Concetti Chiave
- L'elisione è un fenomeno linguistico in cui l'ultima vocale di una parola non viene pronunciata quando la parola successiva inizia per vocale, comune nella lingua parlata.
- Esistono elisioni obbligatorie con articoli e preposizioni articolate, come "l'arte" e "dell'uomo", indicate con l'apostrofo.
- L'elisione e il troncamento sono distinti: l'elisione richiede l'apostrofo, mentre il troncamento elimina la parte finale di una parola senza necessità di apostrofo.
- Il troncamento si applica anche a parole polisillabe, soprattutto se precedute da consonanti liquide o nasali, come in "signor Carlo".
- L'uso del troncamento è limitato, riscontrandosi principalmente in contesti obbligatori, mentre nella lingua letteraria era più comune.
Indice
Il fenomeno dell'elisione
Quando in una frase, due parole, unite da un legame grammaticale e logico si susseguono e in cui la prima finisce per vocale e la seconda inizia con vocale, nella pronuncia non è raro che le due vocali si fondano, cioè l’ultima vocale della prima parola non si pronuncia. Si tratta del fenomeno dell’elisione, molto frequente nella lingua parlata, meno nella scrittura.
Elisioni obbligatorie e rare
Tuttavia, esistono delle elisioni, consuete anche nell’italiano scritto, indicate con l’apostrofo. L’elisione è obbligatoria con gli articoli e le preposizioni articolate: l’arte, l’anima, dell’uomo, all’amico , dall’aspetto.
Con la congiunzione “se, l’elisione è rara, mentre è corrente con la preposizione “di”, ma non deve essere fatta con la preposizione “da”: d’inverno, i fili d’erba, Vengo da Ancona, La città d’ Urbino. Comunque non è vietato dire La città di Urbino, Vengo da Ancona
Elisione con particelle avverbiali
Con le particelle avverbiali o pronominali (mi, ti, si, vi, ne, la, lo, ecc..): Egli m’ha detto, Essi t’hanno visto. Il ci si elide soltanto davanti una parola che inizia per “e” o “i” (vocali palatali). Più diffusa è l’elisione con “lo” e “la”, ma non ammessa con “le” e “li.
Differenze tra elisione e troncamento
L’elisione è una specie di troncamento, ma fra questi due fenomeni linguistici esiste una certa differenza. L’elisione elimina soltanto l’ultima voca le una parola, richiedendo così l’inserimento dell’apostrofo e può verificarsi anche davanti ad una parola che comincia per consonante e che quindi non sia necessario inserire l’apostrofo. Per esempio: un’azione, un’onda = elisione un albero, un tavolo = troncamento, mentre davanti alla “s” o alla “z” si scrive “uno specchio”, “uno zero”. Con “uno”, alcuno”, “nessuno”, “buono” il troncamento è obbligatorio: un buon ragazzo, nessun uomo, nessun libro. La stessa regola è seguita anche da “quello” e “bello”, però soltanto davanti ad una consonante: un bel romanzo, vivo in quel paese; però, si dice quell’albero, un bell’amico.
Troncamento con parole polisillabe
Una particolarità: numerose parole polisillabe possono avere il troncamento finale a condizione che nella sillaba precedente ci sia una consonante liquida, come [l] e [r] o una consonante nasale [m] o [n].:
signor Carlo, fior di latte, mal di mare, fil di ferro, amor mio, in particolar modo, amor proprio, color d’oro. Il troncamento avviene più facilmente quando la vocale finale è una [e] oppure una [o]. Con la [a] finale si ha con la particella avverbiale “ora” e col sostantivo “suora” + nome proprio: suor Angelica, or ora.
Troncamento di aggettivi e titoli
L’aggettivo ”santo” si tronca e si trasforma in “san” se seguito da una consonante: san Francesco, però si dice “sant’Antonio. Anche “grande” segue la stessa regola: un gran delinquente, un gran pittore, non è una gran cosa (anche al femminile abbiamo il troncamento), anche se a volte, per dare più valore all’espressione, si dice “un grande delinquente”, “grande pittore”.
Per troncamento “frate” si è trasformato in “fra” se seguito da un nome proprio: fra Cristoforo, fra Galdino. Se, però il nome proprio comincia per vocale non si ha il troncamento: frate Anselmo, o frat’Anselmo.
Il titolo onorifico “don” deriva dal latino ”dominus”, come “donna” che deriva da “domina”: don Rodrigo, don Abondio, Mastro don Gesualdo. Il vocabolo “dongiovanni” ( fare il dongiovanni) è derivato da don Giovanni.
Uso del troncamento nella lingua
In sintesi, si può dire che il troncamento, per quanto d’uso, è poco usato, ad eccetto dei casi in cui è strettamente d’obbligo. Invece la lingua letteraria, specialmente quella dei secoli scorsi, forse si è servita del troncamento con un certo abuso.
Un errore che viene commesso con frequenza è scrivere “qual è” al posto di “qual è”. La seconda forma è quella corretta perché non si tratta di un’elisione, bensì di un troncamento.
Domande da interrogazione
- Qual è la definizione di elisione nella lingua italiana?
- Quando è obbligatoria l'elisione?
- Qual è la differenza principale tra elisione e troncamento?
- In quali casi si verifica il troncamento con parole polisillabe?
- Qual è l'uso del troncamento nella lingua italiana?
L'elisione è un fenomeno linguistico in cui l'ultima vocale di una parola non viene pronunciata quando la parola successiva inizia per vocale, creando una fusione tra le due vocali, ed è comune nella lingua parlata (come descritto nel testo).
L'elisione è obbligatoria con articoli e preposizioni articolate, come in "l'arte" e "dell'uomo", mentre è rara con la congiunzione "se" e comune con "di" (come in "d'inverno") (come indicato nel testo).
L'elisione elimina solo l'ultima vocale di una parola e richiede l'uso dell'apostrofo, mentre il troncamento rimuove la parte finale di una parola senza necessità di apostrofo, come in "un albero" (troncamento) rispetto a "un'azione" (elisione) (come spiegato nel testo).
Il troncamento con parole polisillabe avviene quando nella sillaba precedente c'è una consonante liquida o nasale, come in "signor Carlo" o "amor mio", e si verifica più facilmente con vocali finali [e] o [o] (come descritto nel testo).
Il troncamento è poco usato nella lingua moderna, eccetto nei casi obbligatori, mentre nella lingua letteraria del passato era più comune, sebbene spesso abusato (come evidenziato nel testo).