Concetti Chiave
- La descrizione della bolgia di Malebolge evidenzia un ambiente buio e viscoso, con una pece densa che ricorda il lavoro dei marinai nel riparare le navi.
- Il diavolo nero, descritto come feroce e leggero, ha il compito di trasportare i dannati, mostrando un atteggiamento di superiorità e vigore.
- Gli anziani di Lucca sono accusati di baratteria, un peccato politico che riflette la corruzione di pubblico ufficiale, evidenziando il contesto storico dell'epoca di Dante.
- La punizione dei dannati nella pece è cruenta, con i diavoli che li trafiggono con uncini per impedire loro di emergere, creando un'immagine di cucina diabolica.
- Il dialogo tra Malacoda e i diavoli rivela contraddizioni e comicità, mostrando la loro natura goffa e il tentativo di Malacoda di mantenere un'apparenza di controllo e disciplina.
Indice
- Osservazioni sulla bolgia di Malebolge
- Incontro con il diavolo nero
- Descrizione del diavolo e del suo compito
- Accusa di baratteria a Lucca
- Punizione dei dannati nella pece
- Inferno come cucina diabolica
- Dialogo tra Virgilio e Malacoda
- Malacoda e la sua sconfitta
- Malacoda inganna con mezze verità
- I diavoli accompagnano Dante e Virgilio
- Contraddizioni e comicità tra i diavoli
Osservazioni sulla bolgia di Malebolge
In tal modo giungemmo da un ponte all’altro (da quello della quarta bolgia a quello della quinta), discorrendo di cose che il mio poema non si propone di prendere in considerazione; e ci trovavamo sul culmine del ponte, allorché
ci fermammo per vedere l’altra cavità di Malebolge e gli altri lamenti inutili; e la vidi straordinariamente buia.
Come nell’arsenale dei Veneziani durante l’inverno bolle la pece che aderisce e incolla e che serve a spalmare di nuovo le loro navi danneggiate,
poiché non possono navigare; e invece di navigare chi si costruisce una nave nuova e chi chiude con la stoppa le falle apertesi nelle fiancate di quella che ha fatto più viaggi;
chi dà colpi di martello a prua e chi a poppa; altri fabbricano remi ed altri attorcigliano la canapa per farne funi; alcuni rattoppano la vela minore e altri quella maggiore,
così, non a causa del fuoco, ma per opera di Dio, bolliva laggiù una pece densa, che aderiva viscosamente dappertutto alle pareti della bolgia.
Io scorgevo questa pece, ma in essa non scorgevo se non le bolle che il bollore sollevava, e la vedevo gonfiarsi tutta quanta, ed abbassarsi come premuta.
Mentre io guardavo con attenzione nel fondo della bolgia, Virgilio, dicendomi: " Sta in guardia, sta in guardia! ", mi tirò a sé dal luogo in cui mi trovavo.
Incontro con il diavolo nero
[newpage]Allora mi voltai come colui che è impaziente di vedere il pericolo al quale deve sfuggire, e che un’improvvisa paura indebolisce,
il quale, per il fatto che guarda, non rimanda la sua fuga; e vidi sopraggiungere alle nostre spalle un diavolo nero che correva sul ponticello roccioso.
Ahi, quanto era feroce nell’aspetto! e quanto mi sembrava crudele nell’atteggiamento, con le ali spiegate e leggiero nel suo avanzare! Un dannato gravava con entrambi i fianchi la sua spalla, che era appuntita e sporgente, ed egli ne teneva stretta la caviglia.
Descrizione del diavolo e del suo compito
Nel ritratto di questo diavolo, che sfiora appena la terra, avanzando leggiero quasi volasse "tutto è secco, nervoso, tagliente: anche la rabbia con cui il demonio non tiene ma ghermisce.
E il punto in cui il peccatore è ghermito, cioè là ove i piedi si congiungono alla gamba e i tendini si rilevano nella loro forza, è detto il nerbo; che dà l’immagine di quei tendini, ma proprio cogliendone la " forza"" (Grabher). Da notare come in questo ritratto i tratti più salienti, quelli che meglio definiscono l’aspetto fisico, e, attraverso questo, il carattere, del diavol nero, sono messi in rilievo alla fine dei versi: fero, acerbo, leggiero. L’inversione sintattica del verso 30 contribuisce, insieme al ritmo che a questo endecasillabo deriva dall’inusitata cesura, al senso di movimento impaziente che caratterizza la scena. Questo diavolo ha una sua nobiltà di atteggiamenti e un suo vigore - impliciti nel suo essere dedito senza riserve alla funzione che gli è stata assegnata (quella di trasportare i dannati) - che saranno del tutto assenti nei vanagloriosi e volubili custodi della bolgia che tenteranno prima di impedire il viaggio dei due pellegrini, poi di ingannarli.
