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• Il sangue
È un tessuto connettivo fluido, chiuso in un sistema di canali comunicanti (vasi arteriosi e venosi). Il volume di sangue in un individuo rappresenta circa il 7-8% del suo peso.
1)Il sangue si compone per il 55% da parte liquida, cioè il plasma. Esso è costituito da:
-)acqua -)molti soluti inorganici e organici -)ioni essenziali nei processi vitali delle cellule -)anidride carbonica
-)molecole nutritive -)materiali di rifiuto
-)molecole proteiche (proteine plasmatiche), coinvolte nella coagulazione del sangue, difesa del corpo da corpi estranei, trasporto di lipidi e vitamine.
2)Il sangue si compone per il restante 45% di elementi figurati. Tali elementi hanno origine dalla emopoiesi, cioè la sintesi delle cellule del sangue, che avviene nel midollo osseo rosso. Il punto di partenza sono le cellule staminali pluripotenti (cioè che hanno la capacità di differenziarsi in tutte le altre cellule). Di essa possono essere presenti due diversi tipi:

-Cellula staminale mieloide: da esse hanno origine la maggior parte delle cellule del sangue, tra cui:
-)globuli rossi -)piastrine -)leucociti granulari -)Monocità (leucocita non granulare)
-Cellula staminale linfoide: da esse hanno origine solo alcune cellule del sangue, cioè solo due tipi di linfociti, che appartengono entrambi alla categoria dei lecucociti non granulari: -)linfociti T -)linfociti B
Alla nascita tutte le ossa hanno funzione emopoietica. La porzione di midollo osseo rosso però cala con l’età, finché in età adulta (circa 30 anni) è presente soltanto nello scheletro assiale. Quindi non avviene emopoiesi nelle ossa lunghe distali. Prima della nascita, tale fenomeno avviene anche nel sacco vitellino e in fegato e milza. Gli elementi figurati si dividono in:
-)Globuli rossi (eritrociti): cellule specializzate nel trasporto dell’ossigeno in tutti i tessuti del corpo. Hanno diametro di 7-8 micrometri e una forma di disco biconcavo che gli permette di schiacciarsi e piegarsi, riuscendo così a passare anche nei vasi sanguigni più piccoli. Non possiedono né nucleo (quindi non possono riprodursi), né membrane, né ribosomi, né mitocondri. Contengono invece quasi esclusivamente emoglobina. La loro vita è piuttosto breve (120/130 giorni), al termine della quale vengono inglobati per fagocitosi da speciali cellule (macrofage) presenti specialmente in milza e fegato.
Il compito del globulo rosso è quello di trasportare ossigeno. Tale trasporto avviene tramite emoglobina. Essa è composta da:
-Parte proteica (globina): essa ha struttura tetramerica, cioè composta da 4 catene polipetidiche. Due di queste subunità (monomeri) sono formate da alfa-globine, mentre le altre due da beta-globine. La differenza tra queste è che vengono sintetizzate da due geni differenti, quindi hanno diversa sequenza amminoacida.
-Parte prostetica (gruppo ferroso eme): presso ogni subunità è presente una anello tetrapirrolico, che è costituito dalla struttura del “pirrolo” (caratterizzato da un atomo N) ripetuta quattro volte, formando legami covalenti. Al centro di questa struttura è presente uno ione Fe+2 , che ha il compito di legarsi all’ossigeno che deve essere trasportato. Pertanto, ad ogni struttura tetramerica di emoglobina sono associati 4 O2.
L’emoglobina può essere presente in due stati diversi: tesa (cioè non ancora legata all’ossigeno) e rilassata (legame avvenuto). Quando l’emoglobina è tesa, un O2 si lega ad una subunità. Essa cambia la sua conformazione, favorendo così il legame dell’ossigeno con la seconda subunità, e così via. In questo processo di cooperatività positiva l’emoglobina passa allo stato rilassato.
La mioglobina è un particolare genere di emoglobina, dalla struttura monomerica. Essa è presente solo nei muscoli, e, legandosi ad un solo atomo di O2, ha funzione di riserva.
L’ematocrito indica il rapporto percentuale tra globuli rossi e volume del sangue (ca. 45%)
-)Globuli bianchi (leucociti): la loro funzione principale è quella di difendere l’organismo da corpi estranei come virus e batteri. Non sono confinati dentro il vaso sanguigno, ma possono passare anche nei liquidi interstiziali. Si muovono mediante pseudopodi e inglobano le sostanze tramite fagocitosi. Si formano nel midollo osseo, ma anche nella milza e nei linfonodi. I globuli bianchi si distinguono in due sottocategorie:
-Granulociti (cioè presentano dei granuli nel citoplasma): sono i neutrofili, basofili ed eosinofili
-Agranulociti (non presentano i granuli): sono monociti e linfociti
La suddivisione in percentuale dei vari tipi di globuli bianchi è detta formula leucocitaria.
-)Piastrine: sono i più piccoli elementi figurati, cioè sono solo frammenti cellulari. Nel midollo osseo sono prodotti a partire da speciali cellule, dette megacariociti. Hanno il ruolo essenziale di promuovere la coagulazione del sangue e di tamponare la rottura dei vasi sanguigni. Il processo della coagulazione comincia quando il palsma entra a contatto con una molecola proteica (fattore tissutale), che è presente soltanto sulla superficie di cellule esterne ai vasi sanguigni. Quando questo fattore riconosce una specifica proteina plasmatica (se ad esempio un vaso è leso), si avviano le reazioni, una catalizzando la successiva. Alla fine una proteina plasmatica (fibrinogeno) viene convertito in fibrina (che è insolubile). Queste formano una rete che intrappola globuli rossi e piastrine. Si crea così un coagulo, che contraendosi avvicina tra loro i margini della ferita, fino a che non viene richiusa.

