Concetti Chiave
- I Romani erano tolleranti verso le religioni dei popoli conquistati, incoraggiando la sopravvivenza delle credenze locali per mantenere la pace.
- Il contatto con culti stranieri, come quelli greci ed egiziani, ampliò il pantheon romano con nuove divinità ufficiali.
- Gesù di Nazareth, vissuto durante il principato di Tiberio, portò un messaggio rivoluzionario che contribuì alla nascita del cristianesimo.
- Il cristianesimo si diffuse come religione universale, sfidando la convinzione ebraica del "popolo eletto" e attirando l'attenzione delle autorità romane.
- Le persecuzioni contro i cristiani furono motivate da timori politici, poiché il cristianesimo minacciava i fondamenti dello stato romano e la venerazione imperiale.
Indice
Influssi religiosi nell'antica Roma
Fin dai tempi della repubblica i Romani erano stati tolleranti e aperti agli influssi religiosi provenienti dai popoli con i quali entravano in contatto. Nei territori conquistati, non imponevano mai il culto delle proprie divinità; anzi spesso incoraggiavano la sopravvivenza delle credenze e delle pratiche religiose locali, in modo da evitare insofferenza nei confronti della loro dominazione. Il contatto con culti diversi, praticati dai popoli assoggettati, portò tra l'altro ad ampliare il pantheon dei Romani. Così, a far da contorno alla Triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva), emblema e sintesi della religione ufficiale romana, dalle varie province annesse all'impero era stata introdotta a Roma una folta schiera di divinità forestiere, alcune delle quali divennero ufficiali.
Divinità straniere a Roma
Dalla Grecia, ad esempio, fin dall'età repubblicana, i Romani avevano importato il dio Attis, le cui morte e resurrezione simboleggiavano il ciclo vegetativo della natura; dall'Egitto, Iside, dea garante della rinascita dopo la morte, simboleggiata dalla Luna vittoriosa sull'oscurità della notte, alla quale fu dedicato un santuario nel Campo Marzio. Le continue guerre con i Parti portarono poi i Romani a contatto con gli antichi culti persiani e, in particolare, con il culto del dio Mitra, il dio Sole, che prevedeva un lungo periodo di iniziazione ed era diffuso soprattutto tra i soldati romani.
Gesù e la nascita del cristianesimo
Nel I secolo la Palestina era, dal punto di vista formale, uno Stato autonomo, sebbene nella realtà si trovasse sotto il controllo romano, che la governava tramite sovrani fedeli all'impero. Nel 4 a.C. la Palestina, occupata in gran parte dal popolo ebreo, era stata divisa in diverse zone, ognuna guidata da un discendente del re Erode, con l'eccezione della Giudea, che divenne una prefettura di Roma.
Durante il principato di Tiberio, in Giudea visse Gesù di Nazareth, che si presentò come il Messia che gli Ebrei attendevano, secondo la tradizione, per portare giustizia al "popolo eletto". La predicazione di Gesù rientra quindi nella cultura religiosa ebraica, sebbene i risvolti successivi finirono per andare molto più in là, fino a creare una nuova religione, il cristianesimo. Il messaggio che egli e i suoi discepoli predicavano era autenticamente rivoluzionario, sia rispetto alla tradizione ebraica sia rispetto alla religione romana, poiché implicava un radicale cambiamento nel modo di intendere e di vivere il rapporto con Dio e con i propri simili. I più stretti discepoli di Gesù, gli apostoli, s'impegnarono a diffonderne, dopo la sua scomparsa, il Vangelo, ossia la sua Parola, in Palestina e, poi, presso le altre comunità ebraiche, compresa quella di Roma. Fra i primi predicatori si distinse Paolo di Tarso, un ebreo convertito che viaggiò molto, soprattutto in Oriente, per diffondere il messaggio cristiano. Egli predicava la venuta di un nuovo regno, il regno di Dio, al quale avrebbe preso parte, grazie all'azione salvifica del Cristo, chiunque avesse accolto la "Parola di Dio".
Diffusione e persecuzione del cristianesimo
Il messaggio di salvezza del cristianesimo era quindi universale, ossia rivolto all'intera umanità, rompendo così con la tradizionale convinzione degli Ebrei di essere il "popolo eletto". Inizialmente, nel II secolo, il cristianesimo fu percepito come una setta dell'ebraismo e tollerato. Dal III secolo, invece, la sua diffusione, anche tra gli strati più elevati della popolazione, suscitò il sospetto delle autorità romane per alcune caratteristiche dei suoi adepti.
I cristiani, infatti, pur agendo in conformità alle leggi dello Stato e rispettando l'imperatore come autorità terrena, si rifiutavano di adorarlo; erano contrari a impugnare le armi per combattere i propri simili; disprezzavano i giochi del circo e le feste pagane, che consideravano non compatibili con il loro culto; esaltavano i poveri, gli umili e i diseredati, garantendo loro un premio nell'aldilà e suscitando, in tal modo, la reazione infastidita dei ricchi e dei potenti. Proprio per la natura insanabile di questi contrasti, alcuni imperatori ordinarono persecuzioni contro i cristiani, che si trovarono ad affermare la propria fede pur sapendo che sarebbero andati incontro alla morte, diventando così martiri. Saranno queste le prime figure di santi: ad esempio, secondo la tradizione, gli apostoli Pietro e Paolo subirono il martirio sotto Nerone, nel 64.
Motivi politici delle persecuzioni
L'ordine di perseguitare la nuova religione venne dagli imperatori romani per un motivo fondamentalmente politico: la concezione religiosa cristiana, mettendo in discussione i pilastri su cui si reggeva lo Stato e rifiutando la venerazione della sua massima autorità, minacciava le basi stesse dell'impero. Non è un caso che persecuzioni più estese furono quelle ordinate tra il 303 e il 305 dall'imperatore Diocleziano, il cui operato mirava alla ricostruzione della solidità dello Stato: egli promulgò ben quattro editti contro i cristiani, non solo vietandone l'accesso alle cariche pubbliche, ma anche facendo distruggere i loro luoghi di culto, i libri e gli oggetti sacri e minacciandoli di morte se sorpresi a praticare tale religione.
Domande da interrogazione
- Qual era l'atteggiamento dei Romani nei confronti delle religioni dei popoli conquistati?
- Quali divinità straniere furono importate a Roma e da quali culture provenivano?
- Come si sviluppò il cristianesimo durante il I secolo in Palestina?
- Quali furono le reazioni delle autorità romane nei confronti del cristianesimo?
- Quali motivi politici giustificarono le persecuzioni contro i cristiani?
I Romani erano tolleranti e aperti agli influssi religiosi, incoraggiando la sopravvivenza delle credenze locali per evitare insofferenza verso la loro dominazione.
I Romani importarono divinità come Attis dalla Grecia e Iside dall'Egitto, ampliando così il loro pantheon con culti provenienti da diverse province.
Gesù di Nazareth, presentandosi come il Messia, predicò un messaggio rivoluzionario che portò alla nascita del cristianesimo, grazie anche all'opera di diffusione degli apostoli, in particolare di Paolo di Tarso.
Inizialmente tollerato, il cristianesimo suscitò sospetti tra le autorità romane nel III secolo, portando a persecuzioni a causa del rifiuto dei cristiani di adorare l'imperatore e delle loro posizioni contro le pratiche pagane.
Le persecuzioni furono motivate da ragioni politiche, poiché la concezione religiosa cristiana minacciava le basi dell'impero romano, rifiutando la venerazione dell'imperatore e mettendo in discussione i pilastri dello Stato.