Concetti Chiave
- I governi di De Gasperi, attivi dal 1948 al 1953, rappresentarono un periodo di centrismo in Italia, caratterizzato da un'alleanza tra la DC e partiti di diverse estrazioni politiche.
- La società italiana subì profonde trasformazioni economiche, con l'agricoltura che contribuiva solo al 22% del PIL, mentre il 44% della forza lavoro era ancora impiegato in questo settore.
- La crisi del centrismo si manifestò con le elezioni del 1951-1952, quando la DC perse voti a favore di forze di destra, culminando nel fallimento della legge elettorale proposta da De Gasperi nel 1953.
- La riforma agraria del 1950, sebbene mirasse a integrare il Mezzogiorno nell'economia nazionale, non produsse significativi miglioramenti agricoli, nonostante il supporto della Cassa per il Mezzogiorno.
- L'emigrazione interna, stimolata dalla domanda di lavoro nel nord, portò a spopolamento nel sud e sovraffollamento nelle città del nord, creando sfide sociali e infrastrutturali significative.
Qual è il centrismo di De Gasperi?
I governi De Gasperi, fondati sull’alleanza tra la DC e i partiti social democratico, liberale e repubblicano, ressero l’italia negli annin1948-1953, che furono definiti gli anni del “centrismo”.
Trasformazioni economiche e sociali
La società italiana cominciava a trasformarsi. L’agricoltura contribuiva ormai solo con il 22% alla formazione del prodotto interno lordo. Il 44% della popolazione era occupato nel settore agricolo. Le regioni più industrializzate erano il piemonte, la lombardia e la liguria
La crisi del centrismo
De Gasperi fu la mente politica dl centrismo e Luigi Einaudi ne fu la mente economica.
La base elettorale dei partiti al governo era ampia: comprendeva, oltre agli elettori del centro, una parte degli elettori di destra e, attraverso il partito socialdemocratico, anche alla sinistra moderata. Il centrismo aveva una vasta base sociale, attraverso i sindacati della CISL e della UIL, a maggioranza socialdemocratica.
Molto vaste erano le adesioni alla DC nelle campagne, dove attraverso la Coldiretti organizzava la maggior parte dei contadini piccoli proprietari.
Accanto al partito nazionale monarchico nel mezzogiorno fu creato il partito monarchico popolare.
Alle elezioni amministrative del 1951-1952 la DC perse molti voti, a vantaggio della destra monarchica e missina. Nell’ aprile 1952 venne affidato a Luigi Sturzo il compito di formare a Roma una lista civica, che includesse anche le destre: questo tentativo però fallì.
De Gasperi riprese allora un progetto, accennato nel 1949, di “democrazia perfetta” e propose una riforma elettorale che consentisse di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento.
La legge maggioritaria prevedeva l'attribuzione del 65% dei seggi al gruppo dei partiti che si fossero presentati insieme e che avessero superato il 50% dei voti. Approvata dopo numerosi incidenti, la legge fu respinta dagli elettori, che nel giugno 1953 non fecero scattare il premio di maggioranza. Il 1953, perciò, segnò la fine del progetto di rendere più forte l'esecutivo mediante una legge elettorale. Il risultato elettorale del 1953 mise in crisi il centrismo. Un tentativo di tenerlo ancora in vita fu compiuto dal governo Mario Scelba, che incluse i liberali e i socialdemocratici e che ricevette l'appoggio esterno dei repubblicani. Questo tentativo fallì. Alla morte di De Gasperi, il 10 agosto 1954, il centrismo appariva finito.
La riforma agraria e il Mezzogiorno
Con la morte di De Gasperi le "correnti" acquistarono maggiore forza. Tra le correnti acquistò un peso notevole quella guidata da Amintore Fanfani, chi è riuscì a consolidare la base elettorale della DC nel Mezzogiorno. Fanfani diede l'avvio alla formazione di una nuova rete clientelare, alimentata soprattutto dai flussi finanziari che arrivavano nel sud attraverso la Cassa per il Mezzogiorno, nata nel 1950. La cassa per il Mezzogiorno ebbe una funzione importante nel finanziare lo sviluppo del sud, grazie agli aiuti dati al l'agricoltura e alla costruzione di opere pubbliche; in un secondo tempo intervenne anche nel finanziamento dell'industrializzazione.
