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Canto dodicesimo, Inferno


Il canto dodicesimo dell’Inferno di Dante si può suddividere in tre sequenze.
Prima sequenza (vv.1-45):
Dante e Virgilio giungono al settimo cerchio, il cerchio dei violenti. La frana, avvenuta tanto tempo fa, spiana la strada a Dante e alla sua saggia Guida. Incontrano il Minotauro, che ha il compito di guardiano delle anime, che appartengono alla cerchia dei violenti. Non appena il Minotauro avvista Dante e Virgilio, inizia a mordersi, preso dall’ira. Virgilio, cerca di spiegargli, che Dante non è arrivato in quel posto per ingannarlo, come fece il figlio del re d’Atene, ma per conoscere le pene dei dannati. Ed è a questo punto, che il Minotauro va su tutte le furie, saltellando violentemente. Approfittando di questa occasione, i due attraversano il varco e Virgilio ne approfitta per spiegare a Dante che i sassi, che adesso sta calpestando, sono stati già mossi da un essere umano, cioè il Messia, che scese nel basso Inferno per salvare le anime dei Patriarchi. Al passaggio del Messia tutto l’Inferno tremò, tanto da suggerire a Virgilio l’idea che l’universo stesse ritrovando quella concordia fra gli elementi naturali.
Seconda sequenza (vv.46-99):
A valle, Dante scorge il Flegetonte, fiume di sangue bollente dove sono immersi i violenti contro il prossimo. Alle pendici della parete rocciosa, corre una schiera di centauri, armati di frecce, pronte a essere scoccate, quando i penitenti escono più di quanto dovrebbero dal fiume. Non appena i centauri, avvistano Dante e Virgilio, si arrestano. Dalla loro schiera, avanzano tre centauri, Nisso, Chirone e Folo. Dopo aver avuto uno spiacevole dialogo con Nisso, Virgilio dichiara di voler parlare, solo ed esclusivamente con Chirone. Dopo aver spiegato a quest’ultimo, la missione di Dante, gli chiede di ceder loro un centauro, come guida, e che possa portare Dante in groppa, poiché essere umano. Dopo ciò, Chirone acconsente, e affida l’incarico a Nisso.
Terza sequenza (vv.100-139):
Il viaggio continua; Nisso scorta i visitatori lungo la riva del fiume, dal cui sangue bollente si levano le grida dei peccatori. Le anime immerse fino agli occhi, appartengono ai tiranni; più in là si trovano le anime degli omicidi, immersi fino alla gola; il gruppo delle anime dei predoni, invece, è immerso fino al busto, fino ad arrivare al punto in cui il sangue copre solo i piedi. A questo punto, Chirone, spiega a Dante che, dalla parte opposta a quella da cui sono giunti, il fiume diventa, di nuovo, profondo, sino a ricongiungersi con la zona dove i tiranni subiscono la pena più grave. Ed è in questa zona, che si possono trovare le anime del re unno Attila, Pirro e Sesto. Terminata la spiegazione, Nesso riattraversa il guado, lasciando Dante e Virgilio, proseguire il loro viaggio.
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