Concetti Chiave
- In Italia si diffuse un senso di frustrazione post-bellica a causa del mancato rispetto del patto di Londra, che prevedeva ampliamenti territoriali non realizzati.
- Gabriele D'Annunzio occupò Fiume in risposta all'accordo di evacuazione da parte del governo Nitti, proclamando un governo provvisorio e l'annessione della città all'Italia.
- La riforma elettorale approvata da Nitti introdusse il sistema proporzionale e il suffragio universale maschile, contribuendo alla crisi del liberalismo a favore dei socialisti.
- Il biennio rosso (1919-1920) vide intensi conflitti sociali, con scioperi e manifestazioni in risposta a richieste di aumenti salariali da parte dei lavoratori, che incontrarono la resistenza degli industriali.
- Nel 1920, il trattato di Rapallo risolse la questione di Fiume, dichiarandola "città libera" e allontanando D'Annunzio dalla città.
Frustrazione post-bellica in Italia
In Italia si era diffuso un senso di frustrazione e di delusione riguardante l’esito della guerra. Il Paese non era riuscito a ottenere gli ampliamenti territoriali previsti dal patto di Londra. L’Italia aveva trovato un ostacolo insormontabile nel presidente americano Wilson, deciso a difendere il principio di nazionalità, in virtù del quale gli Slavi dovevano riunirsi sotto un unico stato: perciò egli non volle riconoscere l’annessione all’Italia della Dalmazia, dove la popolazione era quasi tutta slava. I rappresentanti italiani Orlando e Sonnino sostenevano che il patto di Londra dovesse essere rispettato e quindi Dalmazia e Istria dovevano passare all’Italia come la città di Fiume. Anche Francia ed Inghilterra si opposero a tali richieste, dal momento che non vedevano di buon occhio un aumento del’influenza italiana sull’Adriatico. Orlando e Sonnino abbandonarono i lavori, ma tale gesto comportò l’esclusione dell’Italia dalla spartizione delle colonie tedesche. Si diffuse, così, il mito della “vittoria mutilata”.
Occupazione di Fiume da parte di D'Annunzio
Cadde il governo Sonnino e il suo posto fu sostituito da Francesco Saverio Nitti, il quale raggiunse con le potenze vincitrici un accordo in base al quale Fiume sarebbe stata evacuata dalle truppe italiane. La decisione irritò i nazionalisti, tra cui Gabriele D’Annunzio, il quale occupò Fiume e vi instaurò un governo provvisorio sotto il nome di reggenza del Carnaro proclamando contemporaneamente l’annessione della città all’Italia.
Riforma elettorale e crisi del liberalismo
Nitti fece approvare dal Parlamento il sistema elettorale proporzionale (o scrutinio di lista). Era convinto che per avviare l’Italia verso un concreto progresso fosse indispensabile eliminare le coalizioni liberali e moderate, basate soprattutto sulla corruzione elettorale. La riforma elettorale favorì l’estensione del suffragio universale maschile a tutti i cittadini dai ventuno anni in poi. I risultati elettorali confermarono la crisi del liberalismo a vantaggio dei socialisti.
Tensioni sociali e biennio rosso
Nitti si rese conto dell’impossibilità di una collaborazione con i socialisti o con i cattolici e perciò si dimise. Salì nuovamente al governo Giolitti, che dovette affrontare le tensioni sociali tra i lavoratori, che chiedevano la riduzione della giornata lavorativa e l’aumento dei salari mentre gli industriali rifiutavano ogni concessione. Si scatenarono una lunga serie di scioperi a catena e manifestazioni che culminarono in quello che viene detto il biennio rosso (1919-1920). Di fronte alla decisione degli industriali di non concedere gli aumenti dei salari, i sindacati indissero uno sciopero bianco a cui la controparte rispose con la serrata, cioè la chiusura degli stabilimenti. I lavoratori metalmeccanici della Fiom (Federazione impiegati operai metallurgici) occuparono oltre seicento fabbriche, e a ciò si aggiunse la protesta dei contadini del Centro-Nord, i quali con l’appoggio della Federazione dei lavoratori della terra, chiedevano un aumento dei salari e una maggiore stabilità occupazionale. Giolitti decise di tenere lo Stato fuori dal conflitto e riuscì a raggiungere un accordo con i sindacati, ma la tensione si concluse con insoddisfazione di tutti, in quanto non riuscì a risolvere le agitazioni sociali nel Paese e, in particolare nelle campagne. Giolitti ottenne un successo nella risoluzione della questione di Fiume: nel 1920 l’Italia firmò con la Iugoslavia il trattato di Rapallo, nel quale Fiume veniva dichiarata “città libera”, mentre D’Annunzio e il suo esercito vennero allontanati dalla città.
Domande da interrogazione
- Quali furono le conseguenze della frustrazione post-bellica in Italia?
- Chi occupò Fiume e quale fu il suo obiettivo?
- Quale riforma elettorale fu introdotta da Nitti e quali effetti ebbe?
- Come si manifestarono le tensioni sociali durante il biennio rosso?
- Quale accordo fu raggiunto da Giolitti riguardo a Fiume?
La frustrazione e la delusione per l'esito della guerra portarono alla diffusione del mito della “vittoria mutilata”, poiché l'Italia non ottenne i territori promessi dal patto di Londra, come la Dalmazia e l'Istria, a causa dell'opposizione di Wilson e delle potenze alleate.
Gabriele D’Annunzio occupò Fiume, instaurando un governo provvisorio e proclamando l'annessione della città all'Italia, in risposta all'accordo di evacuazione raggiunto dal governo Nitti con le potenze vincitrici.
Nitti introdusse il sistema elettorale proporzionale, estendendo il suffragio universale maschile a tutti i cittadini dai ventuno anni. Questa riforma contribuì alla crisi del liberalismo, favorendo l'ascesa dei socialisti.
Le tensioni sociali si manifestarono attraverso una serie di scioperi e manifestazioni, con i lavoratori che chiedevano aumenti salariali e riduzioni dell'orario di lavoro, mentre gli industriali rifiutavano concessioni, culminando in un conflitto tra sindacati e datori di lavoro.
Giolitti firmò nel 1920 il trattato di Rapallo con la Iugoslavia, dichiarando Fiume “città libera” e allontanando D’Annunzio e il suo esercito dalla città, risolvendo così la questione di Fiume.