Concetti Chiave
- Il movimento fascista si presenta come un'alternativa al governo Giolittiano, sostenendo la borghesia capitalistica e criticando la sua inefficacia nel risolvere le crisi territoriali.
- Mussolini, inizialmente nel partito massimalista, forma un movimento con intellettuali nazionalisti che promuovono un'azione politica e sociale forte contro la passività di Giolitti.
- Le principali questioni irrisolte durante il governo di Giolitti includono il conflitto tra datori di lavoro e operai e l'occupazione di Fiume da parte di D'Annunzio, che evidenziano la sua incapacità di affrontare le sfide del tempo.
- La politica fiscale di Giolitti, in particolare la tassa sul capitale mobiliare, suscita il malcontento tra borghesi e fascisti, che esprimono il loro disagio attraverso i mezzi di comunicazione.
- Giolitti affronta la questione di Fiume inviando l'esercito e arrestando D'Annunzio, portando alla creazione di uno stato indipendente nel 1920, che sarà successivamente riconosciuto come parte dell'Italia nel 1924.
Qual è il rapporto tra il movimento fascista e la borghesia?
Abbiamo parlato del partito comunista, ma dall’altra parte c’è il movimento Fascista che passa dalla parte della borghesia capitalistica, ovvero alla tutela di tutte quelle classi borghesi, imponendosi in Italia come un movimento alternativo a quello Giolittiano che era stato ritenuto inefficace, come espressione di debolezza il quale non era in grado di risolvere la crisi del territorio.
Mussolini e il nascente movimento
Mussolini in un primo momento come detto faceva parte del partito massimalista, nel 21, quando nasce il PCI invece parliamo di movimento che sta nascendo, di cui entra a far parte Mussolini insieme ad alcuni intellettuali e artisti. Questo non è ancora un partito, ma sono diverse figure che venivano gestite proprio da Mussolini, come giovani intellettuali nazionalisti, Dannunziani e futuristi. Tutti avevano un comune ideale dell’agire riguardante la forza in ambito politico e sociale sia nello stato che all’estero, quindi questi esponenti non condividono la politica giolittiana che era una politica passiva, che non serviva a risolvere le questioni italiane.
Le questioni irrisolte di Giolitti
Quindi questo movimento fascista si opponeva a tutte le decisioni che Giolitti aveva fatto quando nel 20 ritornò al potere dopo la caduta del governo Nitti il quale non fu capace di risolvere 2 questioni importanti: 1) il rapporto tra datore di lavoro e operai in questo quadro storico caratterizzato da scioperi, aumento dei prezzi e difficoltà industriali e 2) l’occupazione della città di Fiume da parte di D’Annunzio e nazionalisti che organizzarono una sorta di colpo di stato perché i trattati di pace aveva umiliato l’Italia nonostante fosse uscita dalla guerra vincente e di fatti questa vittoria viene definita come una “vittoria mutilata”. La protesta si risolse quindi con l’occupazione di Fiume. Non si poteva permettergli di occuparla, perché questa azione andava contro gli accordi stipulati nei trattati di pace. Ritorna al potere Giolitti il quale quindi cerca di risolvere le due questioni. Per risolvere la questione degli operai non fa nulla di diverso rispetto a ciò che faceva precedentemente, continuando una politica basata sul non-interventismo. Di fronte alle occupazioni lascia correre, con la speranza che attraverso i sindacati si potesse risolvere la questione. Mentre la borghesia chiedeva con insistenza di far intervenire le forze, lui non lo fa, e quindi il movimento fascista lo vede come un atteggiamento debole, quindi attuano una politica alternativa. Se Giolitti non interviene decidono di farlo loro riportando l’ordine con la forza privilegiando un rigidismo per dimostrare che loro possono riportare l’ordine nella società.
La politica fiscale di Giolitti
L’altra questione che nemmeno piacque ai fascisti riguardava una riforma sociale per far entrare soldi nello stato ovvero una riforma che si esprimeva attraverso l’imposizione dell’imposta: la tassa sul capitale mobiliare. È una tassa sui redditi ovvero che sul reddito che si dichiara bisognava pagare in proporzione.
Questa politica che andava ad intaccare i borghesi, quindi non venne condivisa sia dai borghesi che dai fascisti e quindi il movimento cominciò a manifestare su riviste e giornali il disagio che si fondava sul fatto che il governo Giolitti imponeva le tasse al più ricchi e che non usava una politica rigida.
La questione di Fiume
Per la questione di Fiume, Giolitti affrontò il problema mandando l’esercito, fece arrestare D’Annunzio il quale era un rivoluzionario. La situazione venne quindi ripristinata con un trattato firmato a Ravallo nel 1920 dove Fiume divenne uno stato indipendente. Nel 1924 un altro trattato con la Jugoslavia riconoscerà Fiume come città italiana,firmato sempre a Ravallo.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo del movimento fascista rispetto alla borghesia capitalistica?
- Come si è sviluppato il movimento fascista sotto la guida di Mussolini?
- Quali erano le principali questioni irrisolte durante il governo di Giolitti?
- Qual è stata la reazione del movimento fascista alla politica fiscale di Giolitti?
- Come ha affrontato Giolitti la questione di Fiume?
Il movimento fascista si schiera a favore della borghesia capitalistica, presentandosi come un'alternativa al governo giolittiano, ritenuto inefficace nel risolvere le crisi italiane (testo).
Mussolini, inizialmente parte del partito massimalista, si unisce a intellettuali e artisti per formare un movimento che rifiuta la politica passiva di Giolitti, puntando su un'azione forte in ambito politico e sociale (testo).
Le questioni principali riguardavano il conflitto tra datori di lavoro e operai, e l'occupazione di Fiume da parte di D’Annunzio, che evidenziavano l'incapacità di Giolitti di affrontare le crisi sociali e nazionali (testo).
La riforma fiscale di Giolitti, che imponeva tasse sui redditi, non fu ben vista né dai borghesi né dai fascisti, portando a manifestazioni di disagio contro una politica considerata non rigida (testo).
Giolitti ha inviato l'esercito per ripristinare l'ordine, arrestando D’Annunzio e firmando un trattato nel 1920 che dichiarava Fiume uno stato indipendente, successivamente riconosciuto come città italiana nel 1924 (testo).