• Il trasporto dell’ossigeno
L’ossigeno viene rilasciato nelle cellule tramite gradiente di concentrazione. Dato che all’interno delle cellule esso è continuamente utilizzato per le funzioni vitali, la sua pressione parziale è bassa (40 mmHg), mentre quella all’interno dei globuli rossi è più alta (100 mmHg). A livello polmonare invece i globuli rossi si ricaricano di ossigeno, perché all’interno degli alveoli la pressione parziale è molto più alta (100 mmHg), rispetto a quella degli eritrociti (40mmHg).
Per quanto riguarda l’anidride carbonica invece avviene il processo inverso:
-Livello dei tessuti: le cellule dei tessuti sono molto più ricche di anidride carbonica di scarto, quindi la sua pressione parziale è più alta (46 mmHg) rispetto a quelle all’interno dei globuli rossi, che portano l’ossigeno (40mmHg).
-Livello polmonare: i globuli rossi giungono trasportanto l’anidride carbonica di scarto delle cellule, quindi la loro pressione parziale per questo elemento sarà più alta (46mmHg), rispetto a quella polmonare (40mmHg).

A livello sanguigno, l’anidride carbonica è così distribuita:
-7% disciolta nel plasma
-20% legata alla componente proteica dell’emoglobina, fomando così la carboammino emoglobina
-70% inserita nei globuli rossi sotto forma di HCO3- , cioè dell’acido carbonico dissociato da un H+ . Questa dissociazione avviene grazie all’azione di un enzima, l’anidrasi carbonica, che agisce nella formula H2O + CO2 --> H2C03 che poi va a dissocariasi con la reazione H2C03 --> HCO3- + H+. Ciò implica che questi ioni liberi di H rendono il pH del sangue molto più acido. Allo stesso tempo però agisce l’azione tampo dei HCO3-, che tramite una proteina di membrana fuoriesce nel plasma e mantiene il livello di pH in equilibrio legandosi ad H+ in eccesso. Le due reazione di cui sopra sono reversibili, quindi avvengono con continuità anche in senso inverso.
A livello polmonare avviene il processo inverso, cioè l’anidride carbonica esce dal sangue per immettersi negli alveoli. Pertanto avviene una trasformazione complementare a quelle precedente: H2C03 --> H2O + CO2.