Accusa di baratteria a Lucca
Dal ponte su cui ci trovavamo disse: " O Malebranche (è il nome dei diavoli di questa bolgia), ecco uno degli anziani di Lucca (città devota a Santa Zita) ! Immergetelo completamente (nella pece), poiché io torno di nuovo
in quella città in cui questi peccatori abbondano: in essa ognuno è barattiere, escluso Bonturo; in essa per danaro il no è trasformato in sì ".
Gli " anziani " erano, a Lucca e in altre città italiane, i magistrati che governavano il comune, insieme al podestà e al capitano del popolo. Il peccato di baratteria, di cui si macchiarono i dannati di questa bolgia, corrisponde, sul piano dei rapporti fra laici, a quello che è il peccato di simonia nell’ambito della gerarchia ecclesiastica ed equivale all’incirca a quel delitto che oggi è contemplato dal codice penale come " corruzione di pubblico ufficiale ". Ai tempi di Dante l’accusa di baratteria, frequentissima, era un’arma di cui si servivano gli uomini politici per colpire i loro avversari.
Nella sentenza che lo condannò all’esilio Dante stesso fu accusato di baratteria. Qui quest’accusa viene indirettamente ritorta contro coloro che l’hanno formulata. Lucca, infatti, era in Toscana una roccaforte dei Neri, di quella fazione cioè del partito guelfo che ebbe in Firenze nella consorteria dei Donati i suoi rappresentanti più cospicui e in Corso Donati il suo capo violento e senza scrupoli. Ai Donati e agli altri Neri fiorentini si deve la cacciata dei Bianchi da Firenze nel 1302 e l’esilio del Poeta. L’esclusione dal novero dei barattieri di Bonturo Dati, uomo politico che a Lucca fu a capo della parte popolare e che poi dovette riparare nel 1313 a Firenze, dove trovò buone accoglienze da parte dei Neri, è ironica. Bonturo Dati fu infatti celebre a Lucca proprio come barattiere.
Punizione dei dannati nella pece
Lo gettò laggiù, e tornò indietro sul ponte roccioso; e nessun mastino liberato dalla catena fu mai così veloce nell’inseguire il ladro.
Quello sprofondò, e riemerse raggomitolato; ma i diavoli che stavano nascosti sotto il ponte, gridarono: "Qui non c’è il Santo Volto:
qui si nuota diversamente che nel Serchio! Perciò, se vuoi evitare le nostre unghiate, non sporgerti al di sopra della pece ".
Dopo averlo trafitto con innumerevoli uncini, dissero: " Qui dovrai darti da fare coperto (dalla pece), in modo da arraffare, se ti riesce, di nascosto ".
[newpage]Non diversamente i cuochi fanno immergere dai loro inservienti la carne nella pentola con gli uncini, in modo che non venga a galla.
Inferno come cucina diabolica
Nelle leggende medievali l’inferno era spesso descritto come una cucina in cui si affaccendavano, in veste di cuochi, i diavoli. Così, nel De Babilonia civitate infernali di Giacomino da Verona il cuoco Belzebù serve in tavola al sovrano dell’inferno l’anima di un peccatore, arrostita "come un bel porco al fogo"; tuttavia questo cibo non soddisfa il suo padrone, perché non cotto abbastanza. "Ma Dante riduce la tradizione realistica ad immagine: un’immagine... che mostra il distacco del Poeta dalla scena raccapricciante, nello stesso tempo, precisa i limiti di quel mondo diabolico." (Scolari)
Virgilio mi disse: " Perché non si veda che tu ci sei, nasconditi giù, dietro una sporgenza rocciosa, che ti offra qualche riparo;
e non lasciarti prendere dal timore, per nessuna offesa che mi venga arrecata, poiché io so come stanno le cose, e già un’altra volta mi trovai in una simile baruffa ".
Poi passò oltre l’estremità del ponte; e non appena arrivò sul sesto argine, gli fu necessario avere un atteggiamento risoluto.
Con lo stesso impeto e lo stesso frastuono con cui i cani si avventano contro il mendicante il quale chiede l’elemosina subito nel punto in cui si è fermato,
i diavoli uscirono da sotto il ponticello, e puntarono contro di lui tutti gli uncini; ma egli gridò: " Nessuno di voi abbia cattive intenzioni !
