Concetti Chiave
- Il principato di Augusto ha segnato un'epoca in cui il princeps era visto come una figura straordinaria, fondamentale per mantenere la stabilità dell'impero e preservare le tradizioni romane.
- La successione di Tiberio avvenne attraverso una serie di scelte strategiche da parte di Augusto, culminando nella formazione della dinastia "giulio-claudia" a causa dell'adozione di Tiberio.
- Tiberio inizialmente mantenne la politica di Augusto, ma la sua crescente sospettosità e il ritiro dalla vita pubblica portarono a un governo caratterizzato da repressione e conflitti con l'aristocrazia.
- Caligola, noto per il suo metodo dispotico, si distaccò dalla tradizione e si ispirò a modelli orientali, fino a diventare oggetto di una congiura che portò alla sua assassinazione nel 41 d.C.
- Nerone, inizialmente influenzato da figure di spicco, degenerò in un regime di repressione e spese eccessive, portando all'impoverimento dell'economia e alla sua caduta nel 68 d.C.
Che cos'è il principato di Augusto?
Tutto il principato di Augusto era retto sull'idea che il princeps fosse una figura straordinaria, eccezionale, voluta dagli dei: tutte le sue azioni (politiche, militari, in difesa della pace) e tutti i suoi sforzi a preservare le tradizioni religiose e morali romane erano stati propagandati come unico antidoto allo sfacelo causato dalle guerre civili. Augusto sapeva quanto sarebbe stato difficile per chiunque succedergli ed era anche consapevole che sarebbe stato impossibile un ritorno alle istituzioni repubblicane perché erano ormai inadatte alla gestione di un impero così grande.
La successione di Tiberio
Augusto cercò di agevolare questo passaggio di consegne prima associando gradualmente al potere il genero Agrippa; poi, dopo la sua morte, aveva nominato Caesari i nipoti Gaio e Lucio, venuti meno in giovane età. La decisione quasi obbligata fu quella di designare come erede Tiberio, figlio del primo matrimonio della moglie Livia con Tiberio Claudio Nerone. La sua adozione dunque portò all'ingresso di un membro della gens Claudia nella gens Iulia cui lui apparteneva, essendo figlio adottivo di Giulio Cesare. Proprio dal legame delle due nobili casate, sorge la definizione di dinastia "giulio-claudia" che comunemente usiamo per indicare il principato di Tiberio e quello dei suoi immediati successori (Caligola, Claudio e Nerone).
I quattro imperatori che successero Augusto detennero il potere per oltre 50 anni (14-68 d.C.) interpretando in maniera diversa il governo; comune a tutti, però, fu l'impossibilità della continuità con la politica di Augusto, poiché nessuno aveva ottenuto la qualifica costituzionale di "princeps" dato che si basava ancora sull'accumulo di poteri e cariche nella stessa persona. Per questo motivo, essi ricorsero a forme più o meno evidenti di repressione, anche violenta, nei confronti degli oppositori politici o intellettuali scomodi.
Il governo di Tiberio
Il giudizio dei moderni sul governo di Tiberio è sicuramente influenzato da quello dello storico Tacito espresso nella sua opera Annales: egli, salito a 55 anni al potere, dando prova delle sue abilità, si mosse inizialmente in continuità con la politica di Augusto e mostrò anche delle doti adeguate all'amministrazione di finanze pubbliche e della burocrazia statale. Purtroppo, con il passare del tempo, anche a causa del suo carattere sospettoso e scontroso, guastò i rapporti con l'aristocrazia senatoria, soprattutto a causa di Elio Seiano, capo della guardia pretoriana che era a difesa dell'imperatore: per questo motivo Tiberio nel 27 si ritirò a Capri lasciando Roma nelle sue mani; proprio questa disaffezione nei confronti della politica attiva è il motivo del giudizio aspro di Tacito nei suoi confronti. Attraverso accuse di lesa maestà, intanto, Seiano si sbarazzò dei suoi nemici; ma il suo potere divenne talmente grande che Tiberio lo fece assassinare nel 31; tuttavia non abbandonò i metodi del suo funzionario e continuò con la repressione poliziesca di veri o presunti oppositori.
Il regno di Caligola
A Tiberio successe il nipote Gaio che governò dal 37 al 41 d.C., figlio del fratello Germanico, soprannominato "Caligola" per l'uso delle caligae, dei sandali militari, nei campi legionari. Salì al potere con un vasto potere popolare grazie anche alla fama di Germanico presso tutti i ceti popolari, ma si allontanò presto dall'oligarchia senatoria per il suo metodo dispotico, per il quale si era ispirato ad Alessandro Magno, cominciando ad avere atteggiamenti filo-orientali che lo spinsero ad introdurre nell'impero anche i rispettivi culti.