La saturazione dell’ossigeno nell’emoglobina può essere sintetizzata in un grafico a curva signoide.
-A bassa pressione relativa dell’ossigeno, c’è poca saturazione, cioè poca emoglobina legata all’ossigeno. Ciò avviene a livello dei tessuti
-Ad alta pressione relativa, la saturazione tra emoglobina ed ossigeno è alta, al massimo a lvello degli alveoli polmonari. Per quanto riguarda la mioglobina, la situazione è diversa. In essa, data la sua natura monomerica, non avviene cooperavitivà positiva. Questo significa che a basse pressioni relative essa è quasi del tutto legata all’ossigeno, proprio perché i muscoli hanno la necessità di legare tutto l’ossigeno presente e liberarlo lentamente.

Sono tanti i fattori che possono alterare l’affinità dell’emoglobina per l’ossigeno:
1)Aumento anidride carbonica: più anidride carbonica è presente, maggiore ossigeno serve all’organismo per liberarsene. Pertanto ce n’è poco legato all’emoglobina, quindi minore affinità  curva spostata a destra
2)Aumento acidità  maggiore ossigeno necessario nei tessuti  minore affinità  curva spostata a destra
3)Aumento temperatura  maggiore ossigeno necessario nei tessuti  minore affinità  curva spostata a destra
4)Aumento 2,3DPG (difosfoglicerato): ad alte quote può aumentare al presenza di questa molecola, che quindi causa ipossia, cioè diminuzione della presenza di ossigeno nei tessuti. Per compensare, più ossigeno si staccherà dall’emoglobina, quindi l’affinità è bassa  curva spostata a destra
5)Aumento CO (monossido di carbonio): CO si lega all’emoglobina nello stesso sito dove lo avrebbe fatto l’ossigeno, ma con un legame molto più forte, nonché a pressione molto più bassa  curva spostata a sinistra

• I vasi sanguigni
Il sangue pompato dal cuore segue un percorso attraverso: arterie più grosse  arterie di dimensioni più ridotte  arteriole  rete di capillari  venule  vene più grosse  cuore.
L’arteria maggiore è l’aorta, mentra la vena più grossa è la vena cava. I capillari hanno pareti molto sottili costituite soltanto da uno strato di endotelio, uno speciale tessuto epiteliale. Le pareti di arterie e vene sono molto più spesse, essendo costituite da tre strati concentrici:
-Tonaca intima: a contatto con il flusso sanguigno, formata da tessuto epiteliale che poggia su fibre elastiche.
-Tonaca media: diversi strati di fibre muscolari liscie, intercalate da fibre elastiche e collagene
-Tonanca avventizia: fibre elastiche e collagene, intercalate da tessuto connettivo.
Le pareti delle arterie sono più elastiche rispetto a quelle venose, dovendo sopportare l’alta pressione con cui il sangue e pompato dal cuore. Invece nelle vene si ha un lume maggiore, in modo che ci sia minore resistenza al flusso sanguigno che al cuore deve tornarci.
È al livello dei capillari (grazie alle loro pareti sottili) che avviene lo scambio di sostanze tra cellule e sangue. Tale passaggio avviene in modi diversi grazie e diverse forze che entrano in gioco:
-Pressione idraulica: comporta una fuoriuscita di liquido dal plasma, cioè una filtrazione . Assume valori diversi in base che ci si trovi nell’estremità arteriosa (32mmHg) oppure nell’estremità venosa (15mmHg).
-Pressione colloido-osmotica: il liquido si muove per osmosi, cioè spostandosi dove la concentrazione di soluti è più alta, per equilibrare appunto la mancanza di solventi. Nella parte interstiziale, cioè quella tra capillari e tessuto, tale pressione è nulla, mentre all’interno dei capillari si mantiene sempre costante ad un valore di 25mmHg. Questo implica che il liquido si muova verso l’interno dei capillari, quindi c’è assorbimento.
A livello dell’estremità venosa, la pressione idraulica è minore rispetto a quella colloido osmotica. Questo significa che prevale l’assorbimento. A livello dell’estremità arteriosa invece è più alto il valore della pressione idraulica, quindi prevale la filtrazione. Nel complesso c’è un sostanziale equilibrio tra liquido che esce dai capillari e liquido che vi entra.
Se questo equilibrio dovessere venir danneggiato, un eventuale eccesso di liquido accumulato nei tessuti darebbe luogo ad un edema.

