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Dante chiede a Virgilio se gli sarà concesso di parlare con qualcuna delle anime punite del settimo cerchio, alchè una di queste, sentendo l’accento toscano si rivolge a Dante chiedendogli di trattenersi. Gli è il ghibellino Farinata, ben presto il colloquio diventa una sorta di vittoria morale reciproca, in quanto i due appartenevano a due fazioni opposte degli schieramenti fiorentini. Il dialogo tra due viene interrotto da Cavalcante Cavalcanti, padre di Guido Cavalcanti, che riconosce Dante e gli chiede perché suo figlio non sia con lui. Dante gli dice che lui è stato scelto non per meriti poetici, ma per la grazia divina, che Cavalcanti aveva rifiutato, professandosi ateo. Cavalcante fraintende quanto detto da Dante e capisce che il figlio sia Morto, alchè ricade nella sua tomba infuocata. Farinata, totalmente indifferente, riprende il discorso da dove era stato interrotto, e si rammarica per la sorte dei ghibellini, che una volta esiliati che non riuscirono a far ritorno a Firenze . Annuncia a Dante l’esilio e i due si fermano in un confronto riguardo gli eventi che colpiscono Firenze. Dante allora chiede all’anima di Farinata di scioglierli un dubbio che lo affligge: perché i dannati riescono a vedere il futuro ma non il presente. Egli allora gli risponde che i dannati sono come i presbiopi, che riescono a vedere meglio le cose lontane rispetto a quelle vicine, in questo infatti si rivela ancora la guida suprema di Dio, quando invece qualcosa sta per accadere o è già accaduta l’intelligenza è inutile, infatti, se nessuno riferisce ai dannati ciò che accade sulla terra essi non sanno nulla; ecco perché il padre di cavalcanti credeva che il figlio fosse morto. Allora, mentre farinata si ritira nella dante gli chiede di spiegare al padre di Guido che il figlio non è morto. Dante allora riprende il verso Federico secondo, cardinale degli Ubaldini.

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