Concetti Chiave
- Luigi XIV, noto come il 're sole', instaurò un regime assoluto in Francia, consolidando il potere monarchico iniziato da Richelieu e Mazzarino.
- La costruzione della reggia di Versailles servì a centralizzare il potere, costringendo i nobili a risiedere lì e a diventare cortigiani, riducendo la loro indipendenza.
- Luigi XIV perseguitò gli ugonotti e i Giansenisti per unificare la religione in Francia, culminando nell'abolizione dell'Editto di Nantes con l'Editto di Fontainebleau del 1685.
- Il re cercò di controllare la Chiesa gallicana sostenendo la sua autonomia da Roma e affermando la superiorità del concilio sul papa, per mantenere il potere religioso in Francia.
- La politica economica di Luigi XIV, improntata su mercantilismo e tassazione, non raggiunse i risultati sperati, portando a una pesante oppressione fiscale e a ribellioni popolari.
L'ascesa di Luigi XIV
Dal 1661 prese il potere in Francia Luigi XIV, con cui si ebbe il compimento di quel progetto assolutistico già iniziato da Richelieu e Mazzarino. Luigi mirò consapevolmente a istaurare un regime assoluto, una monarchia che doveva avere nel re la sua sorgente di luce, per questo si fece chiamare il ‘re sole’. Già nel secolo precedente alcuni letterati avevano teorizzato diversamente il concetto di monarchia assoluta. Per Bodin, autore de ‘i sei libri della Repubblica’, la sovranità è illimitata e indivisibile, e il sovrano è colui che fa le leggi e le impone, ma che è al di sopra delle parti e delle leggi stesse, è legibus solutus. Questo però per le leggi ordinarie, al contrario non è svincolato dalle leggi divine e naturali, e comunque rimane legato ai consigli dei suoi ministri. Decisamente più estremista, Hobbes concepì lo stato come unica garanzia di pace e antidoto alla paura della morte e alla miseria. Il filosofo teorizzò un rigoroso e spietato assolutismo, decretando il sovrano sciolto da qualsiasi tipo di legge, ma rifiutò il carattere e l’origine divina dello Stato.
La costruzione di Versailles
Luigi, per realizzare il proprio progetto, cominciò dal 1662 a costruire la reggia di Versailles per evitare di risiedere a Parigi col pericolo di sommosse cittadine, ma obbligò anche a risiedervi i nobili più importanti che erano al governo delle provincie rendendoli dei cortigiani che dovevano seguire il cerimoniale di subordinazione, l’etichetta. Quindi essi non potevano più essere indipendenti e opporsi al re, ma li sostituì nelle loro cariche con funzionari regi di estrazione borghese, gli interdenti, alle dirette dipendenze della monarchia, i quali equilibravano nelle provincie il potere in mano ad amministratori e giudici locali, che avevano comprato le cariche e potevano renderle ereditarie pagando la tasse della Polette. Questo sistema di accentramento faceva sì che tutti dipendessero dal re. La reggia servì con la sua magnificenza a dare prestigio alla Francia e divenne simbolo della politica di grandeur e del potere assoluto francese, modello per gli altri sovrani.
Religione e repressione
Luigi fu protettore di arte e di artisti tra i quali si ricordano Rossin, Boulau, Molière. L’accentramento di potere da lui portato avanti passava anche attraverso un’unificazione della religione: infatti, dopo l’Editto di Nantes era lecito praticare la religione ugonotta, ma la monarchia assoluta non poteva tollerare una doppia religione perché Luigi voleva presentarsi come il re cristianissimo, il campione della cattolicità. Così man mano egli iniziò a restringere la libertà degli ugonotti fino a costringerli a convertirsi o a emigrare, attraverso il fenomeno dell’aquartieramento, in cui vi era un corpo di dragoni che viveva nelle case degli ugonotti per convincerli, con la loro brutalità, a convertirsi. Nel 1685 con l’Editto di Fontainebleau il re poté affermare che in Francia non c’erano più ugonotti e abolire l’editto di Nantes, anche se in realtà c’erano ancora tantissimi ugonotti e questo è confermato dalle migrazioni in Germania, Olanda, Inghilterra e Svizzera, dove, emigrando con la loro capacità e le loro ricchezze, essi fecero rifiorire le loro attività e questo per la Francia fu una perdita secca di capitali e risorse.
Conflitti religiosi e autonomia
La stessa repressione fu attuata anche nei confronti dei Giansenisti, seguaci di Gianseno. Il Giansenismo attecchì fra i ceti della nobiltà di toga ed era una confessione religiosa che riprendeva la concezione della grazia di sant’Agostino. Questi volevano riportare il cristianesimo a una maggiore partecipazione interiore e orientare la vita secondo i principi cristiani perché sostenevano il concetto della salvezza dovuta alla grazia di Dio e coltivavano il rapporto diretto dell’anima con Dio, per questo furono accusati dai gesuiti di dimenticare che il Vangelo accanto al rapporto con Dio ponesse in primo piano il rapporto con il prossimo e accusavano a loro volta i gesuiti di una morale lassista, ossia di perdonare tutto e tutti. I Giansenisti non accettavano l’autorità del re come guida spirituale così furono perseguitati e i monasteri di Port Royal furono distrutti, fra loro si ricorda la figura di Pascal che attaccò nelle sue lettere la morale lassista dei gesuiti. Nel tentativo di Luigi di sottomettere la Chiesa si ricorda nel 1682 il suo appoggio alla rivendicazione dell’autonomia della Chiesa gallicana da Roma: quest'ultima aveva rimarcato nel corso dei secoli la propria autonomia gestionale dei cardinali francesi e della liturgia, rispettava il papa dal punto di vista dottrinario, ma in ambito amministrativo chiedeva maggiore libertà.