• Il cuore
La circolazione del sangue è doppia e completa. Il cuore è suddiviso in due parti, destra e sinistra, che hanno diverse funzioni. Ciascuna metà è composta da un atrio ed un ventricolo.
-La parte destra riceve sangue dai tessuti e lo pompa nei polmoni, dove verrà ossigenato.
-La parte sinistra riceve il sangue che proviene dai polmoni, per poi pomparlo nei tessuti.
Tale flusso di sangue deossigenato e ossigenato è detto circolazione polmonare.
Il sangue ossigenato dai polmoni viene pompato nei tessuti. Inizia così la circolazione sistemica, che finirà per riportalo (ricco di anidride carbonica), nuovamente alla parte destra del cuore.
Le pareti del cuore sono costituite da un muscolo detto miocardio, rivestito internamente dall’endocardio ed esternamente dal pericardio.
-Il sangue proveniente dai tessuti del corpo entra nell’ atrio destro attraverso la vena cava superiore e quella inferiore.
-L’atrio si dilata man mano che si riempe di sangue, per poi contrarsi e spingere il sangue nel ventricolo destro, attraverso la valvola tricuspide.
-ll ventricolo una volta pieno di sangue si contrae. La valvola tricuspide intanto di serra per evitare il riflusso. Il sangue viene incanalato, attraverso la valvola polmonare (valvola semilunare), nelle arterie polmonari, che lo porteranno ad ossigenarsi nei polmoni.
-Attraverso le vene polmonari, il sangue ora ricco di ossigeno ritorna al cuore ed entra nell’ atrio sinistro. Attraverso la valvola mitrale (bicuspide) poi esso viene spinto nel ventricolo sinistro.
-Il ventricolo sinistro, una volta colmo si contrae, mentre la valvola mitrale si chiude per evitare il riflusso.
-Il sangue ossigenato entra nell’ aorta attraverso la valvola aortica (valvola semilunare), da qui verrà trasportato ad irrorare di ossigeno tutti i tessuti.
Le due valvole semilunari, sempre per dare unidirezionalità al flusso sanguigno, si richiudono terminata la contrazione dei ventricoli.
Le contrazioni di entrambi gli atri, così come quelle di entrambi i ventricoli avvengono simultaneamente. Al termine della contrazione (sistole), il miocardio si rilassa, le cavità si distendono (diastole) e possono accogliere nuovo sangue.
Il volume totale di sangue pompato dal cuore ogni minuto è indicato come gittata cardiaca, definita come il prodotto tra frequenza cardiaca (battiti al minuto) e gittata sistolica (litri per battito).


