Video appunto: Unione non omologa e ricombinazione omologa

Unione non omologa e ricombinazione omologa



L’unione non omologa è il meccanismo più utilizzato per riparare il DNA dopo esposizione a radiazioni, perché più semplice, ma meno preciso: sfrutta la proteina ad anello Ku che si lega alle estremità rotte e che recluta una proteina chinasi DNA dipendente.
Il complesso creatosi permette l’avvicinamento delle estremità, poi unite dalla ligasi.

La ricombinazione omologa è invece molto più efficace, ma più complicata: può avere luogo solamente dopo che il DNA è stato duplicato, quindi in fase G2, perché è necessario che il cromatidio integro funga da stampo. Interviene ora una esonucleasi che taglia le estremità 5’ in corrispondenza del taglio, si formano quindi due estremità 3’ libere sulle quali può agire la polimerasi. Avviene ora un’invasione: una elicasi denatura parzialmente il cromatidio integro così che il 3’ possono invadere il cromatidio. L’estremità 3’ viene ora allungata dalla polimerasi che sfrutta il cromatidio integro. Interviene ora la ligasi così che i due filamenti neo-sintetizzati possano unirsi.
Se i cromosomi si rompono contemporaneamente la saldatura dei frammenti è imprecisa: si possono generare aberrazioni cromosomiche, ossia delezioni, traslocazioni, inversioni (causa di due rotture di uno stesso cromosoma), causando possibili tumori.