Concetti Chiave
- All'inizio del XX secolo, l'industria italiana è caratterizzata da una prevalenza di artigianato e piccola industria, con grandi centri industriali situati nel Nord, come Torino e Milano.
- La Prima Guerra Mondiale stimola l'attività industriale in Italia, portando a una crescente consapevolezza tra le masse operaie, che iniziano a formare gruppi organizzati influenzati dal socialismo e dal comunismo.
- Le tensioni tra le classi sociali emergono, con le masse operaie che chiedono rivendicazioni radicali e i contadini che richiedono la redistribuzione delle terre, mentre la piccola borghesia vive in preoccupazione per la propria situazione economica.
- Il partito socialista affronta una crisi, temendo di perdere il supporto della classe operaia, nonostante le concessioni come la giornata lavorativa di otto ore ottenute nel periodo postbellico.
- La guerra provoca un profondo sconvolgimento in tutti gli strati della società, colpendo sentimenti di patriottismo e la richiesta di giustizia sociale, contribuendo a un clima di incertezza e insoddisfazione.
L'industria italiana nel XX secolo
Nel primo quarto del XX secolo, in Italia, l’industria è ben lontana dal grado di sviluppo raggiunto in Francia e in Inghilterra. Prevale soprattutto l’artigianato e la piccola industria che di solito impiega non più di cinque persone compreso il proprietario. Tuttavia, esistono dei grandi centri industriali, soprattutto nel Nord. Torino con la Fiat, Genova con l’Ansaldo e Milano formano il cosiddetto triangolo industriale.
L'influenza della guerra sull'industria
Un fattore di stimolo e di incremento dell’attività industriale è stata la guerra e l’industria bellica connessa, come sempre avviene. Nel 1919, in Italia esisteva quindi una massa operai anche se molti politici ne negavano l’esistenza e soprattutto la possibilità della diffusione nella popolazione dell’ideologia socialista. Uno di questi sostenitori era Francesco Crispi, anche se era evidente che anche l’Italia avesse i suoi agglomerati industriali ed i problemi ad essi connessi.
La crescita del movimento operaio
Le masse operai, in gran parte specializzate, come quelle della FIAT a Torino, stanno diventando delle divisioni del movimento socialista prima e del comunismo poi. Si formano così dei gruppi di operai pienamente consapevoli delle proprie forze; a Torino essi trovano una guida in Antonio Gramsci, direttore del giornale “Ordine nuovo”. Per gli operai e soprattutto per l’élite operaia dei grandi centri industriali, la parola d’ordine di riferimento è l’Unione Sovietica. È vero che in questo periodo si conosce ancora troppo poco degli sviluppi della situazione in Russia. Tuttavia, tra le masse operai si parla sempre più frequentemente di consigli di fabbrica, di consigli di operai e dell’abolizione del capitalismo.
La reazione socialista e le concessioni
Significativa è la reazione del pubblico ad una riunione socialista presieduta da Filippo Turati nel gennaio 1919. Alla sua affermazione sulla necessità di operare una graduale trasformazione della società, dal pubblico si levò una voce dicendo che era troppo lungo. Di rimando, Turati chiese di indicargli una via più breve e molte voci risposero che la via più breve era la Russia e Lenin. Comunque, qualche concessione fu strappata quali la giornata lavorativa di otto ore ed alcuni aumenti salariali. Da quel momento, la curva dei salari seguirà da vicino l’andamento dei prezzi. Nell’insieme si può quindi affermare che nella classe operaia era molto evidente e radicata una politica rivoluzionaria che invece era più confusa in quella contadina.
La tensione tra classi sociali
L’Italia si veniva pertanto a trovare fra due fuochi: da un lato l’appello dei contadini, sintetizzato nella frase “la terra ai contadini” a cui si aggiungevano le rivendicazioni operaie che sembravano andassero ben più oltre la richiesta di aumenti salariali, dall’altro l’insoddisfazione, le angosce, le incertezze e i timori della piccola borghesia.
L'opposizione tra patria e classe
Alle masse operaie delle grandi città si opponevano gli studenti, e gli universitari diventati ufficiali durante la guerra che sentivano vivamente l’ideale della patria e che soffrivano per la questione della Dalmazia; le masse operaie rimproveravano ai governanti di essere entrati in guerra e il loro biasimo si rivolgeva anche verso coloro che l’avevano combattuta. Questa opposizione fra “patria” e “classe” fu comunque un errore perché sarebbe stato necessario attirare verso il socialismo i sentimenti e gli interessi della piccola borghesia per la quale il concetto di patria era sacro.
Il partito socialista e la crisi
Quest’ultima avrebbe potuto così dominare politicamente la crisi del dopoguerra e sostituirsi alla vecchia classe dirigente. Bisogna però aggiungere che il partito socialista aveva paura di perdere l’appoggio della classe operaia.
Sintesi degli effetti della guerra
In sintesi, si può affermare che la guerra produsse un profondo sconvolgimento che colpiva tutti gli interessi ed offendeva tutti i sentimenti.
- piccoli borghesi che vedono ridotto il potere di acquisto e quindi si trovano in un periodo di ristrettezze economiche
- grandi proprietari terrieri che temono l’avvento del bolscevismo e guardano con preoccupazione gli scioperi, le agitazioni delle masse e l’occupazione delle terre da parte dei contadini
Sentimenti offesi:
- l’amore per la patria
- esigenza di giustizia sociale e di pace generalizzata
Domande da interrogazione
- Qual è la situazione dell'industria italiana all'inizio del XX secolo?
- In che modo la guerra ha influenzato l'industria italiana?
- Come si è sviluppato il movimento operaio in Italia?
- Qual è stata la reazione del pubblico alle proposte socialiste nel 1919?
- Quali tensioni sociali si manifestano in Italia durante questo periodo?
All'inizio del XX secolo, l'industria italiana è ancora in fase di sviluppo, con prevalenza di artigianato e piccola industria, mentre i grandi centri industriali si concentrano nel Nord, come Torino, Genova e Milano.
La guerra ha stimolato l'attività industriale, in particolare quella bellica, portando alla formazione di una massa operaia, nonostante la negazione della sua esistenza da parte di alcuni politici, come Francesco Crispi.
Il movimento operaio si è rafforzato, con operai specializzati che si uniscono al socialismo e al comunismo, guidati da figure come Antonio Gramsci, e cominciano a discutere di consigli di fabbrica e abolizione del capitalismo.
Durante una riunione socialista nel 1919, il pubblico ha espresso la necessità di un cambiamento più rapido, suggerendo che la via più breve fosse quella seguita dalla Russia di Lenin, portando a concessioni come la giornata lavorativa di otto ore.
In Italia si evidenziano tensioni tra le classi sociali, con le rivendicazioni dei contadini e degli operai da un lato, e le angosce della piccola borghesia dall'altro, creando un clima di insoddisfazione e conflitto.