Risolto il problema dell'integrazione del mezzogiorno nel sistema politico, si tentò di avviare la sua integrazione nel sistema economico, attraverso la riforma agraria. La "legge stralcio" fu approvata nell'ottobre 1950. Con essa e con la "legge stila", i contadini ottennero l'assegnazione di una parte delle terre dei latifondi. La riforma però non portò a uno sviluppo dell'agricoltura.
La motorizzazione e il benessere
In Italia la ricostruzione delle fabbriche distrutte dalla guerra avvenne rapidamente e nel 1953 poté così avviarsi la più grande trasformazione economia e sociale del XX sec. Questo avvenne grazie alla motorizzazione di massa. Nel 1953 la Fiat annunciò che avrebbe prodotto una vettura a basso prezzo. Nel 1954 iniziarono le prime trasmissioni televisive e si diffondeva l'uso degli elettrodomestici. L'Italia povera si avviava così verso un modesto benessere.
I due maggiori partiti della sinistra, PCI e PSI, non capirono in quale senso si stava indirizzando l’economia italiana: si trattava di un modello simile a quello americano e lontano da quello socialista. Tale modello si andò rapidamente affermando. Lo sviluppo economico ebbe ancora il suo “triangolo industriale”, formato da Milano, Torino e Genova, ma si avviarono processi di industrializzazione anche al di fuori di esso, soprattutto in Toscana e in Emilia.
L'emigrazione interna e le sue conseguenze
La crescente richiesta di manodopera, dovuta allo sviluppo industriale del nord, dieta avvio alla più imponente emigrazione interna che l'Italia abbia mai conosciuto. Nell'Italia meridionale la riforma agraria non aveva prodotto risultati e la disoccupazione continuava a costituire un grave problema. A partire dal 1953 la crescita economica dell'Italia settentrionale offrì nuove possibilità di lavoro. L'emigrazione si diresse verso il Piemonte la Lombardia: era alimentata soprattutto dalla Puglia dalla Sicilia e dalla Campania, ma anche dal Veneto. Le migrazioni furono un fattore indispensabile per la crescita economica del nord e dell'intera Italia, ma comportarono gravi conseguenze sociali. Al sud provocarono lo spopolamento e l'invecchiamento della popolazione mentre al nord le grandi città dovettero pagare costi elevati a causa del sovraffollamento e della conseguente insufficienza dei servizi.
Domande da interrogazione
- Quali furono le caratteristiche principali del centrismo di De Gasperi?
- Come si trasformò la società italiana durante il centrismo?
- Quali furono le cause della crisi del centrismo?
- Quale ruolo ebbe la riforma agraria nel Mezzogiorno?
- Quali furono le conseguenze dell'emigrazione interna in Italia?
Il centrismo di De Gasperi si basava su un'alleanza tra la DC e i partiti socialdemocratico, liberale e repubblicano, governando l'Italia dal 1948 al 1953, periodo definito "anni del centrismo".
Durante il centrismo, l'agricoltura contribuiva solo al 22% del PIL, mentre il 44% della popolazione era occupato nel settore agricolo, con le regioni più industrializzate che includevano Piemonte, Lombardia e Liguria.
La crisi del centrismo si manifestò con la perdita di voti della DC alle elezioni del 1951-1952 e il fallimento della legge elettorale proposta da De Gasperi, culminando con la sua morte nel 1954, che segnò la fine del centrismo.
La riforma agraria, avviata con la "legge stralcio" nel 1950, mirava a integrare il Mezzogiorno nel sistema economico, ma non portò a un significativo sviluppo agricolo, nonostante i finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno.
L'emigrazione interna, alimentata dalla crescita industriale del nord, portò a spopolamento e invecchiamento della popolazione nel sud, mentre le città del nord affrontarono sovraffollamento e insufficienza dei servizi.