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Impronta genetica

Una delle numerose applicazioni della tecnica PCR consente di collegare un individuo al suo DNA. Si parla di impronta genetica, o in inglese «DNA fingerprint» per intendere la possibilità di riconoscere in modo univoco un individuo. L’analisi genetica può essere utilizzata come test di paternità, e in medicina legale per analizzare le tracce biologiche sulla scena di un delitto.
In tali casi la PCR viene utilizzata per amplificare particolari sequenze (come le VNTR, dette microsatelliti, o le STR). Si tratta in entrambi i casi di sequenze date dalla ripetizione di brevi serie nucleotidiche, per le quali è possibile costruire dei primer specifici. Il numero di ripetizioni è variabile, e può essere diverso da un individuo all’altro. Per capire meglio come funzionano queste tecniche, si può far riferimento alla figura sotto. Utilizzando primer appositamente progettati, è possibile amplificare alcuni dei loci nei quali si trovano le sequenze ripetute. Nell’immagine, vengono sottoposti ad analisi i campioni provenienti da tre diversi individui (sospettati) e quello raccolto sulla scena del delitto. L’analisi viene condotta in modo da amplificare le sequenze di tre diversi loci. Dato che la nostra è una specie diploide, su ciascun cromosoma omologo sarà presi un locus; da ogni campione si ottengono pertanto sei frammenti di DNA amplificato con la PCR. Se per esempio nei loci è contenuta una ripetizione della sequenza GGATC, si potrà trovare la sequenza GGATCGGATC (se la sequenza è ripetuta due volte), oppure GGATCGGATCGGATC (nel caso di una ripetizione tripla) e così via. Per questo, la lunghezza della sequenza amplificata è variabile e dipende dal grado di ripetizione.
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