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Il microscopio

È uno strumento che permette di fare osservazioni in piccolo, perché di fatto l’occhio umano ha un potere di risoluzione di 0,25 mm. Cosa si intende per potere di risoluzione?
In realtà è la distanza minima alla quale due oggetti vicini devono stare affinché riesca a vederli separati l’uno dall’altro e non sovrapposti, quindi la distanza minima per riuscire a vederli bene. Quindi bisogna fare attenzione: il valore numerico deve essere più basso per risultare migliore.
Il microscopio è quell’utensile che grazie a dei sistemi di lenti permette di poter ingrandire i microrganismi e quindi superare il cosiddetto “cono di bottiglia” che è la risoluzione dell’occhio umano. Possiamo avere un microscopio semplice e uno composto.
o Quello semplice è quello di Antonio Vallur cioè la classica singola lente che se molto forte ci da’ già una buona visione;

o mentre il microscopio composto è quello che correntemente si utilizza nei laboratori ed è quello costituito da due sistemi di lenti:
 Il sistema di lenti obiettivi
 Il sistema di lenti oculari
In realtà l’ingrandimento che si ottiene è dato dal prodotto dei due ingrandimenti. In genere c’è una sola lente oculare, ma nel caso degli obiettivi possiamo avere alloggiate più lenti e quindi si può scegliere quella migliore in base alla potenza di risoluzione che ci aggrada.
Al di sotto è localizzata la sorgente luminosa che attraversa il filtro e poi entra nel condensatore situato a sua volta al di sotto del tavolino traslatore (su cui viene messo il preparato) dove si possono generare una serie di movimenti che permette di spostare il vetrino; questo condensatore comunque è molto importante perché è in grado di conferire ai raggi luminosi, che arrivano sul preparato, delle caratteristiche importanti.
Che percorso fa la luce che arriva al nostro occhio? (dopo aver attraversato il preparato).
Innanzitutto bisogna specificare che la luce che illumina l’oggetto deriva da una lampada sul visibile che può essere il fenolo; i raggi una volta che colpiscono l’oggetto vengono deviati quindi convogliati alla lente obiettivo. Questa prende i raggi e li proietta oltre la lente con un immagine capovolta e ingrandita, un’immagine cosiddetta reale che viene poi trasferita alla lente oculare attraverso la quale in realtà otteniamo un immagine che vediamo all’interno dell’oculare perché non arriva direttamente al nostro occhio, immagine cosiddetta virtuale, ingrandita ma diritta rispetto a quella che ha ricevuto.
A livello del tavolino traslatore possiamo trovare altri apparati meccanici come il diaframma (che regola l’intensità di luce e migliora il contrasto), la profondità di campo e il condensatore che permette di focalizzare la luce sull’oggetto e utilizzare i raggi che colpiscono il preparato in modo che questi siano quanto più possibile paralleli e su uno spazio piuttosto limitato rispetto a una luce magari dispersa.
Gli ingrandimenti che tipicamente si ritrovano in un microscopio per uso microbiologico sono un 10x un 25x un 40x e un 100x, questi sul revolver; mentre invece l’ingrandimento che si ritrova più tipicamente in un oculare è un 10x, raramente troviamo un 20x anche perché questo aumenta sì l’ingrandimento ma anche le sfocature.
Chiaramente cambia molto poter osservare con diversi ingrandimenti soprattutto se passiamo da una microscopia ottica in campo chiaro a una elettronica. E’ normale che si abbia la possibilità di osservare ben altre cose, per cui ovviamente con la microscopia in campo chiaro si osservano microrganismi di 1 mm ma anche batteri di uno o due micrometri. Al di sotto di questa unità di misura con il microscopio ottico in campo chiaro abbiamo difficoltà molto serie ed è a questo punto che possiamo ringraziare la microscopia elettronica con cui è possibile fare osservazioni per studi sia di tipo citologico (cioè vedere all’interno delle cellule) sia virologico (cosa impossibile diversamente) e poter vedere addirittura strutture macromolecolari.

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