Riassunto Del canto XIV dell'inferno - Divina Commedia

L'amore verso la patria spinge Dante a raccogliere ai piedi dell'albero le misere fronde dell'anonimo fiorentino, morto suicida. Dante e Virgilio giungono poi nel terzo girone dei violenti: un pianoro sabbioso su cui scende incessante una lenta pioggia di fuoco, che tormenta i dannati e incendia la sabbia. Qui sono puniti i violenti contro Dio: bestemmiatori, sodomiti, usurai.
Un dannato inveisce sarcasticamente contro Giove: è il bestemmiatore Capaneo, che osò sfidare il re degli dei. Virgilio lo rimprovera aspramente: proprio la sua rabbia impotente è la punizione adeguata al suo disdegno contro Dio.
Osservando un fiumicello rossastro, il Flegetonte, che scorre dalla selva dei suicidi nel sabbione infuocato, Virgilio spiega Dante l'origine e la natura dei fiumi dell'oltretomba, raccontando il mito del Veglio di Creta. Si tratta di una figura gigantesca, conservata nelle viscere del monte Ida e formata di diversi metalli: d'oro la testa, d'argento il petto e le braccia, di rame la metà inferiore del tronco, di ferro il resto, mentre il piede destro è di terracotta. Dalle sue giunture gocciola un rivo di lacrime verso il centro della terra, formando così l'Acheronte, lo Stige, il Flegetonte e il lago di Cocito. A Dante sono rimasti insoluti due dubbi sui fiumi infernali, che Virgilio prontamente chiarisce: il Flegetonte è proprio quel fiume bollente e rosso sangue che fuoriesce dalla selva; il Letè non si trova in inferno, bensì nell'Eden, sulla vetta del Purgatorio.
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