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Diavoli e barattieri


Dante"comico":diavoli e barattieri


L'ottavo cerchio dell'inferno è detto Malebolge: esso è suddiviso appunto in dieci bolge (delle fosse concentriche, collegate da ponti rocciosi) e vi sono puniti i fraudolenti. Qui l'attenzione di Dante va a una realtà bassa e grottesca, per descrivere la quale egli inventa soluzioni espressive di grande originalità. t lo stile "comico", di cui il canto XXII uno dei più animati dal punto di vista narrativo offre un ottimo esempio. Non c'è spazio, qui, né per la pietà, né per il tono commosso o sublime di altri episodi. Fra i barattieri, degradati e meschini come i diavoli che li tormentano, non solo non ci sono personaggi di statura tragica (a eccezione di Ulisse), ma persino l'umanità viene cancellata. Il corpo assume atteggiamenti animali, la ragione si riduce a malizia, cioè ad astuzia perversamente volta a nuocere. Fra sé e i suoi personaggi, Dante frappone la sua maestria tecnica: con distacco, egli li condanna irrevocabilmente.

Un racconto "teatrale"


La narrazione è giocata in questo canto, con straordinaria vivacità, su diversi piani. Un primo spazio è affidato a Dante, spettatore raccapricciato; un secondo a Virgilio, che fa da mediatore fra il poeta, i diavoli e i dannati; un ultimo appunto ai Malebranche e a Ciampolo. È questo il più complesso, giacché prevede non solo un fitto scambio di battute e un'azione movimentata, ma anche degli 'a parte' (delle battute, cioè, che rivelano le intenzioni segrete dei personaggi: vv. 106-111). L'arte del narratore sta qui nel tenere insieme voci diverse, ciascuna caratterizzata da una sua psicologia

Lo stile comico


Alla materia bassa e grottesca si accompagna uno stile molto elaborato: lo mostrano l'ampia introduzione, una sorta di miniatura sulla vita comunale (vv. 1-12); le frequenti similitudini; le rime, difficili e scelte per le loro sonorità aspre (p. es. vv. 31-36, 55-60, 70-75, 88-93, 109-115, 127-135); il lessico espressivo (p. es. v. 35: «arruncigliò») o le parole colte in funzione ironica (come udecurio al v. 74). Anche se lo stile e la retorica sono oggetto di un lavoro così accurato, la materia verbale è perlopiù quotidiana e popolare: le similitudini sono tratte da esperienze di vita di campagna (vv. 25-28, 56, 130-132) e Dante mostra qui un particolare gusto per le metafore, i modi di dire e i proverbi del parlato (vv. 14-15, 58, 93). Anche nei dialoghi non compare la composta oratoria che caratterizza i personaggi maggiori (come Francesca o Farinata): si hanno invece battute rapide, che sembrano registrate in una taverna; oppure un tono ironico (come quello di Ciampolo: vv. 81.90). La forza di questo canto sta dunque nell'equilibrio fra fedeltà realistica alla lingua parlata, inventività e alta rielaborazione artistica.
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