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Inferno: Canto III: Celestino V e Caronte


L’azione del canto III si svolge, prima davanti alla porta dell’inferno, quindi nell’anti inferno ed infine sulla riva dell’Acheronte. In questo girone sono puniti gli ignavi, cioè coloro che nella vita non si schierarono mai e che quindi che non ebbero mai il coraggio delle proprie idee e non presero mai posizione. La loro punizione consiste nel correre nudi dietro ad un vessillo che si muove rapidamente. Sono tormentati dalla presenza dei mosconi e delle vespe e del sangue che cola dal loro corpo, mescolato a lacrime, si cibano i vermi. Tale punizione è inflitta per contrappasso: nella vita gli ignavi furono dei pigri, dei codardi e si comportarono da indolenti per mancanza di volontà e di forza attiva tale da poter lottare per un ideale. Piuttosto che assumersi responsabilità, preferirono rinunciare; invece ora, nell’Inferno sono costretti a correre senza scopo dietro una bandiera indecifrabile stimolati dalla presenza di mosconi, vermi e vespe simbolo di quanto disprezzo siano oggetto da parte di Dante: l’analogia è evidente fra la bassezza nell’ordine natura ledi questi insetti e la vita “cieca e bassa” condotta volutamente dagli ignavi. Fra queste anime, Dante incontra l’ombra di “colui che fece per viltà de il gran rifiuto”. La perifrasi ci riporta con ogni probabilità a Pier da Morrone che fu eletto pontefice nell’agosto nel luglio 1294 con il nome di Celestino V. Ritenutosi inadatto per le responsabilità politiche che la nomina avrebbe comportato, preferì rinunciare al soglio pontificio soltanto dopo cinque mesi. La sua rinuncia comportò la nomina di Bonifacio VIII.

Parafrasi vv. 58-87
Dopo che io vi ebbi riconosciuto alcune anime
vidi e identificai l’ombra di colui
che per pusillanimità rinunciò ad un così alto incarico.
Subito, compresi e fui certo
che questa era la folla dei vili
verso cui Dio ed i loro nemici provano disprezzo
Questi essere abietti che vissero come anime morte
erano tutte nude e punzecchiate
da mosconi e vespe che si trovavano in questo luogo
Pungendole, il sangue colava dal loro volto
e, mescolato con le lacrime, , ai loro piedi
veniva raccolto da vermi fastidiosi.
E dopo essermi messo a guardare oltre la schiera degli ignavi
notai una fila di anime in riva ad un fiume:
per cui chiesi a :” Maestro, ora permettimi di sapere
di che genere di anime si trattasse e quale legge
le fa apparire così sollecite a raggiungere l’altra riva,
come io posso discernere attraverso questa luce così fioca.
Ed egli mi rispose: “Il fatto ti sarà reso evidente
quando fermeremo i nostri passi
sulla riva del doloroso fiume dell’Acheronte.
Allora dopo aver abbassato gli occhi per la vergogna

per timore che le mie parole fossero inopportune, non parlai più
fintanto che non fummo arrivati al fiume
Ed ecco venire verso di noi su di una barca
un vegliardo, bianco per la canizia che lo ricopriva,
gridando: “Guai a voi anime malvagie!”
Non sperate mai di vedere il cielo
I vengo qui per condurvi sull’altra riva
Nelle tenebre eterne, fra le pene infernali.

Quindi Dante ci presenta il traghettatore Caronte. Nella tradizione, Caronte è una figura mitologica che Dante, però, trasforma in un demone, il primo che ha incontrato lungo il suo viaggio. Nei suoi confronti Virgilio, adopera parole molto aspre e questo sta a significare che tutte le forze infernali non possono nulla contro la volontà di Dio.. L’angoscia per le cose viste ed udite, alla fine del canto trova un suo culmine quando il terremoto ed un fulmine fanno svenire Dante. Lo svenimento può essere anche visto come un artificio che permetterà Dante di attraversare l’Acheronte senza che ne resti traccia nella sua mente.

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