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Concetti Chiave

  • Il biennio rivoluzionario del 1830-31 si caratterizzò per un forte coinvolgimento popolare e si sviluppò principalmente in Francia e Belgio, evidenziando la fragilità dell'ordine della Restaurazione in Europa.
  • Le rivoluzioni del 1848 furono alimentate da conflitti sociali e una grave crisi economica, con carestie che colpirono duramente le classi più povere, portando a un aumento della disoccupazione e della tensione sociale.
  • In Francia, la rivolta del 1848 portò all'abolizione della monarchia orleanista e all'istituzione di un governo provvisorio che introdusse importanti riforme, come il suffragio universale maschile e la riduzione della giornata lavorativa.
  • La Confederazione germanica, debole e priva di poteri decisionali, non riuscì a soddisfare le aspirazioni liberali e nazionali, mentre il re prussiano rifiutò la corona del futuro stato germanico, preservando il suo controllo autoritario.
  • Nell'Impero asburgico, le rivoluzioni del 1848 furono segnate da insurrezioni nazionali che chiedevano autonomia, ma furono successivamente represse dal governo imperiale, che riuscì a mantenere il potere nonostante le tensioni interne.

Il biennio rivoluzionario del 1830-31

Il biennio rivoluzionario del 1830-31 aveva assunto caratteri nuovi rispetto a quello di dieci anni prima. Innanzitutto i moti del 1830-31 ebbero come epicentro la Francia e il Belgio, due tra le aree più industrializzate d’Europa. In secondo luogo, mentre in precedenza si era trattato di cospirazioni, nel 1830-31 il popolo aveva giocato un ruolo di primo piano. Infine, era risultato chiaro che l’ordine della Restaurazione rimaneva saldo solo nella parte centro-orientale del continente, dominata dalle monarchie assolute di Austria, Prussia e Russia: gli eventi di Parigi e Bruxelles avevano dimostrato a tutta l’Europa che quell’ordine poteva essere infranto. E’ quanto accadde con le rivoluzioni europee del 1848.

Cause delle rivoluzioni del 1848

Non è possibile indicare un’unica causa delle rivoluzioni del ’48: esse affondavano le loro radici nel complesso dei confitti sociali, politici e ideali che erano venuti a maturazione nell’età della Restaurazione. Un detonatore di grande importanze fu la crisi economica del 1846-48, anni che videro due tornate di cattivi raccolti; se l’Irlanda fu colpita da una vera e propria carestia, che condusse alla morte per fame un milione di contadini e ne costrinse un altro milione a emigrare, anche nel resto del continente il rincaro dei generi alimentari peggiorò gravemente le condizioni delle classi più povere. Ciò provocò una diminuzione della domanda globale e una crisi nel settore industriale con fallimenti di imprese e licenziamenti di lavoratori.

Tensioni sociali in Francia

In Francia si creò una situazione di tensione particolarmente forte. Il paese si era notevolmente sviluppato. Luigi Filippo e il suo governo rappresentavano gli interessi della grande borghesia degli affari, dei commercianti, dei banchieri che si arricchivano sotto il regime del “re borghese”; di contro la classe operaia delle città viveva con salari da fame e orari di lavoro massacranti.

Nel 1831 un grande sciopero dei tessitori di Lione era stato stroncato dall’intervento dell’esercito.

Il corpo elettorale era assai ristretto: la piccola e media borghesia e la classe operaia non disponevano perciò di un’adeguata rappresentanza politica. L’opposizione alla monarchia orleanista era venuta crescendo, animata dai liberali, dai radicali repubblicani, dai socialisti delle diverse tendenze.