• Regolazione del battito cardiaco
La stimolazione delle cellule del miocardio ha origine nel muscolo stesso.
-La contrazione del muscolo cardiaco inizia in un area dell’atrio destro detta nodo senoatriale, ed è una regione di tessuto (tessuto nodale) che ha appunto funzione di stimolatore cardiaco (cellule specializzate che danno spontaneamente inizio a propri impulsi elettrici).
-L’impulso viene rapidamente condotto a tutte le cellule del muscolo cardiaco, che sono tra loro collegate da strie intercalari. Quindi si contraggono entrambi gli atri.
-L’onda di eccitazione giunge fino al nodo atrioventricolare, dove viene trasmessa al fascio di His. Tramite fibre specializzate, l’impulso viene diffuso in tutti i ventricoli, che si contraggono simultaneamente.
Da questo processo si genera della corrente elettrica che giunge anche sulla superficie del corpo. Qui può essere misurata tramite elettrodi e sintetizzata in un elettrocardiogramma.
Il sistema nervoso può modificare il ritmo del battito cardiaco. Lo fa alterando l’attività del nodo senoatriale attraverso delle fibre del sistema autonomo che giungono qui tramite il nervo vago. Esse riducono la frequenza del battito. Altre fibre hanno invece il compito opposto.
Tutti questi processi richiedono grande energia e continuo rifornimento di ossigeno e sostanze nutritive. Di ciò se ne occupano le due arterie coronarie, che circondano interamente il cuore a partire dall’aorta.

• La pressione sanguigna
Il sangue, spinto nell’aorta e poi in tutta la circolazione sistemica, esercita una considerevole forza sulle pareti dei vasi sanguigni. Tale forza, subordinatagli l’estensione della superficie colpita, indica la pressione del sangue. Tale pressione si aggira normalmente intorno ai 120 mmHg di mercurio alla contrazione dei ventricoli (pressione sistolica) e a 80 mmHg al rilassamento dei ventricoli (pressione diastolica). La pressione può variare a seconda del ritmo cardiaco, dell’elasticità delle pareti dei vasi, la velocità con cui fluisce il sangue.
Il flusso sanguigno ha una velocità che dipende sia dalla pressione del sangue (proporzionalità diretta) che dalla dimensione dei vasi. Il diametro delle arterie varia in relazione alla contrazione della muscolatura liscia delle loro pareti. Se si contraggono il lume diventa minore e diminuisce il flusso (vasocostrizione, controllata dal sistema simpatico); se si rilassano, il lume si allarga e passa maggiore volume di sangue (vasodilatazione, regolata dal sistema parasimpatico).
Il sangue, man mano che si allontana dal cuore, subisce una graduale diminuzione di pressione, a causa delle sempre maggiore resistenza di arteriole e capillari. La pressione è quindi massima presso l’aorta e nelle arterie sistemiche; minima nelle vene e nell’atrio destro. Le vene poi hanno pareti più sottili e diametri più grandi, opponendo quindi meno resistenza al flusso poco pressurizzato, facilitando così il suo ritorno al cuore. All’interno di esse sono presenti delle valvole a nido di rondine che impediscono il riflusso. Anche i muscoli, contraendosi, favoriscono il ritorno del sangue al cuore.

