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Gli effetti della diffusione della stampa

Grazie alla diffusione della stampa alla fine del 1400 si era allargato il numero dei fruitori dei testi scritti. L’editoria immetteva sul mercato un numero sempre più alto di libri, teoricamente a disposizione di tutti: erano opere dalle caratteristiche e dalle destinazioni molto diverse fra loro. C’erano testi di carattere religioso o devozionale che si rivolgevano a un pubblico indifferenziato e universale; altre opere, come calendari e almanacchi, s’indirizzavano a un pubblico popolare; i testi scolastici, quelli liturgici, quelli filosofici erano diretti a un pubblico specifico. La cultura alta, come quella degli umanisti, non era interessata alla divulgazione dei testi più colti al vasto pubblico quanto piuttosto alla loro circolazione nella cerchia delle persone dotte che frequentavano i cenacoli, le accademie, le corti, le società aristocratiche e alto-borghesi, in qualunque parte del mondo allora conosciuto. Era un’élite comunque numericamente vasta, anche in virtù della lingua usata, il latino. La stampa influì molto sulla cultura europea del Cinquecento perché aiutò e accelerò i processi di alfabetizzazione e contribuì a uniformare le abitudini linguistiche delle popolazioni, aumentando la consapevolezza di appartenere a una comunità linguistica. Le botteghe degli stampatori divennero centri fonda- mentali di produzione e smistamento culturale, punti di riferimento, d’incontro, di stimolo al sapere per molti intellettuali. Alcuni umanisti, come Aldo Manuzio, divennero essi stessi stampatori, pubblicarono raccolte di classici e le nuove opere di altri umanisti.
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