La similitudine dei cani richiama quella del mastino dei versi 44-45, ma qui l’attenzione del Poeta si ferma su quello che da un punto di vista logico costituisce soltanto un elemento secondario. Di fronte allo scatenarsi dei cani, sottolineato dall’insistenza (con quel... e con quella) con la quale il loro impeto viene dapprima indicato nella sua astratta genericità (furore) e poi veduto nel suo concreto, plastico manifestarsi (tempesta), spicca, isolandosi inerme, la figura dei poverello, di cui sono messi in luce il dolore e l’umiliazíone attraverso una semplice determinazione avverbiale: di subito. Per un attimo Dante si è distratto dalla commedia volgare che si svolge sotto i suoi occhi. Il pericolo corso dal maestro ha ridestato in lui la sua umanità più profonda.
Dialogo tra Virgilio e Malacoda
Prima che i vostri uncini mi colpiscano, si faccia avanti uno di voi e mi ascolti, e dopo si prenda la deliberazione di uncinarmi ".
Gridarono tutti: " Si faccia avanti Malacoda! "; per cui uno avanzò, e gli altri stettero fermi, e quello si avvicinò a Virgilio dicendo: " Che gli giova ? "
" Credi, Malacoda, di vedermi giunto sin qui " disse Virgilio " al riparo fino ad ora da tutte le vostre opposizioni,
senza la volontà di Dio e il destino favorevole? Lasciaci andare, poiché è voluto da Dio che io faccia da guida a qualcuno (Dante) per questo orrido cammino. "
Allora la tracotanza lo abbandonò a tal punto, che lasciò cadere l’uncino ai suoi piedi, e rivolto agli altri disse: " Dal momento che le cose stanno così, non sia ferito ".
Malacoda e la sua sconfitta
Malacoda, tanto certo della propria superiorità sullo sconosciuto capitato nella bolgia dove lui è padrone, scopre in se stesso un vinto dopo le parole di Virgilio: il suo orgoglio cade, così come di mano gli casca l’uncino. Il parallelismo tra atteggiamento esteriore e stato d’animo è sottolineato dalla strettissima affinità fra i due verbi, di cui l’uno non rappresenta che una lieve variante dell’altro.
E Virgilio: " O tu che stai appiattato tra le rocce del ponte, torna ormai presso di me senza timore ".
Perciò io mi avviai, e velocemente mi avvicinai a lui; e i diavoli avanzarono tutti quanti, tanto che temetti che non avrebbero rispettato il patto:
così vidi una volta essere presi dal timore i soldati che uscivano dal castello di Caprona dopo aver raggiunto un accordo sulla loro resa, vedendosi in mezzo a tanti nemici.
[newpage]lo mi avvicinai con tutto il mio corpo a Virgilio, e non distoglievo lo sguardo dal loro aspetto, che non era benevolo.
Essi abbassavano gli uncini e: " Vuoi che lo tocchi " dicevano fra loro " sulla schiena? " E rispondevano: " Sì, fa in modo di assestargli un colpo! "
Ma il diavolo che stava discorrendo con Virgilio, con grande prontezza si voltò, e disse: " Fermo, fermo, Scarmiglione! "
Quindi, rivolto a noi, disse: " Non è possibile proseguire su questa fila di ponti rocciosi, poiché il sesto ponte giace sul fondo (della bolgia) ridotto in frantumi.
E se tuttavia desiderate proseguire, andate su per questa roccia (l’argine che separa la quinta dalla sesta bolgia); vicino vi è un’altra serie di ponti che consente il passaggio.
Ieri, cinque ore più tardi di quest’ora, si compirono 1266 anni da quando la strada franò in questo punto.
Malacoda inganna con mezze verità
Col suo discorso che contiene una parte di verità (la fila dei ponti rocciosi si interrompe effettivamente sulla sesta bolgia) e una parte di menzogna (non esiste infatti un’altra fila di ponti ancora intatta) Malacoda, il quale non si è rassegnato a sottomettersi ai voleri dei cielo, cerca di prendersi su Virgilio una rivincita dello smacco che il poeta latino gli ha fatto subire. Per avvalorare quel che dice, fa sfoggio di grande esattezza (versi 112-114). Il modo di parlare di Malacoda esprime vanità e sufficienza. Egli si sente fiero di apparire un capo agli occhi dei due estranei che pure fino a poco fa stava per lacerare col suo uncino e nello stesso tempo gioisce all’idea di ingannarli.
Il ponte sulla sesta bolgia è crollato nel momento della morte di Cristo, cioè 1266 anni e un giorno meno cinque ore (essendo la morte avvenuta, secondo il Vangelo di Luca che Dante nel Convivio mostra di seguire, verso mezzogiorno del venerdì santo) prima delle sette antimeridiane del sabato santo del 1300, ora in cui i due poeti si trovano nella quinta bolgia. Dante riteneva che Cristo fosse morto a 34 anni, poiché ne calcolava l’età a partire dall’Incarnazione invece che dalla Natività.
