Canto XVII Inferno - Divina Commedia

Virgilio annuncia solennemente il sopraggiungere di Gerione, simbolo della frode cui nulla resiste, contagio pericoloso, diffuso in tutto il mondo. Dal bordo del burrone emerge la figura del mostro con viso umano, busto di serpente, zampe pelose e grandi ali; tiene nascosta la coda velenosa da,scorpione, pronta a colpire a tradimento. Per raggiungere la creatura infernale, i due poeti si volgono a destra e compiono pochi passi.
Dante scorge sul sabbione l'ultima schiera di violenti: solo gli usurai, seduti sulla sabbia infuocata, che tentano inutilmente di schermirsi dalle fiamme che piovono dal cielo. Si avvicina a loro, e dagli stemmi di famiglia impressi sulle borse che portano al collo distingue le famiglie di appartenenza. Uno degli alleati, Reginaldo degli Scrovegni, di famiglia padovana, lo apostrofa bruscamente annunciando l'imminente arrivo degli spiriti del concittadino Vitaliano e del fiorentino Giovanni Buiamonte. Chiude infine il breve discorso con un gesto di scherno.
Dante ritrova Virgilio già sulle spalle di Gerione, e viene invaso dal terrore. Rassicurato e protetto dalla sua guida, sale comunque sulla fiera infernale, inizia la discesa nel vuoto e nel buio. Dante è atterrito, come Fetonte e Icaro nel momento culminante del loro tragico volo. Compaiono infine i fuochi dell'ottavo cerchio e si odono i pianti dei dannati. Gerione deposita i due poeti sul fondo della parete rocciosa e ritorna prontamente indietro.
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