Video appunto: Teoria atomica di Bohr (2)
Bohr invece nel 1913 sfruttò la teoria quantistica che prevedeva che l’energia trasferita tra un corpo e un altro non fosse continua, ma che sfruttasse dei pacchetti di energia chiamati quanti (esempio della scala a pioli=distanza fissa tra gradini). Enunciò così il 1° postulato: un elettrone che si muove intorno al nucleo ha un momento angolare, che però non può assumere valori qualsiasi, ma solo multipli interi del rapporto h/2∏, dove h è la costante di Planck.
Quindi mvr=nh/2∏. n è il numero quantico principale e va da 1 a 7, il quale è correlato sia all’energia dell’elettrone ma anche al raggio dell’orbita, infatti r=0,53n2Å;

Bohr enunciò poi un 2° postulato: quando l’elettrone si muove lungo le orbite non perde energia con continuità, ma per quanti. Quindi, secondo Bohr, l’elettrone si può trovare solamente in corrispondenza di particolari livelli energetici e raggi. Riteneva inoltre che quanto è più grande un’orbita, tanta più energia possiede l’elettrone e che un’energia negativa, molto bassa, conferisce una grande stabilità all’oggetto. Difatti, l’elettrone che si trova sul primo livello è più stabile rispetto agli altri.
Sperimentalmente si notò anche che la variazione di raggio aumenta all’aumentare di n, al contrario della differenza di energia. Infine per tornare allo stato fondamentale l’elettrone emette un fotone di energia E=hv.