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Divina commedia: Inferno, canto I


Il primo canto dell’Inferno è pensato come il prologo dell’intero poema. Il narratore (Dante) si rivolge al lettore per informarlo dei presupposti e dei motivi del viaggio che lui ha compiuto attraverso i regni dell’oltretomba. Secondo le norme basilari della cultura medievale, ogni avvenimento va visto come gli eventi che rientrano nel disegno divino. L’avventura di Dante testimonia una condizione di privilegio, ma è interpretabile solo se si supera la dimensione personale e la si vede come vicenda per l’umanità intera. Dante, quindi, appare come il simbolo dell’umanità del suo tempo, quando, in un momento storico di trapasso e di formazione di realtà sociali nuove, perde fiducia nei vecchi valori e nelle tradizionali autorità: la Chiesa e l’Impero. Il recupero di tali valori ed il ripristino ed il ripristino di tali autorità sono essenziali per la salvezza dell’uomo: il resoconto del viaggio ultraterreno svolge la funzione di mostrare all'umanità peccatrice la dritta via.
Il messaggio etico di Dante ha più valore e più forza in quanto si fonda sull'autocritica, ossia sulla confessione della propria condizione di peccatore e, per poterla superare è necessaria l’assistenza di una guida: Virgilio, per Dante simbolo di quella ragione che, nella situazione di traviamento dell’uomo, ha lungamente taciuto. Si tratta di un significato allegorico ampiamente diffuso presso la cultura medievale, la quale considera Virgilio maestro di ogni dottrina, portatore di verità nascoste e profeta del Cristianesimo.
Dante narra di essersi trovato in una selva oscura, che rappresenta in una vita terrena peccaminosa, a metà della propria vita, in una grave situazione di smarrimento e di perdizione. Riesce a riacquistare speranza quando, giunto ai piedi di un colle al termine della selva, vede i fianchi del colle illuminati dal sole. Decide così di salire, ma la strada gli viene impedita da tre fiere: una lonza, un leone e soprattutto una lupa, che è quella che lo spaventa di più, tanto da fargli perdere ogni speranza. Sta per rientrare nella selva, quando gli appare il fantasma di Virgilio, il suo maestro ed il suo autore più stimato e dice a Dante che, per salvarsi, dovrà prendere un’altra strada, poiché l’insaziabile lupa impedisce il passaggio di tutti, fino a quando verrà il veltro che la farà scappare.
Per raggiungere la salvezza, Dante dovrà seguire Virgilio attraverso l’Inferno ed il Purgatorio; se poi vorrà, potrà salire, guidato da un’anima più degna, fino al Paradiso, il regno di Dio.
Dante accetta e insieme al suo maestro si mettono in cammino.
Le tre fiere che Dante incontra, la lonza, il leone e la lupa, rappresentano le tre disposizioni peccaminosa. La lonza è la prima delle tre fiere, rappresenta un grosso felino dal pelo maculato, identificata come un leopardo, un animale con significato demoniaco nel periodo medioevale. Quando viene incontrata da Dante, questa ha un significato allegorico e rappresenta la lussuria.
Il leone, la seconda fiera incontrata da Dante è generalmente interpretato come allegoria della superbia, la seconda delle tre disposizioni peccaminose.
La lupa, la terza delle tre fiere incontrate da Dante, viene interpretata come allegoria dell’avarizia, la più grave delle tre disposizioni peccaminose e, per il poeta rappresenta la prima cause del disordine morale.
Successivamente Virgilio porta Dante fuori dal colle, dicendogli che lo porterà in un luogo dove udirà le grida disperate, vedrà le anime che soffrono da tempo.
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