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Fossili, i diari del nostro pianeta

Anche la Terra scrive i suoi diari e li tiene ben custoditi sotto la sua superficie; in effetti un reperto fossile non è altro che un capitolo della sua storia, della nostra storia, con tanto di data, solo che ai giorni si sostituiscono i secoli, e agli anni le ere. E ci sono regioni che meglio di ogni altre danno le informazioni più sicure e dettagliate sul passato del nostro pianeta, sono i Poli. Proprio nei ghiacci polari, infatti, è scritta la storia del clima terrestre, soprattutto in quelli dell’Antartide, qui per centinaia di migliaia di anni la neve si è depositata e solidificata intrappolando piccole bolle d’aria formate dalle miscele di gas che formavano l’antica atmosfera terrestre.
Per raggiungere gli strati più profondi e più antichi del ghiaccio gli scienziati eseguono una speciale perforazione estraendo le cosiddette “carote di ghiaccio” e nel Dicembre 2004 dopo una perforazione condotta dalla base italiana Concordia, è stata estratta a 2774 metri di profondità la più straordinaria serie di carote mai ottenuta che ha fornito poi una eccezionale ricostruzione del clima della terra negli ultimi 820.000 anni, ovvero un periodo lunghissimo segnato da numerose glaciazioni e cambiamenti climatici; così l’esperimento completamente di stampo italiano, ha ricevuto nel 2007 il prestigiosissimo premio Cartesio, considerato appunto il Nobel della ricerca europea, da allora purtroppo i ricercatori dovettero interrompere la loro attività di studio ai Poli per la mancanza dei finanziamenti necessari. Quindi se nei Poli è scritta la storia del clima, i fossili sarebbero le parole con cui la Terra ci narra la storia di tutte le specie che nei secoli l’hanno abitata.

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