oltre la spera che più larga gira


Oltre La Spera Che Più Larga Gira

Capitoli precedenti: Ci troviamo nell’ultima fase del percorso del poeta, quella che corrisponde al momento “super nos”, dove Beatrice è già morta e il poeta non parla di questa morte se non in maniera simbolica. Poi scrive dei sonetti, per dimenticare il profondo dolore della morte dell’amata, dedicati ad altre donne. Scrive dei sonetti soprattutto ad una donna gentile che lo ha attratto però poi subito se ne pente, imprecando contro la vanità dei suoi occhi che si sono fatti attrarre da questa gentil donna, promettendo di non dedicarle più poesie. Simbolicamente rappresenta uno sviamento di Dante attratto più da un amore terreno che spirituale. Questa gentil donna poi diventerà simbolicamente, nell’opera successiva (Convivio), il suo amore per la filosofia.

In seguito gli comparirà in sogno Beatrice che lo rimprovera per questo suo comportamento ed è adirata nei suoi confronti e lo induce a ritornare a parlare solo di lei, facendolo ritornare sulla “retta via”. Nel XL capitolo, Dante si rivolge ai pellegrini che si recano a Roma, dove ancora una volta compare la somiglianza di Beatrice con la passione e la morte di Cristo. Beatrice dopo la morte viene rappresentata come assunta in cielo, nell’Empireo, facente parte delle anime dei beati.

CAPITOLETTO: Dante ci comunica che due donne gentili gli chiesero delle poesie ed egli pensò di non mandare soltanto delle poesie che aveva già scritto, ma di scriverne una nuova per onorare ancora di più le loro richieste. Invia il nuovo sonetto "oltre la spera che più larga gira", che parla del nuovo stato d’animo di Dante e insieme a questo due precedenti sonetti "deh peregrini che pensosi andate" e "venite a intender".

SONETTO (analisi): Nella prima quartina ci comunica che il suo fortissimo desiderio, che definisce “sospiro”, utilizzando quindi una metonimia, di vedere Beatrice esce dal suo cuore e oltrepassa “la spera che più larga gira” che corrispondeva al PRIMO MOBILE, ovvero l’ultimo cielo, quello più vicino all’Empireo, più vasto. Questo abbracciava tutti i cieli a cui dava l’impulso di ruotare. Era anche il cielo più vicino alla perfezione, poiché si muoveva più velocemente e prendeva l’impulso del movimento direttamente da Dio. Continua dicendo che questo desiderio viene elevato verso l’alto da un’intelligenza nuova che l’Amore, malgrado pianga la morte di Beatrice, mette in lui. In questi ultimi versi compare una personificazione data dall’uso della parola “amore”.

