Concetti Chiave
- Il regime fascista inizialmente adottò una politica economica liberale, ma con l'instaurazione della dittatura, Mussolini avviò un forte intervento statale nell'economia.
- La politica della quota 90 stabilì un cambio fisso della lira con la sterlina, mirata all'autosufficienza economica, ma penalizzò l'export e favorì solo alcuni settori.
- Mussolini promosse la battaglia del grano per rendere l'Italia autosufficiente, ma questa politica danneggiò le coltivazioni più redditizie e aggravò la situazione economica dei contadini.
- Il governo istituì un'economia mista attraverso l'Imi e l'Iri per sostenere le imprese in difficoltà, condividendo le perdite e mantenendo i guadagni privati.
- Le politiche economiche fasciste negli anni '30 aumentarono la produzione ma causarono gravi difficoltà economiche per le classi più povere e i contadini, aggravando le disuguaglianze sociali.
Controllo economico del regime
Per quanto riguarda la politica economica del regime, uno dei punti che distinguono un regime totalitario da un regime assolutistico qualsiasi, è il controllo dell’economia. Inizialmente, nella fase legalitaria che va dal 1922 al 1924 (quando c'è ancora il governo di coalizione), il ministro dell'economia era un liberale, quindi di conseguenza la politica del regime fu di tipo liberale.
Con il discorso del 3 gennaio e l'instaurazione della dittatura, il ministero dell'economia fu gestito direttamente da Mussolini, il quale avviò una fase dirigista in cui eliminò completamente la politica liberista del governo precedente e avviò una fase di intervento pesante dello stato in campo economico.
Politica autarchica e invasione
Nel momento in cui ci fu la crisi economica del '29, Mussolini stabili un cambio fisso per la lira, al fine di evitare la svalutazione. Instaurò la politica della quota 90 (il cambio fisso della lira con la sterlina a quota 90), cioè per ogni lira corrispondevano 90 sterline. Ovviamente la quota fissa (la moneta fissa) favori alcuni settori ma al tempo stesso andava a discapito di altri. Ad esempio, il settore dell'esportazione non venne favorito da un cambio fisso, ma l'obiettivo di Mussolini non era quello di esportare o importare, ma era l'autosufficienza economica dell'Italia (un po' come già Hitler aveva scritto nel Mein Kampf in cui parlava della teoria dello spazio vitale, secondo cui la Germania doveva essere autosufficiente nel cuore dell'Europa. Anche Mussolini voleva dunque rendere l'Italia autosufficiente dal punto di vista economico. Essa venne chiamata politica dell'autarchia e divenne ancora più evidente nel momento in cui l'Italia invase l'Etiopia nel 1936.
In quell'occasione l'Italia fu condannata dalla società delle nazioni, perché l'Etiopia era un stato sovrano e l'Italia l'aveva invasa. Pertanto, Mussolini si sentì isolato, tradito e decise di avviare una politica di piena e completa autosufficienza e di italianizzazione di ogni settore: innanzitutto rifiutò tutte le parole straniere, cambiando le parole di origine straniera con parole italiane e persino i nomi divennero italiani, tutti i vocaboli erano tradotti e per farlo venivano anche inventati. Anche i prodotti agricoli dovevano essere rigorosamente italiani, per cui si inaugurò la battaglia del grano.
Battaglie economiche fasciste
L'Italia doveva diventare autosufficiente nella produzione di grano. Quella fascista è l'epoca delle "grandi battaglie":
•Battaglie demografiche, poiché le donne dovevano fare più figli possibili per dare soldati e lavoratori alla nazione;
•la battaglia del grano, secondo cui l'Italia doveva essere autosufficiente. All'epoca il grano americano costava pochissimo ed era accessibile in grandi quantità, però l'Italia chiuse le frontiere e la maggior parte dei territori furono coltivati a grano, ci fu proprio l'imposizione e questo danneggiò ulteriormente l'economia agricola italiana. Ricordiamo che nelle campagne meridionali, dopo l'unificazione, ci fu un periodo di libero scambio, che danneggiò soprattutto i contadini che non riuscivano a fare concorrenza ai prodotti che arrivavano dall'estero. Ci fu poi la politica doganale nel 1867, che provocò anche la guerra doganale con la Francia. I contadini meridionali erano riusciti con molta fatica a impiantare coltivazioni più fruttuose e redditizie come l'ulivo, la vite, vari frutteti, coltivazioni che permettevano anche l'esportazione, ma queste all'epoca furono danneggiate e la battaglia del grano non fece altro che aggravare ulteriormente la situazione perché i contadini furono costretti a liberarsi degli uliveti, frutteti, pascoli, per dare spazio al grano che non era molto redditizio ma che serviva a diventare autosufficienti.
Ovviamente oltre ai contadini, furono danneggiate anche le classi più povere, che basavano la loro alimentazione principalmente sul pane, ma che non potevano permettersi di comprarlo, poiché il prezzo del grano aumentò drasticamente. Nonostante ciò, Mussolini fece una gran propaganda, e la produzione italiana aumentò a dismisura sebbene andasse a danno di altre tipologie di coltivazioni. Tutte le politiche del regime in questo periodo e negli anni 30 andarono nella direzione di politiche mercantilistiche.
Interventi statali e economia mista
Il governo italiano intervenne anche a sostegno delle imprese danneggiate soprattutto dopo la crisi del '29, istituendo una sorta di economia mista con la partecipazioni statali e attraverso due istituti:
-l'Imi: istituto mobiliare italiano che si occupava del denaro e dei prestiti.
-l'Iri: istituto di ricostruzione industriale
Alcuni studiosi sottolineano che lo stato italiano condivideva con le grandi aziende in difficoltà le perdite ma che i guadagni di queste aziende restavano comunque privati. Lo stato investi molto nelle aziende private e in alcuni casi queste divennero miste, quindi a partecipazione statale (economia mista).
Domande da interrogazione
- Qual è la principale differenza tra un regime totalitario e uno assolutistico riguardo all'economia?
- Come reagì Mussolini alla crisi economica del '29?
- Quali furono le conseguenze della politica della "battaglia del grano"?
- In che modo il governo italiano sostenne le imprese dopo la crisi del '29?
- Quali erano le "grandi battaglie" del regime fascista?
La principale differenza è il controllo dell'economia; nel regime totalitario, come quello di Mussolini, c'è un intervento pesante dello stato, mentre in un regime assolutistico potrebbe esserci una maggiore libertà economica.
Mussolini stabilì un cambio fisso per la lira e avviò una politica autarchica, puntando all'autosufficienza economica dell'Italia, piuttosto che all'esportazione o importazione.
La battaglia del grano portò a una maggiore produzione di grano, ma danneggiò altre coltivazioni e aggravò la situazione economica dei contadini, che furono costretti a rinunciare a coltivazioni più redditizie.
Il governo intervenne istituendo un'economia mista, attraverso l'IMI e l'IRI, per sostenere le imprese danneggiate, condividendo le perdite ma mantenendo i guadagni privati.
Le "grandi battaglie" includevano la battaglia demografica, per aumentare la natalità, e la battaglia del grano, per raggiungere l'autosufficienza alimentare, entrambe con impatti significativi sull'economia e sulla società italiana.