Politica economica e guerre
Nella dichiarazione dei 4 articoli scritta dal vescovo Boulau nel 1682 Luigi affermava la superiorità del concilio sul papa e negava l’infallibilità del pontefice, se privo del consenso generale della Chiesa. Rivendicando l’autonomia dell’amministrazione delle diocesi da parte della Chiesa gallicana, Luigi voleva far rimanere le risorse delle diocesi francesi in Francia, diventare il riferimento del clero francese e quindi riceverne i canoni. Si arrivò ad uno scontro con il papa però né il papa né il re erano interessati alla rottura, quindi la cosa rimaneva vaga, infatti anche Luigi che aveva imposto l’insegnamento nelle università dei quattro articoli tolse quest'obbligo. La politica accentratrice di Luigi si vedeva bene dal punto di vista economico. Il sovrano ricavò le risorse per le guerre imponendo una tassazione gravosa ai cittadini che portò a numerose rivolte popolari, ma estrasse risorse anche dal mercantilismo, o protezionismo, attuato da Jean Baptiste Colbert, che consisteva nell’attuare una politica economica che portasse nelle casse statali il maggior numero di numerario, ossia di metalli preziosi. Questo si poteva ottenere cercando di importare il meno possibile ed esportare il più possibile. Così egli impose dazi doganali sulle merci estere e introdusse nel Paese industrie e attività concorrenziali ai prodotti provenienti dall’estero, soprattutto nella produzione di lusso. Vennero istituiti e dati privilegi a compagnie commerciali che si occuparono del commercio da e per la Francia nell’interesse dello stato. Si cercò di ridurre la tassazione diretta a favore di quella indiretta così da colpire anche i nobili e cercò di semplificare il commercio e la circolazione interna. Questa politica però non ottenne i suoi scopi. Alla fine le tasse rimasero il mezzo con cui si pagarono le tante guerre di espansione. Con quella di devoluzione riuscì a conseguire la Franca Contea e si basò per legittimare la pretesa su un diritto della moglie che risultò la legittima erede dei territori che erano andati invece al re di Spagna. La più importante fu però quella contro i Paesi bassi del 72-78, che vide sconfitti i francesi e portò alla pace di Nimega e all’ottenimento da parte dei Paesi bassi dell’abolizione dei dazi doganali messi in atto dalla politica mercantilistica. Ci furono anche la guerra contro la lega Augusta e quella di successione spagnola. Le guerre di Luigi furono la conseguenza della politica di grandeur per mostrare il potere e l’egemonia che la Francia stava acquisendo, furono sostenute dal rafforzamento dell’esercito a opera del marchese di Louvois, ma più che a conquiste di rilievo portarono ad oppressione fiscale e ribellioni contro il re.
Domande da interrogazione
- Qual è stato il principale obiettivo di Luigi XIV nel suo regno?
- Come ha influenzato la costruzione di Versailles la nobiltà francese?
- Qual è stata la politica di Luigi XIV nei confronti degli ugonotti?
- In che modo Luigi XIV ha cercato di affermare l'autonomia della Chiesa gallicana?
- Quali sono state le conseguenze delle guerre condotte da Luigi XIV?
Luigi XIV mirò a instaurare un regime assoluto in Francia, diventando il simbolo del potere monarchico, come evidenziato dal suo soprannome "re sole" e dal progetto di centralizzazione del potere già avviato da Richelieu e Mazzarino.
La costruzione di Versailles ha costretto i nobili a risiedere nella reggia, trasformandoli in cortigiani subordinati al re e riducendo la loro indipendenza, mentre funzionari borghesi prendevano il loro posto nelle cariche provinciali.
Luigi XIV ha perseguito una politica di repressione religiosa, culminata con l'Editto di Fontainebleau del 1685, che ha abolito l'Editto di Nantes e costretto molti ugonotti a convertirsi o emigrare, causando una significativa perdita di risorse per la Francia.
Luigi XIV ha sostenuto la superiorità del concilio sul papa e ha rivendicato l'autonomia dell'amministrazione delle diocesi francesi, cercando di mantenere le risorse ecclesiastiche in Francia e ridurre l'influenza papale.
Le guerre di Luigi XIV, mirate a mostrare il potere francese, hanno portato a un aumento della tassazione e a numerose rivolte popolari, senza ottenere conquiste significative, ma causando oppressione fiscale e malcontento tra i cittadini.