Concetti Chiave
- Il Terzo Stato comprendeva il 98% della popolazione francese, includendo contadini, mercanti e professionisti minori, ma era svantaggiato nel sistema di voto.
- Il re Luigi XVI raddoppiò il numero dei rappresentanti del Terzo Stato, ma il problema del voto per ordine rimase irrisolto.
- Il dibattito pubblico prima degli Stati Generali fu animato dal Partito Patriota, che promuoveva i diritti del Terzo Stato attraverso vari mezzi di comunicazione.
- Emmanuel Sieyès, con il suo pamphlet "Che cos'è il terzo stato?", denunciò la nobiltà e sostenne la richiesta di uguaglianza politica per il Terzo Stato.
- Le elezioni del Terzo Stato avvenivano a suffragio maschile per censo, con un sistema di delegati che permetteva l'elezione di rappresentanti a vari livelli.
Il terzo stato e la sua composizione
Il Terzo Stato, composto da tutti i francesi non nobili e non chierici che di solito erano braccianti rurali o contadini ma anche mercanti, banchieri, funzionari e avvocati minori. Questi erano coloro che si configuravano come rappresentanti, perché logicamente gli uomini più semplici e umili si sarebbero trovati svantaggiati. Corrispondeva al 98% della popolazione francese, ovvero a 24-25 milioni di persone. La proporzione in base a cui veniva stabilito il numero di rappresentanti era particolare, in quanto i voti venivano espressi per ordine e non per testa: è ovvio quindi che, sebbene il terzo stato fosse molto più numeroso, fosse svantaggiato; nel proporre di introdurre delle tasse agli altri ordini, ad esempio, qualora il terzo stato fosse stato favorevole, gli altri avrebbero negato la promulgazione del decreto perché due contro uno.
Il problema del voto e il raddoppiamento
Per questo motivo il re Luigi XVI concesse un raddoppiamento del numero dei rappresentanti del terzo stato, tuttavia il problema del voto era ugualmente sentito.
Il dibattito pubblico e il Partito Patriota
Nei mesi che precedettero l’insediamento degli Stati Generali vi fu un grande dibattito a permeare l’opinione pubblica, perché venne fatta una sorta di campagna elettorale (ante litteram) per mobilitare l’opinione pubblica e sensibilizzarla ai problemi della borghesia da parte del Partito Patriota o Partito nazionale, che si faceva portavoce dei diritti del Terzo stato, chiamato così per via dell’eterogeneità di questo ordine: questo promuoveva opinioni liberali e illuministe e comunicava attraverso giornali, logge massoniche, pamphlet (articoli un po’ lunghi, solitamente di argomento politico) o saggi che propugnavano un programma di uguaglianza politica.
Il pamphlet di Emmanuel Sieyès
Il pamphlet più importante, che uscì all’inizio del 1789, venne scritto da Emmanuel Sieyès e si intitolava “Che cos’è il terzo stato?”: contiene la famosa frase “Che cos'è il terzo Stato? Tutto. Che cosa è stato finora nell'ordinamento politico? Nulla. Che cosa chiede? Chiede di essere qualcosa.” Quest’uomo mirava ad accusare i ceti più elevati, considerando la nobiltà “assolutamente estranea alla nazione per la sua fannullanza”.
Le elezioni e la rappresentanza
Il terzo stato proponeva una votazione per testa, in maniera tale da far emergere anche i voti delle mosche bianche degli altri ordini (tra i nobili e il clero erano presenti anche dei sostenitori del terzo stato, come Sieyes) che altrimenti sarebbero andati dispersi. A Marzo si svolsero le elezioni dei rappresentanti a suffragio maschile, non universale poiché si votava per censo, in quanto gli elettori, che dovevano avere 25 anni, dovevano anche essere contribuenti (pagare le tasse). Ognuno votava per il proprio ordine: le circoscrizioni di clero e nobiltà eleggevano direttamente i loro rappresentanti, senza mediazione (non veniva votato un rappresentante che a sua volta eleggeva qualcun altro), mentre il terzo stato designava dei delegati che confluivano in un’assemblea che eleggeva i rappresentanti. I rappresentanti a livello locale dunque poi eleggevano a livello generale degli altri rappresentanti per il loro ordine: è un sistema analogo a quello dei gradi elettori in America.
La composizione dei rappresentanti eletti
Nonostante fosse composto per la maggior parte da artigiani e contadini, i rappresentanti eletti dal terzo stato erano, in maggioranza, di estrazione borghese: in totale erano 578, di cui metà uomini di legge, tra cui almeno 200 avvocati, 80-100 erano commercianti, mercanti e finanzieri, 50 erano proprietari terrieri e 30 erano uomini di scienza, tra cui molti medici. Furono eletti anche dei transfùghi degli altri ordini, uomini che facevano parte di un’altra classe sociale ma erano travasati in un’altra, come Sieyés che si candidò come rappresentante del terzo stato e vinse, insieme a Mirabeau.
Domande da interrogazione
- Qual è la composizione del Terzo Stato e il suo significato nella società francese?
- Qual era il problema del voto per il Terzo Stato durante gli Stati Generali?
- Come si manifestò il dibattito pubblico riguardo ai diritti del Terzo Stato?
- Qual è il messaggio principale del pamphlet di Emmanuel Sieyès?
- Qual era la composizione dei rappresentanti eletti dal Terzo Stato?
Il Terzo Stato comprendeva il 98% della popolazione francese, inclusi braccianti, mercanti, banchieri e avvocati minori, rappresentando una vasta eterogeneità sociale e chiedendo di essere riconosciuto politicamente (testo).
Nonostante il raddoppiamento dei rappresentanti del Terzo Stato, il voto avveniva per ordine e non per testa, svantaggiando il Terzo Stato, che non poteva far valere la sua maggioranza numerica (testo).
Prima degli Stati Generali, il Partito Patriota mobilitò l'opinione pubblica attraverso una campagna elettorale, promuovendo diritti e uguaglianza politica per il Terzo Stato tramite giornali e pamphlet (testo).
Nel suo pamphlet "Che cos'è il terzo stato?", Sieyès afferma che il Terzo Stato è tutto, ma finora è stato nulla nell'ordinamento politico, chiedendo di essere riconosciuto e valorizzato (testo).
I rappresentanti del Terzo Stato erano per lo più borghesi, con una maggioranza di uomini di legge, avvocati, commercianti e anche alcuni transfughi degli altri ordini, come Sieyès e Mirabeau (testo).