• Centro di regolazione cardiovascolare
I nervi che regolano la muscolatura liscia dei vasi sanguigni sono coordinati dall’attività dei nervi che regolano la frequenza e la forza del battito, mediante il centro di regolazione cardiovascolare. Esso è situato nel tronco cerebrale, controlla i nervi del sistema nervoso autonomo che agiscono su cuore e muscolatura liscia delle arteriole. Nell’aorta, nelle vene cave e nelle carotidi sono presenti dei recettori (barocettori) che hanno il compito di percepire le variazioni di pressione del sangue che attraversa tali vasi. Questa infomazione arriva al centro di regolazione, che agisce di conseguenza, facendo partire i giusti segnali tramite sistema nervoso autonomo verso muscoli scheletrici e ai vasi.
1)Quando la pressione arteriosa è troppo elevata, i barocettori si attivano, generando una frequenza di potenziale maggiore, che dà il via ad un impulso nervoso che arriva fino al centro di regolazione cardiovascolare. Esso agisce in modo da diminuire l’attività simpatica collegata al battito cardiaco ( diminuisce) e alla vasocostrizione (minore). Inoltre viene aumentata l’attività parasimpatica, che implica maggiore vasodilatazione. Il risultato della diminuzione dell’attività simpatica è una diminuzione della frequenza cardiaca e gittata sistolica, che comportano un generale abbassamento della gittata cardiaca. La maggiore vasodilatazione invece comporta la presenza di una minore resistenza incontrata dal flusso sanguigno, che quindi necessita di minore forza per essere spinto  Tutti questi fattori comportano un abbassamento della pressione a livelli normali.
2)Quando la pressione arteriosa è troppo bassa, avviene il processo opposto. I barocettori generano una frequenza di potenziale minore, che viene registrata dal centro di regolazione. Esso agisce aumentando l’attività simpatica collegata al battito cardiaco (aumenta) e alla vasocostrizione ( maggiore). Inoltre viene diminuita l’attività parasimpatica, che implica minore vasodilatazione. L’aumento dell’attività simpatica ha come risultato maggiore frequenza cardiaca e gittata sistolica, che comportano un generale aumento della gittata cardiaca. La minore vasodilatazione invece comporta la presenza di una maggiore resistenza incontrata dal flusso sanguino, che quindi deve essere spinto con più forza  Tutti questi fattori comportano un aumento della pressione a livelli normali.

• Il sistema linfatico
Come già visto, il liquido spinto fuori dai capillari per pressione vi rientra per osmosi. Ma non lo fa interamente. Il liquido che rimane nei tessuti viene raccolto dal sistema linfatico, che lo riporta nella corrente sanguigna. Tale liquido prende il nome di linfa. Il sistema linfatico è, come il sistema venoso, costituito da una rete di interconnessione di vasi sempre più grandi. I capillari linfatici però finiscono a fondo cieco negli spazi intercellulari dei tessuti. Non è quindi un circuito continuo. La linfa che si raccoglie nei capillari linfatici arriva in grandi dotti (dotto linfatico destro e dotto toracico), che si versano nelle due vene succlavie, poste sotto le clavicole. Poi confluiranno nella vena cava superiore.
La linfa circola grazie a contrazione dei muscoli. Sono anche presenti valvole che impediscono il riflusso.
I linfonodi sono masse di tessuto spugnoso che si distribuiscono lungo tutto il sistema. Essi producono linfociti (globuli bianchi specializzati) e puliscono la linfa prima che rientri nel sangue.

• Colesterolo e malattie cardiocircolatorie
Il colesterolo è la prima causa di malattie cardiache. La sua produzione è regolata dal fegato, che lo sintetizza a partire da partire da acidi grassi saturi. Degrada anche quello in eccesso che circola nella corrente sanguigna. Infatti il colesterolo (come altri lipidi) è insolubile nel plasma, e vi viene trasportato sotto forma di particelle formate da: -)parte centrale -)involucro di proteine idrosolubili. Tale complesso può presentari in due forme principali:
-lipoproteine a bassa densità (LDL), hanno funzione di veicoli di distribuzione: trasportano il colesterolo dagli alimenti e quello appena sintetizzato in varie parti del corpo: fegato e organi dove vengono sintetizzati gli ormoni
-lipoproteine ad alta densità (HDL), hanno funzione di spazzini, trasportano il colesterolo in eccesso ad essere degratato nel fegato.
Di solito tale sistema è in equilibrio. Se invece si ha a che fare con un eccesso di LDL, si formano nel sangue delle placche, ateromi, che si sviluppano nella tonaca intima dei vasi, ma non a contatto con il flusso. I vasi quindi si induriscono e diventano più spessi, meno elastici e si restringe il loro lume. Il sangue scorre con maggiore difficoltà  aterosclerosi.
Le dimensioni delle placche possono aumentare fino a bloccare completamente il flusso sanguigno. Quindi la conseguenza è che un organo riceve quantità di sangue, quindi di ossigeno, inferiori alle esigenze  ischemia. Se avviene alle coronarie  angina pectoris.
Le placche possono anche rompersi e il sangue vi ci si può inflitrare. Incontrando un nucleo lipido si coagula molto più facilmente, andando così ad ostruire il vaso sanguigno  trombo. Se esso si stacca dal punto dove si è formato e viaggia lungo la corrente sanguigna  embolo. Se esso ostruisce un’arteria coronaria  infarto del miocarido. Se invece a essere colpito è un vaso che ossigena il cervello  ictus.
Sono molti i fattori che aumentano le proabilità di contrarre malattie cardiocircolatorie:
-Fattori di rischio comportamentali: dieta ricca di grassi, mancanza di attività fisica (che causano alto livello di colesterolo ematico, nonché alta pressione sanguigna), fumo.
-Fattori di rischio inevitabili: sesso maschile, invecchiamento, fattori ereditari.