La rivolta del 1848 in Francia

Quando, nel 1948, il governo tentò di impedire una manifestazione organizzata per rivendicare l’ampliamento del diritto di voto, la protesta si mutò in rivolta: il re fu deposto e venne proclamata la repubblica, sotto la direzione di un governo provvisorio tra i cui membri figurava anche un operaio, Albert. Il governo rivoluzionario era formato da uomini di diversa tendenza politica che inizialmente trovarono l’accordo su una serie di importanti provvedimenti:

o Suffragio universale maschile

o Abolizione della pena di morti

o Istruzione elementare gratuita

o Riduzione a dieci ore della giornata lavorativa

Il 23 aprile si tennero le elezioni per l’Assemblea costituente, a suffragio universale maschile, che videro una netta affermazione delle forze più moderate. Fu così nominato un governo dominato dai moderati.

La situazione precipitò quando il governo decise di abolire gli ateliers nationaux (la fabbriche nazionali), istituite dal governo provvisorio per ridurre la disoccupazione operaia. Contro tale decisione, il 23 giugno si tenne a Parigi una grande manifestazione operaia e popolare: temendo una nuova esplosione rivoluzionaria, il governo affidò i pieni poteri al generale Cavaignac, che intervenne con estrema durezza.

Seguirono misure repressive come il divieto di associazione e la soppressione della libertà di stampa, venne approvata una nuova Costituzione che concedeva amplissimi poteri al presidente della repubblica, eletto direttamente dai cittadini e posto a capo del governo.

La situazione rimaneva instabile e la Francia fece nuovamente la scelta di un “uomo forte” che riportasse l’ordine. Nel dicembre 1848 si tennero le elezioni presidenziali: inaspettatamente Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, nipote di Napoleone, ottenne una vittoria schiacciante, derivante dal consenso ottenuto nelle province e nelle campagne. La promessa di riportare l’ordine nel paese, l’appoggio dei cattolici, il prestigio del nome illustre, permisero al nuovo Napoleone di raccogliere consensi in tutti gli strati della società.

La Confederazione germanica e le aspirazioni liberali

Ricordiamo che il Congresso di Vienna aveva dato vita alla Confederazione germanica. Non si trattava di uno stato confederale, con veri organi di governo. La dieta di Francoforte (l’assemblea dei rappresentanti dei 39 stati membri), aveva poteri molto limitati: non possedeva un esercito confederale e non poteva imporre le proprie deliberazioni ai governi dei singoli stati.

Anche dal punto di vista costituzionale, questi ultimi si comportavano in modo del tutto autonomo; prevaleva, tuttavia, un generale autoritarismo.

Gli obiettivi del movimento liberale tedesco erano le riforme costituzionali e l’unificazione della Germania: le rivendicazioni liberali erano intrecciate con aspirazioni di tipo nazionale. Si trattava però di un movimento piuttosto debole a causa dell’ancora limitato sviluppo industriale dell’Europa centrale. Questa forze vennero crescendo negli anni ’30 e ’40 con lo sviluppo economico della Prussia, della Sassonia e della Slesia. Proprio la Prussia, lo stato economicamente più di manico dell’area germanica, aveva promosso nel 1834 una lega doganale fra i 18 principali stai tedeschi, lo Zollverein, che costituì il primo embrione di unità tedesca. La Prussia si candidò così ad assumere un ruolo centrale nel processo di unificazione della Germania.

Alla notizia della rivoluzione parigina, l’agitazione dilagò anche a Berlino, la capitale della Prussia: il re Federico Guglielmo IV si vide costretto ad affidare il governo a un liberale e a promettere l’elezione di un parlamento a suffragio universale e una nuova Costituzione.

La dieta venne esautorata e al suo posto fu eletta Assemblea Nazionale Costituente, che si riunì a Francoforte. L’Assemblea avrebbe dovuto elaborare la costituzione del futuro stato tedesco unitario, ma essa rimase paralizzata a lungo dalla discussione fra i sostenitori di due ipotesi diverse di unificazione: quella della Grande Germania e quella della Piccola Germania, che escludeva l’Austria.

