Concetti Chiave
- Il II secolo d.C. è considerato l'età dell'oro dell'Impero, caratterizzata da un'armonia tra l'Impero e la libertà, con cambiamenti significativi nei rapporti tra imperatore e classe senatoria.
- Gli imperatori di questo periodo provenivano dalla nobiltà provinciale romanizzata, con una maggioranza di senatori che condividevano background e interessi simili, rafforzando la coesione tra le istituzioni.
- La successione al trono avveniva attraverso l'adozione, evitando le congiure di palazzo e garantendo che i successori fossero scelti per le loro capacità e accettati da Senato ed esercito.
- L'adozione conferiva legittimità al potere imperiale, permettendo di realizzare l'ideale stoico di un governante virtuoso, come incarnato da Marco Aurelio.
- Il II secolo d.C. vide un forte sviluppo urbano e infrastrutturale, con nuove città, monumenti pubblici e una rete stradale che migliorò la vita cittadina e il senso di appartenenza dei cittadini all'Impero.
L'età dell'oro dell'Impero
Il II secolo d.C. è stato universalmente considerato dagli storici antichi e moderni il beatissimum saeculum, ossia l’età dell’oro dell’Impero. Anche Tacito (che arrivò a vedere l’inizio di questo periodo) parlò di un’epoca nuova, in cui si poterono conciliare due cose in apparenza inconciliabili: l’Impero e la libertà. Poiché egli identificava la libertà con quella della classe senatoria cui apparteneva, questo significava, in sostanza, che i rapporti fra imperatore e classe senatoria erano cambiati rispetto al terribile secolo precedente.
Nobiltà provinciale e Senato
Gli imperatori di quest’epoca provenivano tutti dalle file della nobiltà provinciale romanizzata: in particolare dalle Gallie e dalla Spagna. Anche il Senato ormai era formato in maggioranza dalla nobiltà provinciale che stava soppiantando quella italica: senatori e imperatore, dunque, venivano dallo stesso ambiente, avevano la stessa mentalità e comuni interessi. Non stupisce quindi che durante quest’epoca il rapporto tra la massima istituzione dello Stato e la nobiltà senatoria fosse ottimo.
Adozione e successione imperiale
Per una combinazione di circostanze, nessuno degli imperatori del II secolo d.C. ebbe discendenti diretti; per provvedere alla successione al trono essi dovettero dunque adottare una persona estranea alla loro famiglia: questo fu il motivo per cui si è parlato di evitare le sanguinose congiure di palazzo che erano state caratteristiche dell’età precedente e portò al potere non più persone impreparate come Caligola o Nerone, ma uomini che erano stati scelti sulla base delle loro effettive capacità ed erano graditi sia al Senato sia all’esercito.
Legittimità del principato
Il sistema dell’adozione diede, inoltre, una giustificazione ideologica all’esistenza del principato. La legittimità del potere di questi imperatori non proveniva infatti dal diritto di nascita ( che non era riconosciuto nel sistema giuridico romano), ma dal fatto che il principe sceglieva i suoi collaboratori il più degno: così sembrava realizzarsi l’ideale stoico, diffuso tra l’aristocrazia romana, che poneva al vertice dello Stato un optimus princeps, i cui meriti fossero riconosciuti da tutti e la cui autorità fosse di conseguenza accettata da tutti.
Marco Aurelio e l'ideale stoico
Come ha scritto lo storico Santo Mazzarino, questa fu l’epoca in cui sembrò sembrò vicino a realizzarsi l’ideale, già illuminata di un filosofo, che governa con mitezza e moderazione, si circonda degli uomini migliori e persegue sempre come obiettivo il bene dela collettività: un ideale che trovò in effetti una reale incarnazione in Marco Aurelio, l’imperatore-filosofo. Tali presupposti spiegano bene la ragione per cui gli intellettuali antichi furono concordemente favorevoli agli imperatori di questo periodo, mentre erano stati unanimemente ostili alla maggior parte dei loro predecessori.
Bilancio positivo del II secolo
Nel complesso, quindi, il bilancio del II secolo d.C. fu positivo sotto molti aspetti. I confini dell’Impero raggiunsero la massima estensione; le aristocrazie provinciali erano ormai perfettamente integrate nello Stato romano; la vita cittadina s’incrementò ovunque come mai in precedenza; furono fondate nuove città e quelle esistenti furono abbellite con monumenti ed edifici di pubblica utilità.
Amministrazione cittadina e infrastrutture
Ogni città era amministrata da un consiglio di decurioni, formato dai cittadini più eminenti, che ritenevano doveroso (oltre che politicamente produttivo) investire parte del patrimonio in opere che fossero di pubblica utilità. In ogni città esistevano terme, teatri, sale da concerto, ginnasi e palestre, bagni pubblici, acquedotti, biblioteche, stadi, scuole, mercati: nessun’altra epoca, sino a tempi recentissimi, conobbe un simile livello di vita. Un’efficiente rete stradale collegava le regioni dell’Impero e trasportava flussi di mercanti e viaggiatori in condizioni di discreta sicurezza.
Per la prima volta i cittadini dell’Impero ( o almeno buona parte di essi) si sentivano effettivamente partecipi di uno Stato comune e non sudditi di un dominio straniero.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del termine "beatissimum saeculum" in riferimento al II secolo d.C.?
- Da quale classe sociale provenivano gli imperatori del II secolo d.C.?
- Qual è stata l'importanza del sistema di adozione per la successione imperiale?
- Come si giustificava ideologicamente il potere degli imperatori del II secolo?
- Quali furono i principali risultati del II secolo d.C. in termini di vita cittadina e infrastrutture?
Il termine "beatissimum saeculum" si riferisce al II secolo d.C. come l'età dell'oro dell'Impero, un periodo in cui si riuscì a conciliare l'Impero con la libertà, come evidenziato da Tacito.
Gli imperatori di questo periodo provenivano dalla nobiltà provinciale romanizzata, in particolare dalle Gallie e dalla Spagna, e il Senato era ormai composto in maggioranza da questa stessa nobiltà.
Il sistema di adozione ha permesso di evitare le sanguinose congiure di palazzo e ha portato al potere uomini scelti per le loro capacità, garantendo una successione più stabile e legittima.
La legittimità del potere degli imperatori non derivava dal diritto di nascita, ma dalla loro capacità di scegliere collaboratori degni, realizzando così l'ideale stoico di un "optimus princeps".
Il II secolo d.C. vide un incremento della vita cittadina, con la fondazione di nuove città e il miglioramento delle esistenti, oltre a un'efficiente rete stradale e opere pubbliche che migliorarono notevolmente il livello di vita.