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La simbologia numerica nella Divina Commedia


La Divina Commedia può essere considerato un grande e complesso manuale di cultura medioevale in tutti i suoi aspetti che trova una sua unitarietà nella simbologia numerica, derivata dalla religiosità cristiana. Il dogma fondamentale della Cristianità è quello della Santissima Trinità, del concetto di Dio, uno e trino che si ricollega al principio generale della perfezione e al concetto secondo cui all’origine di cosa c’è solo Dio. Questa tendenza all’unicità si collega però con quella della molteplicità della storia e del mondo reale nel suo insieme, che tuttavia si rispecchia nell’unità divina.
Per questo motivo, Dante ricorre spesso al numero 1 (= unicità di Dio) e al 3 (= numero della Trinità di Dio). Infatti la Divina Commedia si compone di 3 cantiche, ognuna articolata in 33 canti. In realtà il totale dei canti è 100 e non 99, perché il primo canto dell’ Inferno serve da prologo. Da notare anche che ogni cantica termina sempre con la stessa parola messa in rima: stelle.
Nel corso del suo viaggio, Dante è accompagnato da 3 guide: prima Virgilio che è il simbolo della ragione, la facoltà che serve per distinguere il bene dal male; poi Beatrice, simbolo della grazia santificante e della teologia, cioè di quella scienza che permette all’uomo di conoscere Dio più da vicino. Infine, nel Paradiso, Dante incontra sa, Bernardo che lo accompagna verso la contemplazione divina.
Ogni cantica è caratterizzata da una forte simmetria legata al n° 3. Infatti le anime dell’Inferno sono riunite in tre grandi gruppi (incontinenti, fraudolenti e violenti, in tutte le varie articolazioni. Nello stesso modo, nel Purgatorio, fra gli spiriti purganti incontriamo tre categorie (chi amò il male, chi amò troppo poco il bene e chi fu troppo legato ai beni terren). L’esistenza della simmetria che caratterizza l’unità di fondo delle tre cantiche si ritrova anche in Paradiso, in cui Dante colloca gli spiriti mondani, gli spiriti attivi e gli spirito contemplativi.
Anche la cosmologia dantesca si collega alla simbologia numerica: i cerchi infernali sono nove, le zone del Purgatorio sono nove e i cori angelici sono nove, come nove sono i cieli dell’Etere, compresi fra la spera del fuoco e l’Empireo; e sappiamo che nove non è altro che il numero della Santissima Trinità moltiplicata per se stessa.
La stessa metrica è posta da Dante a servizio dei contenuti. Lo schema metrico che egli adopera è la terzina (che è composta da tre versi) ed ognuno dei canti termina con un verso isolato che fa rima con il penultimo verso dell’ultima terzina. Questa regola dell’uno e del tre si espande per ben 100 canti per un totale di 14.000 versi.
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