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Storia della biologia: la concezione cardiocentrica del popolo egizio



Gli antichi egiziani avevano una concezione cardiocentrica: secondo tale concezione, il cuore sarebbe la sede delle emozioni, dell’intelligenza e del carattere.
Il cuore, pertanto, conterrebbe tutti gli aspetti dell'individuo, sia quelli buoni sia quelli cattivi.
Secondo l’antica religione egizia, il defunto prima di accedere all’aldilà veniva sottoposto ad una cerimonia, denominata psicostasia o pesatura del cuore.

Il cuore del defunto veniva pesato: se il cuore pesava meno di una piuma, allora l'anima poteva accedere all’aldilà; se pesava più della piuma l'anima era condannata alla non esistenza e il cuore veniva dato in pasto al divoratore (Ammit), un mostro in parte coccodrillo, leone e ippopotamo.

Possiamo notare che nella cultura degli antichi egizi è presente la prima forma di dualismo cuore/cervello, cioè una separazione tra questi due aspetti. Questo lo si deduce dal fatto che dai reperti si nota che sul cappello del faraone è presente un serpente. Secondo gli antichi egizi, il serpente serviva per tenere uniti i due emisferi e ciò conferiva al faraone caratteristiche divine, che lo distinguevano pertanto dalle altre persone.
Ciò suggerisce che sin dagli antichi egizi vi era la consapevolezza dell'esistenza di due emisferi cerebrali distinti.
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