Anche la sua politica estera molto dispendiosa guardò all'oriente, perché il suo intento era riorganizzare il rapporto tra Roma e i monarchi locali che lui considerava suoi sudditi; tuttavia, nel 41 venne assassinato per una congiura da un generale pretoriano.
Claudio e la sua eredità
A lui successe Claudio, figlio di Druso e fratello di Germanico, quindi zio di Caligola, scelto dai pretoriani. Come avvenne per Tiberio, la sua fama è stata viziata dall'opinione negativa di Seneca che scrisse un'opera pesantemente satirica nei suoi confronti, l'Apoteosi della zucca, dopo la sua morte. Nonostante la fama di uomo impacciato e inadatto al potere, succube dei liberti e delle sue quattro mogli tra cui la lussuriosa Messalina e la spietata Agrippina, resse l'impero con dignità riuscendo a ripristinare le finanze pubbliche dissanguate da Caligola, costruì il porto di Ostia e ampliò i confini dell'impero con la conquista della Bretagna. Morì poi nel 54 morì forse avvelenato dalla moglie Agrippina perché era smaniosa di far salire al potere il figlio Nerone avuto da un precedente matrimonio.
L'ascesa e caduta di Nerone
Nerone salì al potere a soli 17 anni ed il suo principato parve iniziare sotto buoni auspici perché inizialmente era sotto l'influenza della madre Agrippina, del prefetto del pretorio Afranio Burro e del filosofo Seneca, il suo precettore. Inizialmente, il giovane princeps mostrò segni di ossequio al Senato, moderazione e clemenza. Questo atteggiamento, però, durò solo cinque anni (quinquennium Neronis), dopo i quali si trasformò in un "mostro": in realtà, venne definito "folle" perché seguì la politica di Caligola, quindi la trasformazione dell'impero in un regno ellenistico (infatti nel giro di poco tempo uccise il fratello Britannico, la madre Agrippina, la moglie Ottavia e allontanò Seneca perché il suo disegno era quello di accentramento personalistico e assolutistico del potere). Ovviamente, per conseguire i suoi fini, cercò di appoggiare i ceti più bassi cui offriva frequenti donazioni in denaro e per i quali fece organizzare numerosi spettacoli teatrali circensi, dei quali egli stesso era appassionato. Queste ingenti spese però, insieme a quelle militari, impoverirono di molto l'economia romana e costrinsero il princeps alla svalutazione della moneta. Cominciò poi a perseguitare molti membri dell'ordine senatorio suoi oppositori: in questa opera di repressione la sua guida fu Tigellino, il nuovo prefetto del pretorio.
Oltre al famoso incendio di Roma(64 d.C.), probabilmente doloso per ragioni di edilizia urbanistica (dato che Nerone fece costruire la Domus Aurea, una reggia fastosa, approfittando della ricostruzione), uno degli eventi più importanti mentre era al potere fu la congiura di Pisone ordita ai suoi stessi danni: purtroppo la congiura fallì e le conseguenze furono devastanti perché molti personaggi autorevoli tra cui Seneca e gli scrittori Petronio e Lucano furono costretti al suicidio.
Il regime di Nerone crollò quando il malcontento portò le regioni a proclamare imperatore Galba, un anziano governatore della Spagna. Alla fine Nerone, abbandonato da tutti, si fece uccidere da un servo il 9 giugno del 68.
Domande da interrogazione
- Qual è il fondamento del principato di Augusto?
- Come avvenne la successione di Tiberio?
- Quali furono le caratteristiche del governo di Tiberio?
- In che modo Caligola si distaccò dalla tradizione dei suoi predecessori?
- Quali furono le conseguenze del regno di Nerone?
Il principato di Augusto si basava sull'idea che il princeps fosse una figura eccezionale, voluta dagli dei, il cui operato era visto come l'unico rimedio alle guerre civili, rendendo impossibile un ritorno alle istituzioni repubblicane (testo).
Augusto designò Tiberio come erede dopo la morte di Agrippa e dei nipoti Gaio e Lucio, creando così la dinastia "giulio-claudia" che caratterizzò il principato di Tiberio e dei suoi successori (testo).
Tiberio inizialmente continuò la politica di Augusto, ma il suo carattere sospettoso e le sue relazioni deteriorate con l'aristocrazia portarono a un governo caratterizzato da repressione e disaffezione dalla politica attiva (testo).
Caligola, salito al potere con grande popolarità, adottò un metodo dispotico ispirato ad Alessandro Magno, allontanandosi dall'oligarchia senatoria e introducendo culti orientali nell'impero (testo).
Il regno di Nerone, inizialmente promettente, si trasformò in un regime oppressivo e dispendioso, culminando in un malcontento generale che portò alla sua caduta e alla sua morte nel 68 d.C. (testo).