purgatorio o reggitore delle anime. In questa qualità egli si stupisce, e sembra sdegnarsi, che due esseri siano potuti uscire dall'Inferno, violando la legge eterna; Virgilio gli spiega le ragioni dell'eccezionale viaggio, necessario perché Dante si salvasse dall'imminente morte spirituale: effettuandolo, egli riacquisterà il libero arbitrio, o, più precisamente, l'esercizio di esso; cioè la libertà morale, impedita dagli istinti e dalle superbie umane; Catone sa quanto tale libertà valga, egli che per essa, per non sottostare alla servitù che Cesare ormai vittorioso avrebbe imposta a Roma, rifiutò in Utica la vita; e la morte, affrontata per così alta esigenza morale, non gli fu amara.

Virgilio prega poi Catone di consentire a lui e a Dante il viaggio per i suoi sette regni; e lo prega anche in nome di Marzia, la moglie amata che Catone aveva ceduta a Ortensio, secondo che le leggi e le consuetudini morali dei tempi consentivano, e che poi, dopo la morte del nuovo marito, era tornata dal primo, a Catone, ed egli se l'era ripresa: ora ella è nel Limbo, compagna nella sede a Virgilio, e questi dunque potrà, tornando laggiù, dirle del beneficio ricevuto da Catone. Il severo vecchio respinge queste lusinghe, che si riferiscono a una donna terrena, che pure per un istante ancora vagheggia; gli basta, perché aiuti Dante, sapere che il viaggio di lui è voluto dal cielo, che esso dunque rientra nella legge. Dà dunque a Virgilio le necessarie istruzioni: ricinga Dante d'un giunco, gli lavi il viso che reca ancora le tracce del dolore cui ha assistito e partecipato nel primo regno; poi il sole mostrerà la via per salire alla montagna.

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