L’Assemblea offrì a Federico Guglielmo IV la corona del futuro stato germanico. Ma il re prussiano la rifiutò, per non legittimare un’investitura regale “dal basso”, che avrebbe pesantemente condizionato la sua autorità. Federico Guglielmo IV ebbe così modo di riportare l’ordine nel paese con relativa facilità, appoggiandosi all’aristocrazia terriera e all’esercito. I liberali tedeschi non avevano colto un’occasione storica: l’unificazione della Germania non sarebbe stata realizzata sotto la loro guida.

La rivoluzione del 1848 nell'Impero asburgico

Nell’Impero asburgico la rivoluzione del 1848 fu dominata dal problema delle aspirazioni autonomistiche dei popoli soggetti al dominio di Vienna. Nel corso dei decenni precedenti il governo asburgico non aveva mai dato una risposta adeguata alle loro esigenze, temendo di mettere in pericolo la precaria stabilità dell’Impero.

La scintilla dell’insurrezione scoppiò a Vienna nel marzo 1848. Studenti e lavoratori costrinsero l’imperatore Ferdinando I a licenziare Metternich, poi l’imperatore fu costretto a rifugiarsi a Innsbruck e a concedere l’elezione di un’Assemblea costituente a suffragio universale.

Intanto, la rivolta dilagava in tutto l’impero: insorse Budapest, il parlamento ungherese proclamò l’autonomia da Vienna e l’abolizione dei gravami feudali. A Praga fu proclamato un governo autonomo ceco e i rappresentati della nazionalità slave dell’impero si riunirono per rivendicare l’autonomia dai tedeschi. A Zagabria si riunì un’Assemblea nazionale che proclamò l’autonomia della nazione croata.

Il potere imperiale era vacillante, ma non sconfitto. Nel dicembre 1848 Ferdinando I abdicò in favore del nipote diciottenne Francesco Giuseppe, che poteva contare sull’esercito, che gli era rimasto fedele, e sfruttare i contrasti esistenti all’interno del movimento rivoluzionario. Nel mese di giugno il governo di Vienna iniziò le operazioni per ristabilire l’ordine con la forza. Si cominciò con Praga, soffocando nel sangue il movimento per l’indipendenza. Successivamente, truppe austriache e croate invasero l’Ungheria.

L’impero asburgico era sopravvissuto alla crisi rivoluzionaria e alla rivolta delle nazionalità, ma il suo declino e la sua disgregazione si rivelarono irreversibili nei decenni successivi.

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Domande da interrogazione

  1. Quali erano le principali differenze tra i moti del 1830-31 e quelli precedenti?
  2. I moti del 1830-31 si distinguevano per il loro epicentro in Francia e Belgio, il ruolo attivo del popolo e la solidità dell'ordine della Restaurazione solo nelle monarchie centro-orientali, come evidenziato nel testo.

  3. Quali fattori hanno contribuito alle rivoluzioni del 1848?
  4. Le rivoluzioni del 1848 furono alimentate da conflitti sociali, politici e ideali, aggravati dalla crisi economica del 1846-48, che portò a carestie e a un aumento dei prezzi, colpendo gravemente le classi più povere.

  5. Quali furono le principali richieste del governo provvisorio dopo la rivolta del 1848 in Francia?
  6. Il governo provvisorio proclamò il suffragio universale maschile, l'abolizione della pena di morte, l'istruzione elementare gratuita e la riduzione della giornata lavorativa a dieci ore, come riportato nel testo.

  7. Come si sviluppò la situazione politica in Germania dopo la rivoluzione del 1848?
  8. In Germania, la rivoluzione portò alla creazione di un'Assemblea Nazionale Costituente, ma la paralisi nelle discussioni sull'unificazione e il rifiuto della corona da parte di Federico Guglielmo IV impedirono l'unità sotto la guida liberale.

  9. Quali furono le conseguenze della rivoluzione del 1848 nell'Impero asburgico?
  10. La rivoluzione del 1848 nell'Impero asburgico portò a insurrezioni e richieste di autonomia, ma alla fine l'impero riuscì a ristabilire l'ordine con la forza, segnando l'inizio di un declino irreversibile, come descritto nel testo.

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