Alighieri - Trattati


I due trattati scritti da Dante Alighieri sono il De Monarchia e il De Vulgari Eloquentia.
De Monarchia (1313-1313)
sull’unica autorità politica”, la monarchia.
TEMA: idee politiche di Dante (politica).

È un trattato in prosa scritto in latino, che parla di politica (fare politica= interessarsi alla vita pubblica), alla quale Dante fu sempre legato. Iniziò la sua carriera quando si iscrisse all’Arte dei Medici e degli Speziali, iscriversi ad una corporazione professionale era il requisito necessario per accedere alle cariche pubbliche. Egli riesce a ricoprire la massima carica pubblica: entra a far parte del Consiglio dei Priori, il più alto organo di governo di Firenze. Quest’ultima, da decenni, era costellata di conflitti interni: Ghibellini (che appoggiavano il papa) vs Guelfi (che appoggiavano il papa), a loro volta Bianchi (che proponevano un equilibrio tra papato e impero) e Neri (che appoggiavano il potere assoluto del papa). Dante finisce esiliato in seguito ad un colpo di stato dei Neri. Il punto di partenza dell’opera è proprio la distinzione tra potere temporale e potere spirituale che, pur essendo diversi, sono entrambi emanazioni dell’amore di Dio per l’uomo e non devono né prevaricare l’uno sull’latro Né interferire tra loro ma coesistere. Di conseguenza, papato e impero devono mantenere un equilibrio necessario per le due felicità, terrena e sovrannaturale, del popolo, per raggiungere la quale bisogna avere messi diversi(papato: bene dell’anima ;impero: bene fisico). Il trattato venne poi dichiarato eretico e aggiunto all’indice dei libri proibiti, arma di cui si servì la chiesa, insieme al tribunale dell’inquisizione, durante la Controriforma.


De vulgari eloquentia


(1303-1304)
sull’eloquenza del volgare
Tema: le diverse lingue e il volgare illustre.
È un trattato storico sulla lingua volgare scritto in latino, e quindi destinato agli intellettuali, in cui il poeta si sofferma sul volgare e le sue forme esaltandolo e affermando che esso sia alla pari con il latino, usato dai dotti per comprendersi, e cerca di tracciare il profilo di un volgare illustre, cioè un dialetto prestigioso degno di divenire la lingua nazionale. Quest ‘ultimo deve essere: illustre: deve avere luce propria e illuminare; cardinale: deve fungere da modello; regale: deve essere adatto alla reggia; curiale: adatto alla corte. Nessuno dei volgari che esistevano (d’oc, d’oil, del si) ne era degno. Inoltre Dante esorta gli intellettuali ad usare il volgare nelle loro opere.
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