Quest’intelligenza nuova, poi, è simile alla grazia infusa dallo Spirito Santo e viene intesa dai critici in diversi modi, sia come virtù intellettiva, secondo il dantista Giuliani, sia come un nuovo slancio dell’animo, secondo il dantista Russo. Attraverso la metafora “amore piangendo”, il poeta infine afferma che la sofferenza, provocata dall’amore per la morte di Beatrice, ha avuto su di lui una funzione catartica, ovvero l’ha purificato dandogli la possibilità di salire in cielo. Compare quindi un concetto sconosciuto al dolce stil-novo quello della sofferenza non più vista come una forza annientatrice, ma vista come una forza che purifica il poeta e che lo rende capace di poter, attraverso il desiderio e questa nuova virtù intellettiva, salire nell’Empireo. Di conseguenza si ha il superamento dello stilnovismo con una nuova concezione dell’amore che attraverso la sofferenza gli dona una nuova possibilità, quella di ascendere a Dio. Tutto questo però è possibile solo mediante uno strumento che è proprio Beatrice. I verbi che compaiono in questa prima quartina “gira, passa, esce” sono dei verbi di movimento che conferiscono dinamicità, poiché Dante si riferisce al viaggio mistico che sta compiendo.
Nella seconda strofa il sospiro è giunto dove desidera e vede una donna, cioè Beatrice, che riceve onore, ovvero acquista da tutti i beati la gloria paradisiaca e la luce illuminante della grazia di Dio, a tal punto che lo spirito, pellegrino, ovvero viaggiatore, ammira il suo splendore. Il termine “luce” secondo alcuni studiosi non è inteso come sostantivo ma come verbo “splendere”. In questa seconda quartina sono presenti verbi di percezione come “vede, mira” e anche termini riconducibile alla sfera visiva come “luce, splendore”, poiché il viaggio del pensiero è concluso e il poeta percepisce ciò che vede. Nella prima terzina il desiderio di Dante, giunto fino in paradiso quando ritorna, racconta ciò che ha visto e però il poeta non riesce a comprendere o intendere, infatti, è difficile e complicato. Vi è poi un riaffermarsi del concetto presente nella prima strofa dato che il sospiro parla al cuore sofferente di Dante. Sempre grazie alla sofferenza Dante può ascoltare ciò che il suo pensiero gli racconta e visto che il poeta non comprende ciò che gli vuole comunicare lo spirito si ha l’introduzione della poesia dell’ineffabile.
La nostra conoscenza, infatti, è di tipo sensitivo, ovvero avviene attraverso l’uso dei sensi e quindi non può spiegare ciò che è trascendentale. Quindi tutto quello che va al di là dei nostri sensi, il trascendentale può essere spiegato soltanto con la fede. Con il concetto dell’ineffabile si nota come Dante ha difficoltà a comprendere il suo stesso pensiero che è arrivato a vedere cose trascendenti grazie ad un atto di fede, ovvero lo slancio mistico. Tutto ciò che appartiene allo slancio mistico non può esser detto con le parole che fanno capo a quella che è la sfera sensitiva. Dante nel paradiso riprenderà il concetto delle capacità intellettive “intelligenza nova” di ottenere questo slancio per ricongiungersi con Dio. In quest’ultima parte dell’opera della vita nova, riesce ad avere lo slancio soltanto con l’anima mentre nella Commedia lo riuscirà ad avere con l’anima e con il corpo. La differenza consiste nell’avere il supporto della memoria che ricorda cioè che ha visto anche se non riesce a trattenere tutti i ricordi.
Con l’assenza del supporto della memoria scaturisce quindi il concetto della poesia dell’ineffabile. Nell’ultima strofa si rivolge alle donne a cui era destinato il sonetto dicendo che il pensiero viaggiatore parla della gentil donna che ricorda Beatrice. In queste ultime due terzine compaiono verbi come “ridice, intendo, parlare, ricorda” che indicano il ripiegamento intellettuale di Dante su se stesso. Infine il sonetto presenta numerose figure retoriche come l’apocope “cor, tal, ben” e come l’aferesi “‘l, ‘ntendo”. Questo sonetto conclusivo differentemente dagli altri, divisi in quattro parti, può essere suddiviso in cinque sezioni dal punto di vista contenutistico e formale.
La prima sezione comprende i primi due versi, dove Dante ci comunica il viaggio del sospiro. Negli ultimi due versi della prima quartina invece introduce l’intelligenza nova. La terza sezione corrisponde alla seconda strofa ci comunica ciò che il suo pensiero scorge nell’Empireo, ovvero una donna onorata. Nella prima terzina, ovvero la quarta sezione, afferma di non poter comprendere ciò che ha visto data la debolezza dell’intelletto con la conseguente introduzione della poesia dell’ineffabile. Infine nell’ultima sezione corrispondente proprio all’ultima strofa, chiarisce che il soggetto della mirabile visione è Beatrice. Questo viaggio mistico del poeta avviene soltanto con l’anima.

Oltre la spera che più larga gira: campi semantici

I campi semantici della poesia sono due: il momento prima di vedere la donna che gli ruba il cuore e la visione vera e propria della donna che ama.

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