• Le malattie del sangue
-Anemia: il tasso di emoglobina nel sangue diminuisce. Può essere causata da una accellerata perdita di globuti rossi, dovuta o a emorraggie, oppure ad anemie emolitiche (acquisite oppure ereditarie). Un particolare caso di anemia è quella “falciforme”: l’emoglobina subisce una mutazione puntiforme (ed è detta “s”) a livello del gene beta-globinico (A viene sostituita da T) e quindi il 6° amminoacido cambia (Val al posto di Glu). Di conseguenza la membrana degli eritrociti diventa rigida e indeformabile, quindi viene attaccata dai macrofagi della milza. È una malattia che è molto diffusa nei paesi ad alto tasso di malaria. Questo però i globuli rossi colpiti da anemia falciforme ne sono molto resistenti. Quindi individui eterozigoti (Hbs/Hba) riescono a sopravviverle, mentre individui omozigoti Hbs muoiono per l’anemia, e quelli omozigoti per Hba muoiono per malaria.
Un’altra anemia è dovuta alla carenza di ferro nell’organismo (sideropenica). Il nostro organismo può assimilare due diversi generi di ferro: quello eme (assimilabile facilmente con alimentazione a basa di carne) e quello non eme (difficile da assorbire). Come malattia ha un tempo di incubazione molto lungo. Può essere dovuta a: aumento del fabbisogno di ferro (periodi di crescita rapida), perdita di ferro (emoraggie, emolisi, mestruazioni) oppure diminuzione dell’apporto di ferro (diete povere)
-Talassemia: patologia dovuta alla mancanza, o alla riduzione della sintesi di una catena (alfa o beta) di emoglobina. Per alfa, sono quattro i geni che codificano, quindi si possono avere quattro casi diversi:
1)singolo gene colpito (-α/ α α)  silente
2) due geni colpiti (-α/- α) oppure (--/α α)  “tratto talassemico”: lieve anemia, riduzione MCV
3)tre geni colpiti (--/-α)  anemia moderata, riduzione MCV, splenomegalia (la milza lavora eccessivamente e si ingrossa)
4)4 geni colpiti (--/--)  idrope fetale


Per beta invece sono solo due i geni che codificano, quindi si avranno solo due casi:
1)1 allele colpito: minor talassemia
2)2 alleli colpiti: maior talassemia
-Emolisi da incompatibilità AB0: Sui globuli rossi sono presenti diversi antigeni, che vengono interpretati dall’organismo come anticorpi. In base ad essi cambia il gruppo sanguingo (A = N-acetil-glucossamina / B = galattosio). Tra loro i gruppi sono incompatibili, se dovessero entrare in contatto si avrebbero crisi di rigetto ed emolisi. Gli anticorpi presenti in un gruppo sanguigno sono “anti” per gli anticorpi degli altri gruppi. Nel caso di AB, sono presenti tutti gli antigeni, ma nessun anticorpo (può ricevere quindi donazioni da tutti i gruppi). Nel caso di 0 invece non è presente nessun antigene e tutti gli anticorpi (può quindi donare a tutti i gruppi).

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