Concetti Chiave
- Virgilio cerca di nascondere la sua preoccupazione per tranquillizzare Dante, ascoltando eventuali segnali di aiuto e pronunciando parole di conforto.
- Dante viene rassicurato da Virgilio riguardo al percorso, con riferimenti alla maga Eritone che, secondo l'invenzione dantesca, lo costrinse a scendere nel cerchio di Giuda.
- Le tre Furie appaiono minacciose sulla torre, invocando Medusa per pietrificare Dante, mentre Virgilio gli ordina di chiudere gli occhi per proteggerlo.
- L'arrivo del Messo celeste è segnato da un fracasso; attraversa lo Stige e apre la porta della città di Dite, rimproverando i demoni e permettendo l'ingresso ai poeti.
- Nella città di Dite, Dante e Virgilio trovano una desolata landa con sepolcri arroventati, ascoltando i gemiti degli eretici mentre camminano tra le arche infocate.
Canto IX dell'Inferno
Il pallore di Dante spinge Virgilio a nascondere maggiormente la sua preoccupazione per non accrescere i timori del discepolo. Si ferma un attimo porgendo l'orecchio per udire se si percepisce qualche rumore che preannunci l'aspettato aiuto, pronuncia tra sé e sé alcune parole reticenti, ma a Dante ne rivolge altre di conforto.Questi, impaurito, chiede a Virgilio se alcuna mai delle anime del Limbo abbia percorso questa strada; Virgilio, che comprende il pensiero nascosto del discepolo, lo rassicura; conosce bene il cammino che già un'altra volta ha percorso per scendere, scongiurato da una maga, nel cerchio più basso.
La maga di cui si fa riferimento è Eritone, essa aveva fatto ritornare sulla terra, per mezzo di magie, un morto per rivelare a Pompeo l'esito della battaglia di Farsalo. Naturalmente che questa maga avesse costretto in altra occasione Virgilio a scendere nel cerchio di Giuda è invenzione dantesca, ma di tale invenzione non è solo spunto il passo di Lucano, ma un'analoga situazione della Sibilla che dichiara ad Enea di essere già scesa altra volta nell'Averno.
Con questa invenzione Dante giustifica la conoscenza dell'Inferno da parte della sua guida, ma più che muoversi nel solco della deformazione medievale di Virgilio mago, inconcepibile in Dante, essa sorge da un'atmosfera di sortilegio di cui è impregnato questo episodio.
Il cerchio in questione viene denominato cerchio di Giuda poiché è il nono e ultimo cerchio. Per comprendere il perché di questa costrizione operata dalla magia di Eritone, bisogna ricordare che il negromante per evocare uno spirito sulla terra adoperava come intermediario un altro spirito. Dante immagina che Eritone, per far tornare nel suo corpo un'anima dannata nel fondo dell'Inferno, costringa con sortilegi Virgilio, che stava nel Limbo, a scendere per tutto l'abisso infernale fino al cerchio dove si trovava l'anima da evocare.
[h]Apparizione delle Furie Mentre ascolta le parole di conforto, Dante è attratto improvvisamente dall'apparizione delle tre Furie sulla cima della torre arroventata: esse sono tinte di sangue ed hanno per capelli dei serpenti aggrovigliati. Virgilio le indica a Dante: Megera a sinistra, a destra Aletto, nel centro Tesifone.
Esse gridano e si graffiano il petto invocando la venuta di Medusa per impietrire l'ardito visitatore vivo. Allora Virgilio ordina a Dante di chiudere gli occhi e rivoltarsi, avvertendolo che, se mai guardasse, vano sarebbe sperare nel ritorno: e non contento aggiunge ancora le sue mani per chiudere gli occhi al discepolo.
Medusa: la minore delle tre Gorgoni, figlie di Forco, dio marino; secondo la mitologia rendeva di pietra chi guardava il suo volto, anche dopo che il capo le era stato tagliato da Perseo.
Arrivo del Messo celeste
Dante, dopo essersi rivolto al lettore avvertendolo di aguzzar l'ingegno per cogliere il significato profondo del suo racconto, procede nella sua narrazione. Un improvviso e spaventoso fracasso sulla palude annuncia l'avvento di qualche cosa di straordinario. Virgilio toglie le mani dagli occhi di Dante e lo invita a guardare. Sta giungendo un Messo celeste che passa lo Stige a piedi asciutti, e dinanzi al quale fuggono i dannati e i demoni: giunge alla porta e con verga la spalanca. Poi volgendosi ai demoni li rimprovera aspramente ricordando loro che non ci si può opporre al volere divino, e infine, senza dire alcuna parola ai due poeti, se ne ritorna indietro.
Entrata dei due poeti nel cerchio sesto
Allontanandosi il Messo, Dante e Virgilio entrano senza trovar resistenza nella città di Dite. I demoni, le Furie, tutto è sparito, non resta che la squallida solitudine del cerchio sesto, che sembra un vasto e silenzioso cimitero. Nell'aspra e nuda landa si aprono dei sepolcri arroventati: i coperchi sono alzati e si sentono i gemiti e i pianti dei dannati uscire dagli avelli. Chiestane spiegazione a Virgilio, Dante viene a sapere che qui stanno gli eretici, e prosegue il cammino tra le mura e le arche infocate.Domande da interrogazione
- Qual è la reazione di Virgilio al pallore di Dante?
- Chi è la maga Eritone e quale ruolo ha nella discesa di Virgilio nell'Inferno?
- Cosa accade durante l'apparizione delle Furie?
- Come avviene l'arrivo del Messo celeste e quale effetto ha?
- Cosa trovano Dante e Virgilio nel cerchio sesto?
Virgilio cerca di nascondere la sua preoccupazione per non aumentare i timori di Dante, fermandosi un attimo per ascoltare eventuali rumori di aiuto e pronunciando parole di conforto.
Eritone è una maga che, secondo l'invenzione dantesca, costrinse Virgilio a scendere nel cerchio di Giuda per evocare un'anima dannata, utilizzando sortilegi.
Le tre Furie appaiono sulla cima della torre, invocando Medusa per impietrire Dante, mentre Virgilio ordina a Dante di chiudere gli occhi per evitare di essere pietrificato.
Un improvviso fracasso annuncia l'arrivo del Messo celeste, che attraversa lo Stige a piedi asciutti, apre la porta della città di Dite e rimprovera i demoni, permettendo ai poeti di entrare senza resistenza.
Nel cerchio sesto, Dante e Virgilio trovano una landa desolata con sepolcri arroventati, da cui escono i gemiti degli eretici dannati, mentre proseguono il loro cammino tra le arche infocate.