I diavoli accompagnano Dante e Virgilio
Io mando in quella direzione qualcuno di questi miei sottoposti, per osservare se mai qualche dannato esce (dalla pece): andate con loro, poiché non saranno cattivi ".
" Vieni avanti, Alichino, e Calcabrina ", prese a dire, " e tu, Cagnazzo; e Barbariccia sia a capo dei dieci.
Venga anche Libicocco e Draghignazzo, Ciriatto munito di zanne e Graffiacane e Farfarello e il rabbioso Rubicante.
Ispezionate tutt’intorno le bollenti peci: questi siano incolumi fino all’altra fila di ponti che varcano le bolge senza interrompersi. "
"Ahimè, maestro, che è quello che vedo?" dissi. "Ti prego, andiamo via di qui soli senza guida, se tu conosci il cammino; poiché, per quel che mi riguarda, non ne ho bisogno. Se tu sei perspicace adesso come di solito, non vedi che digrignano i denti, e con gli occhi minacciano di procurarci dolori ? "
E Virgilio: " Non voglio che tu abbia timore: lascia che digrignino come a loro piace meglio, poiché essi lo fanno per i bolliti che soffrono ".
Voltarono a sinistra sull’argine; ma prima ciascuno di loro, rivolto al capo che li guidava, aveva stretto, per un segnale, la lingua con i denti;
ed egli aveva fatto uno sconcio suono di tromba.
Contraddizioni e comicità tra i diavoli
Nell’ultima parte del canto l’allocuzione di Malacoda ai diavoli ha impresso alla poesia un ritmo eroicomico; a mano a mano una contraddizione si è venuta sempre più chiaramente delineando fra la sostanza elementare e grossolana dei sentimenti dei diavoli e il desiderio del loro capo di farli apparire diversi da quelli che sono, all’altezza cioè dei loro interlocutori per ragionevolezza e maturità di pensiero. Questa contraddizione, ribadita nello stile dall’impiego di forme proprie della poesia epica (ad esempio la congiunzione - e - che ricorre ben sette volte nell’appello che dei suoi fidi fa Malacoda, non ha nei versi 118-123 una funzione sintattica, ma serve soltanto a far maggiormente spiccare, isolandoli, i nomi dei dieci privilegiati), culmina nella trovata del segnale di partenza del plotone assegnato come scorta ai due pellegrini. Nonostante le arie che si è dato Malacoda, i suoi soldati non sono disciplinati. Non prendono nulla sul serio, fuorché una cosa: lo scherzo. Il massimo della disciplina e della concordia lo raggiungono qui, in questo epilogo di canto, proprio perché l’ordíne che devono eseguire (il segnale) coincide interamente con la loro vocazione alla beffa pesante e oscena.
Domande da interrogazione
- Qual è la descrizione della bolgia di Malebolge e del suo ambiente?
- Chi è il diavolo nero e quale ruolo svolge nella bolgia?
- Qual è l'accusa di baratteria e come si collega a Dante?
- Come avviene la punizione dei dannati nella pece?
- Qual è la dinamica tra Virgilio e Malacoda?
La bolgia di Malebolge è descritta come straordinariamente buia, con una pece densa che bolle e aderisce alle pareti, simile alla pece utilizzata nei cantieri navali veneziani. Questo ambiente riflette il tormento e la sofferenza dei dannati, immersi in una punizione viscida e opprimente.
Il diavolo nero è descritto come feroce e crudele, con ali spiegate e un aspetto nervoso. Il suo compito è quello di trasportare i dannati, mostrando una nobiltà di atteggiamenti e vigore, in contrasto con i custodi vanagloriosi della bolgia.
L'accusa di baratteria, che implica corruzione di pubblico ufficiale, è rivolta agli anziani di Lucca, città nota per questo peccato. Dante stesso fu accusato di baratteria, e l'accusa viene ritorta contro coloro che l'hanno formulata, evidenziando l'ironia della situazione.
I dannati vengono immersi nella pece dai diavoli, che utilizzano uncini per afferrarli e costringerli a nuotare nella sostanza viscosa. Questa punizione è paragonata a come i cuochi immergono la carne nella pentola, sottolineando la brutalità e l'assenza di pietà dei diavoli.
Virgilio, con autorità e saggezza, riesce a sottomettere Malacoda, il quale, inizialmente arrogante, si ritrova a cedere di fronte alla volontà divina. Questo scambio evidenzia il potere di Virgilio e la fragilità dell'orgoglio di Malacoda, che si manifesta nel suo gesto di lasciare cadere l'uncino.